Opinioni

Paola Pisano e il conflitto d’interessi di Casaleggio

Claudio Tito su Repubblica oggi segnala il surreale conflitto d’interessi di Davide Casaleggio scoppiato ieri dopo che la ministra per l’Innovazione Paola Pisano ha confermato facendo sapere che il suo piano per l’innovazione che doveva entrare nel Milleproroghe – ma è stato nel frattempo cassato – era stato scritto con l’aiuto del figlio del fondatore del MoVimento 5 Stelle:

A parte, allora, una evidente questione di opportunità “politica”, emerge con prepotenza un enorme conflitto di interessi. Casaleggio offre i suoi suggerimenti per un testo che potrebbe diventare legge dello Stato e che dovrebbe disciplinare una materia fonte del suo interesse economico. Basta leggere la relazione all’ultimo bilancio presentato dalla Casaleggio e soci, quello del 2018, per capire quanta deformazione e quanto “berlusconismo” ci sia nella scelta compiuta dalla ministra Pisano e da tutta la delegazione grillina che in Consiglio dei ministri ha difeso quel testo.

L’azienda del capo “effettivo” dell’M5S punta ad un “ulteriore incremento delle attività di consulenza con un focus sulle cosiddette smart Company, ossia le imprese che grazie all’impatto della quarta rivoluzione industriale e l’utilizzo strategico delle tecnologie esponenziali riescono a sviluppare nuovi mercati e essere disruptive nel proprio settore”. Vuole, ossia, incrementare il proprio business esattamente nel campo disciplinato dal “codice Pisano”. Senza contare che lo stesso bilancio 2018, casualmente dopo l’approdo al governo dei pentastellati, ha mostrato il raddoppio del giro di affari e la quasi decuplicazione degli utili.

davide casaleggio cena lanzalone

In questo contesto è davvero accettabile che Casaleggio venga impudentemente assoldato per offrire la sua consulenza all’esecutivo per l’innovazione e la digitalizzazione del Paese? È un esponente politico o un imprenditore privato? Oppure si deve pensare che il nodo del conflitto di interessi possa essere stretto a fasi alterne? Questa, inoltre, è solo una faccia della medaglia. Quella più evidente. Il testo proposto ieri in Consiglio dei ministri presenta dei dubbi ulteriori.

La sua genericità e vaghezza, infatti, può generare equivoci e opacità. La digitalizzazione del Paese è indubbiamente una esigenza insopprimibile. Come lo è il rafforzamento della presenza dello Stato in questa opera. Eppure sembra sostanzialmente ignorato un tema che viene sollevato da tutti i Garanti della Privacy europei, compreso quello italiano: la conservazione dei dati e la tutela rispetto a un loro uso distorto.

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente