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Paolo Ferrara: il capogruppo M5S indagato per lo Stadio della Roma a Tor di Valle

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C’è anche il capogruppo del MoVimento 5 Stelle in campidoglio, Paolo Ferrara tra i 27 indagati della inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Nei primi mesi del 2017 Ferrara aveva partecipato alla trattativa con il gruppo Parnasi per la modifica della prima stesura del progetto sulla struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle. Il Sole 24 Ore scrive che tra gli indagati ci sono anche Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma ed ex candidato M5S alle elezioni politiche, e Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia.  Parnasi aveva promesso a Luca Lanzalone promesse di consulenze per il suo studio legale pari a circa 100 mila euro e aveva garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma. All’ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, in cambio dell’asservimento della sua funzione, il gruppo Parnasi aveva promesso l’assunzione del figlio in una delle società. Per l’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. Infine l’attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia.

Paolo Ferrara indagato per lo Stadio della Roma a Tor di Valle

Al capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara, la Procura di Roma contesta in concorso con Luca Parnasi, e di due dirigenti di Eurnova srl, Luca Caporilli e Giulio Mangosi, il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Nel testo dell’ordinanza si legge che “Luca Parnasi, presidente di Eurnova Srl per tramite e con la mediazione di Caporilli e Mangosi prometteva ed effettivamente erogava in favore di Paolo Ferrara, per lo svolgimento della sua funzione e per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (con riferimento all’iter procedurale relativo al nuovo stadio della Roma ed in particolare votando a favore della conferma in data 14 giugno 2017, della dichiarazione di pubblico interesse del progetto ‘nuovo stadio della Roma’) ed in genere per l’asservimento della sua funzione agli interessi del Parnasi e del gruppo imprenditoriale a lui riconducibile, in violazione di doveri istituzionali di imparzialità e correttezza, utilità consistite nella realizzazione di un progetto di restyling del municipio di Ostia, che il Ferrara usava come proprio”.

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Il Procuratore però ha anche chiarito che sui fatti oggetto d’indagine “ci sono fatti leciti, altri illeciti e altri ancora da verificare”. Quello contestato a Ferrara fa parte di quest’ultima categoria. Per tutti le accuse vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio e al falso in atto pubblico. All’inizio del 2017 Ferrara era stato uno dei partecipanti al tavolo della trattativa tra il Campidoglio a 5 stelle e la società Eurnova di Luca Parnasi per modificare il masterplan della prima stesura del progetto, ottenendo una riduzione delle cubature. Secondo le prime informazioni, gli indagati avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità, tra le quali anche l’assunzione di amici e parenti. Secondo alcune ricostruzioni tutto parte dall’indagine del sostituto procuratore Mario Dovinola sul passaggio di terreni dalla società SAIS della famiglia di Gaetano Papalia alla Eurnova di Parnasi. La transazione era prevista per il 31 dicembre 2013 ma venne anticipata di sei mesi per un ammontare di 42 milioni di euro. Sarebbero emersi quindi presunti illeciti dietro il rilascio di atti propedeutici alla edificazione dello stadio.

 

Gli arresti di Lanzalone, Parnasi, Palozzi e Civita

Per la vicenda sono stati arrestati Luca Parnasi e cinque suoi collaboratori, Adriano Palozzi di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio nel 2017 e vicepresidente anche della Commissione Urbanistica, e Michele Civita del Partito Democratico, all’epoca assessore regionale all’urbanistica. Agli arresti domiciliari è andato Luca Lanzalone, avvocato e facilitatore della trattativa tra i proponenti e il Comune di Roma. Sono ancora in corso da parte dei carabinieri perquisizioni in via Emilia 88, dove ha sede la società del costruttore Luca Parnasi.

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Il costruttore Luca Parnasi

L’inchiesta riguarda il progetto modificato e approdato poi in conferenza dei servizi con l’abbattimento delle cubature rispetto al progetto originario. Lanzalone tra il gennaio e il febbraio del 2017 fu consulente per il Campidoglio e si occupò di una mediazione con la società di Parnasi che acquistò i terreni dell’ippodromo di Tor di Valle, che dovrebbe ospitare lo stadio, dalla società Sais. La mediazione portò ad un taglio delle cubature: furono soppresse le due torri ma anche le infrastrutture a servizio come il prolungamento della Metro B e il ponte sul Tevere. Per la Regione si occupò del progetto Michele Civita, allora assessore all’urbanistica. La sindaca Virginia Raggi, oggi in conferenza stampa presso l’Associazione Stampa Estera, ha detto: “Chi ha sbagliato pagherà noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte sappiamo che alle 12 c’è una conferenza stampa della procura al momento non esprimiamo alcun giudizio”. E poi: “Se è tutto regolare, spero che progetto stadio possa andare avanti”.

Lo stadio della Roma a Tor di Valle

Il progetto per la costruzione dello stadio dell’As Roma ha un investimento previsto di circa un miliardo di euro. È atteso per luglio l’ok dell’assemblea capitolina all’approvazione della variante urbanistica, a cui deve far seguito il via libera finale della giunta regionale.Dal 2014 la società giallorossa di James Pallotta ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l’impianto di proprietà del club. Una sinergia con l’imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l’ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960 – in disuso da anni – per poi costruirci sopra lo stadio e un business center. Il club giallorosso e Parnasi hanno aperto una società, la Tdv project, che, secondo il progetto, sarà proprietaria dell’impianto. Ci sono voluti tre anni e mezzo, due sindaci, due progetti e altrettante conferenze dei servizi per arrivare a fine 2017 al via libera finale in conferenza dei servizi dell’iter autorizzativo.

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Lo stadio della Roma senza torri (Il Tempo, 24 febbraio 2017)

C’era ancora Ignazio Marino in Campidoglio quando nel maggio 2014 è stata svelata la prima versione del progetto, che prevedeva di realizzare un milione di metri cubi per costruire uno stadio disegnato da Dan Meis e un business park composto da tre torri dell’archistar Daniel Liberskind. La giunta M5s di Virginia Raggi a febbraio 2017 ha voluto modificare il masterplan, dimezzando, in accordo con il club e il costruttore, le cubature del business park ma anche tagliando fondi privati destinati a pagare opere pubbliche a servizio della struttura. La mediazione ha visto l’eliminazione delle torri e la loro trasformazione in un complesso di una quindicina di palazzine. Alla fine del lavoro in Campidoglio è stato prodotto un masterplan che prevede un’arena da 55 mila posti, un business park con uffici, una centralità commerciale e un parco fluviale con diversi accessi ciclopedonali. L’ultimo passaggio per arrivare all’avvio dei cantieri e’ appunto l’approvazione della variante urbanistica in assemblea capitolina, la calendarizzazione era attesa per luglio e un ultimo via libera della giunta regionale.

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