Opinioni

Nello Trocchia: l’aggressione all’inviato di Nemo durante l’arresto dei Casamonica

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Questa mattina all’alba l’inviato di Nemo Nello Trocchia e il filmaker Giacomo del Buono erano presenti al momento dell’arresto di Antonio Casamonica e di Alfredo Di Silvio, ritenuti responsabili del pestaggio, avvenuto l’1 aprile, ai danni di una donna disabile e del titolare del Roxy Bar di via Barzilai, alla Romanina. Durante l’arresto di Casamonica i familiari hanno inveito e insultato poliziotti e giornalisti, una familiare ha colpito la telecamera di Giacomo Del Buono con uno schiaffo, spaccando la lampada della telecamera. Oltre agli insulti i familiari hanno lanciato anche oggetti proibendo alla telecamera di avvicinarsi alla casa di Antonio Casamonica. Il servizio integrale andrà in onda nella puntata di Nemo di venerdì 11 maggio, alle 21.20 su Rai2.

Trocchia stamattina ha scritto uno status su Facebook elogiando chi, come i due cittadini rumeni, denuncia le violenze e non cede all’omertà:

Il ministro Minniti disse che non esistono zone franche. Esistono, invece, e sono tante nel nostro paese. Alla Romanina, Roma, comandano da anni i Casamonica, lo abbiamo scritto in tanti. Questa mattina l’ennesima scena di impunità e arroganza. Si sentono intoccabili, anni di domiciliari, sconti e salvataggi miracolosi. In questo, come in altri, territori ho incontrato nostri concittadini, di origine straniera, che denunciano e si ribellano. In loro non è sedimentata la mafiosità che tiene dentro omertà e subalternità. Ritengono le istituzioni le uniche autorità riconosciute e non altre e così denunciano. Rischiano e denunciano. Sono tanti i cavalieri della Repubblica poi travolti da inchieste, vorrei vedere loro insigniti dei massimi riconoscimenti, vorrei vedere una città spendere e mangiare i loro panini e bere il loro caffè.

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Non perché sono eroi, perché riempiono di normalità la lotta alla mafia. Non capiscono perché non avrebbero dovuto denunciare. E non capendolo demoliscono un caposaldo della mafia: l’omertà che è questione sociale e non territoriale. Impera dove i poteri riconosciuti non sono quelli statuali. Come succede alla Romanina. Ieri una signora mi ha detto: “Vorrei scappare, ma non ho soldi per andare via”. A tre anni dai petali e dal funerale non è cambiato niente, ma questa denuncia è un colpo mortale alla tracotanza di un clan, mai così definito in un’aula del tribunale e anche questa è una parte, rilevante, del problema. Perché a Roma, come diceva il prefetto Pecoraro, la mafia non c’è, solo piccole bande.

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