Opinioni

Elon Musk, Neuralink e l’albero della conoscenza

Vincenzo Vespri|

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« Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male».    (Genesi 2,9) 

«E Dio impose all’uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all’albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire».   (Genesi 2,16)

Le imprese in cui si cimenta Elon Musk mi fanno sicuramente venire a mente il peccato originale, il cogliere la mela dall’albero della conoscenza per diventare simili a Dio. Pochi giorni fa Musk ha presentato la sua start up, Neuralink. Gli impianti che Musk intende sviluppare dovrebbero “garantire il futuro dell’umanità come civiltà connessa all’intelligenza artificiale”. Un chip artificiale dovrebbe permettere al nostro cervello di accedere direttamente alle banche dati presenti nel cloud e confrontarsi con programmi di Intelligenza Artificiale. Sarà questo il nostro futuro? Un mondo alla Matrix? Non so se lo sarà anche perché siamo ancora molto lontani da capire come funziona il nostro cervello, figuriamoci capire come connettere il cervello con il web…Sicuramente questi studi potrebbero avere ricadute positive in medicina per combattere malattie mentali e nervose attualmente incurabili. Ma secondo me il punto non è quanto sarà attuabile nell’immediato il progetto di Musk ma cercare di capire perché questo personaggio abbia così presa nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo. Io credo che abbia successo perché rappresenta ai nostri occhi il serpente tentatore.

A mio parere, il peccato originale rappresenta una grande metafora sia per l’Umanità che per il singolo individuo. Adamo ed Eva dovevano scegliere fra la cosa “giusta” (rimanere nell’Eden) e quella più affine alla natura umana (seguire vertute e canoscenza). Anche se la punizione che finirono per affrontare fu terribile, era inevitabile che scegliessero di seguire la strada più affine alla natura dell’animo umano. Questa contraddizione fra ciò che la Religione, il senso comune ci chiedono e quello che siamo, è presente in letteratura da sempre: il Prometeo incatenato di Eschilo, l’Ulisse di Dante, il Lucifero di Milton. Forse la descrizione più riuscita del dramma che ogni uomo vive è quella del mito di Gilgamesh, alla vana e disperata ricerca dell’immortalità. Impresa impossibile ma che doveva affrontare anche se sicuro di perdere. Perfino gli dei avevano paura della sua forza e del suo coraggio, ma nonostante ciò, il costruttore dei possenti bastioni di Ur, non poteva avere successo. Nelle Baccanti, Eschilo canta questa inquietudine. Nel prologo, il re di Tebe, Penteo dice che uno deve essere più forte, essere sempre razionale, non cedere mai agli istinti, alla natura più profonda dell’animo umano. Cadmo invece dice che l’istinto e la forza di Dioniso sono irresistibile a cui si deve cedere senza condizioni. Il saggio Tiresia dice invece che è stupido non tenere in conto della forza dell’istinto ma nello stesso tempo occorre usare l’intelligenza non per fermare l’irrazionale (sarebbe sciocco ed inutile) ma per cercare d’indirizzarlo in modo che questi sentimenti-istinti così forti non manifestino i loro aspetti più autodistruttivi.

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Questo è vero, sacrosantamente vero, sia per l’umanità (il progresso scientifico non supportato da una etica, da una visione umana ha creato terribili mostri della ragione) che per i singoli individui. Quante volte siamo in bilico fra una scelta razionale ed una scelta istintiva. Il cervello ci dice di andare sul sicuro, di andare verso un porto tranquillo mentre l’istinto ci chiede di affrontare il mare in tempesta per vedere nuovi mondi. Sicuramente la prima scelta è quella più sicura, mentre la seconda è quella più affascinante perché ci tocca le corde più nascoste della nostra natura umana. Esattamente quelle corde che il diavoletto tentatore di Musk sa così bene stimolare. Noi siamo quelli che siamo perché Adamo ed Eva hanno (giustamente) ubbidito al serpente tentatore. Si deve avere il coraggio di superare le Colonne d’Ercole, di andare avanti, di non avere paura di noi stessi, di spezzare le catene che ci inchiodano nell’irrequietezza ed inquietudine. L’ Ulisse dantesco non fu fermato dalla voglia di stare con Penelope e Telemaco né dall’amore verso il vecchio padre Laerte. La voglia di conoscenza era troppo forte. Com’è profondo e dannatamente vero questo passo della Divina Commedia. Noi siamo veri uomini quando diamo ascolto alle nostre viscere, ai nostri abissi e non quando seguiamo le regole condivise e di buon senso.

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