Economia

Nella Roma dell'onestà grillina il bando rimozioni bloccato per la settima volta

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Sembra una barzelletta, ma purtroppo non lo è. Il bando rimozioni a Roma torna al tribunale amministrativo regionale per la settima volta e il ricorso presentato da una delle azione escluse ha fermato la procedura che era stata sbloccata soltanto nello scorso ottobre. Della notizia, di cui non troverete traccia sulle risorse social della sindaca e degli eletti romani del M5S, dà conto oggi Repubblica Roma, parlando di irregolarità nei valori contabili e di errori nel bilancio di previsione per le spese di carburante:

«Abbiamo richiesto l’accesso agli atti e ci stiamo preparando per il ricorso» aveva annunciato Antonio Nocilla, responsabile dell’azienda esclusa, all’indomani dell’assegnazione della gara. E così è accaduto: una volta ottenute le carte, i legali hanno proceduto con la revisione del bando dove sono emersi valori sballati nella contabilità e sulla spesa per il gasolio. Perciò ora spetterà ai giudici stabilire come precedere e in che direzione andare. Con il rischio che i tecnici del Campidoglio dovranno redigere un nuovo bando .

Eppure i nuovi assegnatari avevano garantito ben 7 depositi – 3 in più di quanto richiesto – e turni di lavoro h24. Con un piano di lavoro serratissimo da 32mila rimozioni stimate per un fatturato previsto di 5,2 milioni di euro e una percentuale di guadagni da trasferire nelle casse del Comune ogni tre mesi. La data di avvio del servizio era fissata per lo scorso 9 dicembre. Ora i giudici potrebbero cancellare l’intera gara. Così come era già accaduto lo scorso anno quando, sempre attraverso un ricorso, le ditte avevano segnalato errori nelle tabelle pubblicate dal Campidoglio.

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I conti tra le ore di lavoro e i depositi erano falsati: i tecnici erano corsi al riparo sospendendo la procedura e avere il tempo di correggere gli errori. Ma la pioggia di ricorsi aveva comunque bloccato l’iter. Nel mirino era finita la piattaforma web: le 8 società che correvano per aggiudicarsi il maxi appalto avevano ravvisato ulteriori irregolarità. Tutte accolte per una «violazione dei principi e delle regole dei contratti pubblici a tutela della concorrenza». Sei mesi dopo, gli uffici tecnici e i caschi bianchi si erano riorganizzati con il nuovo bando, pubblicato ad aprile e assegnato ad ottobre. Ora il nuovo stop.

Il problema parte dalla sospensione del Consorzio Laziale Traffico, decisa nel 2015 dall’Agenzia delle Entrare che aveva contestato violazioni fiscali a due società del gruppo che gestiva il servizio. Il Campidoglio e il comando Generale della polizia Locale avevano anche tentato di affidare l’incarico all’Atac che però, all’epoca travolta dalla bufera del concordato fallimentare preventivo e con i conti in rosso, per due volte aveva declinato l’offerta. A quel punto si era deciso per la gara. Ma dopo 7 bandi in 4 anni le strade della Capitale sono ancora senza carro attrezzi.

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