Economia

Paolo Gentiloni e la guerra al Fiscal Compact

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Alberto D’Argenio su Repubblica ci racconta oggi che dopo quella di Matteo Renzi e quella dei 5 Stelle è pronta anche l’offensiva del governo nei confronti del Fiscal Compact. Che, ricordiamolo, è stato già votato dal parlamento italiano ma deve essere inserito nei regolamenti UE. Ma, spiega D’Argenio, il governo punta ad altro:

Nel mirino di Roma non tanto l’obbligo di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione, l’Italia lo ha già fatto, quanto altre regole come quella che impone di ridurre di un ventesimo all’anno la parte di debito pubblico che eccede il 60% nel rapporto con il Pil. Poco importa che grazie alla flessibilità introdotta dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, questo obbligo — peraltro previsto da altre regole comunitarie — non sia mai stato rispettato da Roma: quello che conta è il bersaglio politico.
Ma l’Italia non si fermerà qui, chiederà anche miglioramenti sostanziali alle regole europee sui conti come l’adozione della Golden rule, la clausola che permetterebbe di non contare nel deficit gli investimenti pubblici virtuosi che generano crescita. Se le richieste italiane non verranno accolte, allora il Fiscal Compact continuerà a vivere come trattato internazionale e l’Italia avrà lanciato un segnale politico tutt’altro che fine a se stesso. In autunno, infatti, dopo le elezioni tedesche del 24 settembre si discuterà la nuova governance dell’eurozona con la possibilità di creare un ministro delle Finanze della moneta unica, un Tesoro e un Fondo monetario europeo.

fiscal compact m5s padoan
Cosa prevede il fiscal compact (Il Messaggero)

La parte del leone nella creazione del nuovo governo della moneta unica la faranno Merkel e Macron e basterà spostare qualche virgola e qualche accento per trasformare una riforma senz’altro necessaria e richiesta anche da Roma in una ennesima tagliola per l’Italia (anche se giustificata dalla condizione dei nostri conti):

Per questo Gentiloni si batterà sul Fiscal e sugli altri tasselli della nuova governance per trovare soluzioni che permettano di rilanciare la crescita e ammorbidire l’austerità. Proprio perché in autunno si riscriveranno le regole dell’euro, in queste ore dietro le quinte si sta infiammando anche la partita per la nomina del prossimo presidente dell’Eurogruppo, visto che Jeroem Dijsselbloem con la vicina formazione del nuovo governo olandese non sarà più ministro.
Per l’Italia, spiegano a Chigi, resta in piedi la candidatura di Padoan, anche se alla fine forse solo di bandiera per trattare la nomina del successore di Draghi alla guida della Bce, nomina intrecciata a quella dell’Eurogruppo. Oltretutto da numero uno dell’Eurogruppo il titolare di Via XX Settembre avrebbe meno possibilità di combattere per gli sconti al bilancio italiano. Sta prendendo quota invece la candidatura del maltese Edward Scicluna, tutto sommato non ostile per l’Italia. Ma anche su questo, alla fine a decidere saranno Schaeuble e il francese Le Maire, tra i quali sembra sia scoppiato l’idillio.

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