Politica

Perché con l’addio di Nugnes la maggioranza Lega-M5S è a rischio al Senato

Di Maio ha colpito un nido di vespe. Perché con il saluto della senatrice Nugnes il governo si regge su tre voti di vantaggio. E ci sono altre due senatrici M5S sotto processo

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«Ero talmente appassionata, talmente convinta, che non ho visto alcune cose che altri hanno visto prima di me»: in questa frase riportata dall’AGI c’è tutto il percorso di addio di Paola Nugnes al MoVimento 5 Stelle, arrivato oggi con un’intervista al Manifesto e un articolo della Verità dopo un calvario soprattutto verbale cominciato con la nascita del governo Lega-M5S.

Perché la maggioranza Lega-M5S è a rischio al Senato

La Nugnes ha lanciato la bomba mentre era impegnata in una trattativa che si potrebbe definire di divorzio consensuale con il MoVimento 5 Stelle, dopo l’apertura della procedura d’infrazione (ahahah) nei loro confronti da parte dei probiviri grillini, che hanno già cacciato De Falco e De Bonis. Il M5S ha una regola che prevede, in caso di passaggio a un diverso gruppo parlamentare, nel caso della Nugnes sarebbe il misto, il pagamento di una penale di 100 mila euro. Una regola, pero’, che confligge con la Costituzione, che non prevede il vincolo di mandato, e che quindi la Nugnes, come ha scritto La Verità, è pronta a impugnare in tutte le sedi, se il M5S decidesse di tentare di trattenerla con la forza. O di chiederle i soldi.

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Oggi la Nugnes però è stata omaggiata persino di un citazione nello status in cui Di Maio ha attaccato Di Battista senza nominarlo: il capo politico del M5S le ha chiesto di dimettersi come fa sempre in queste occasioni. È un peccato che la senatrice non abbia ritenuto di dover continuare sulla strada del divorzio consensuale, come si capisce dall’intervista rilasciata al Manifesto: una conclusione positiva della trattativa avrebbe certificato che la famosa clausola da 100mila euro è una bufala. A margine va appena segnalato che l’uscita di Di Maio ha causato la solita sequela di insulti sulla bacheca della senatrice: come sempre succede in questi casi, anche lei è stata accusata di venialità e altre amenità.

Con l’intervista al Manifesto la Nugnes si è quindi in un certo senso portata avanti con il lavoro, visto che adesso ha annunciato lei quello che era nell’aria già da tempo. Ma che intanto però ancora non si è concretizzato ufficialmente. E nel frattempo i grillini sono senza probiviri: hanno lasciato sia Nunzia Catalfo che Riccardo Fraccaro e Di Maio ha detto che gli piacerebbe sostituirli tra chi ha già svolto due mandati per il MoVimento 5 Stelle. “Magari persone che hanno svolto già i due mandati o che stanno per terminarli”, perché il ruolo dei probiviri diventa spesso fondamentale nel vaglio delle candidature. “E’ un lavoro delicato che serve per eliminare dal Movimento quelli che se ne approfittano e che provano ad infiltrarsi”, ha segnalato il 31 maggio scorso. Un candidato potrebbe essere Massimo Bugani, che è già consigliere a Bologna, socio di Rousseau e con un incarico a Palazzo Chigi.

Perché Di Maio ha colpito un nido di vespe

Di Maio, con il suo solito post che trasuda disonestà intellettuale da tutti i pori, è andato però a colpire un nido di vespe. Perché l’addio di Nugnes va nella direzione dell’opposizione. Ed è importante segnalare che anche Elena Fattori e Virginia La Mura hanno votato contro il Salva-Salvini nonostante l’indicazione di voto arrivata da Rousseau. Se con le altre due finisse come con Nugnes il governo si reggerebbe su un solo voto di vantaggio al Senato. Proprio oggi la senatrice Fattori ha fatto sue le critiche di Nugnes al taglio dei parlamentari senza pari ridimensionamento del governo e ha anche espresso solidarietà alla collega: “E’ una sua scelta, sono contenta se l’ha fatta in coscienza”. Sul proprio futuro nel Movimento, però, lei è ancora in attesa: “Sto aspettando da 8 mesi la decisione dei probiviri. Se dovessero espellermi, farò ricorso”.

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La maggioranza Lega-M5S si regge su tre voti (Infografica da: Corriere della Sera)

Nugnes quindi potrebbe costituire il primo passo dell’implosione del governo Conte sotto gli audaci colpi della matematica. Oppure un semplice anticipo della calda legge di bilancio che ci attende a breve.

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