Economia

Cosa c’entra la caduta del Muro di Berlino con la nascita dell’euro

wolfgang schauble

Il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, intervistato oggi da Tonia Mastrobuoni su Repubblica nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, rievoca quei momenti che hanno cambiato la storia del mondo. E parla anche dell’euro come moneta, ammettendo con molta sincerità che la debolezza della moneta favorisce oggi le esportazioni della Germania ma senza indietreggiare di un millimetro sul deficit spending:

Prima della caduta del Muro, Kohl aveva sventato un tentativo di putsch nel suo partito. Quanto è stato importante l’89 per la sua carriera?
«Tra il 1982 e il 1986 Kohl fu un cancelliere di grande successo. Ma senza la caduta del Muro non avrebbe vinto le elezioni federali del 1990».

Qualcuno sostiene che non fu Riunificazione ma annessione.
«Se i cittadini della Ddr avessero voluto rimanere divisi, lo avremmo accettato. Hanno deciso autonomamente la Riunificazione».

Quanto è stato difficile per Kohl convincere i tedeschi a rinunciare al marco?
«Il marco era un simbolo di stabilità e affidabilità. Convincere i tedeschi a rinunciare al marco non è stato facile».

Lei in Europa è ancora il simbolo dell’austerità.
«Io mi sono battuto perché i partner europei adottassero le misure più adatte ad aumentare la competitività dei loro Paesi. Non è possibile lanciare accuse agli altri e chiedere la solidarietà senza rendersi conto delle proprie responsabilità».

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Euclide Tsakalotos a Berlino con Wolfgang Schauble

L’euro è una valuta debole, se paragonata con la forza economica della Germania. Ed è debole perché è “diluita” con altri Paesi. Perché i politici spiegano così raramente ai tedeschi quanto approfittino dell’euro?
«È vero, noi approfittiamo dell’euro. Anche i tedeschi lo hanno capito. Ma la domanda è: vogliamo indebolire la Germania o non è meglio se gli altri diventano più competitivi? Dobbiamo fare le riforme. Emmanuel Macron lo fa con grande coraggio e successo. Spero che anche l’Italia ci riesca».

Pensa che la Germania dovrebbe rinunciare allo “zero deficit”?
«Nel 2010, quando scrissi la prima finanziaria da ministro delle Finanze, la crisi ci aveva imposto un disavanzo che valeva 1/4 del bilancio. Quando l’economia cominciò a riprendersi, ridussi il deficit. Che è poi il nocciolo della filosofia keynesiana. E ho puntato allo “zero deficit” soltanto quando ho capito che sarebbe stato realistico, nel 2014. Non è un feticcio. E il problema è che tanti fondi previsti dal bilancio non vengono mai usati. Siamo farraginosi. Pensa che l’aeroporto di Berlino non si riesca a finire perché mancano i soldi? Il problema è l’incapacità di usarli».

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