Rassegna Stampa

L’appoggio della ministra Dadone alla legalizzazione della cannabis

In un’intervista a Repubblica, la ministra delle Politiche giovanili Fabiana Dadone rinnova il suo appoggio alla legalizzazione della cannabis: “Bisogna ragionare di droghe spogliandoci delle ideologie”

Fabiana Dadone

Oltre al referendum che si terrà in primavera, la legalizzazione della cannabis trova una sponda anche a Palazzo Chigi. Gliela offre Fabiana Dadone, ministra delle Politiche giovanili, che in un’intervista a Repubblica questa mattina ha ricordato: “Ho firmato una proposta per la coltivazione e l’uso personale della cannabis nella scorsa legislatura. È tempo di riformare la legge del 1990”.

“Tra i giovani – spiega la ministra – dilagano le nuove sostanze psicoattive, abbiamo un sistema nazionale di allerta precoce che ci permette di individuarne di nuove ma il mercato è in costante evoluzione. Quel che deve spingerci però non è solo tracciare le sostanze e sequestrarle ma colmare il disagio che c’è dietro al consumo e questo vale anche per l’alcol o le ludopatie, il cui abuso aumenta in maniera sensibile”. La prevenzione più del contrasto, quindi. E rilancia: “Quant’è che non si fa una campagna di informazione sulle droghe?”.

Sul tema dell’impatto della legge sul sistema penitenziario (i reati per droghe causano il riempimento di circa il 35% delle carceri) annuncia: “Ci sarà un tavolo specifico a Genova, parleremo anche di misure alternative”. La Cannabis terapeutica invece “non è sufficiente, non tutti i medici la prescrivono, non tutte le Asl la rimborsano e questo è grave”. “Sulla cannabis medica sembrano tutti d’accordo – rimprovera Dadone – poi appena spunta la parola infiorescenza scatta l’allarme. Ci si divide tra pro e contro ma si dimenticano i malati”.

In primavera, come detto, ci sarà il referendum promosso da Marco Cappato e Più Europa: “Sposando io gli strumenti della democrazia diretta – ha detto la ministra – credo sia un modo da parte del Paese di accendere un faro su un argomento che nei Palazzi è fuori dal dibattito ma fuori è molto sentito”. Il problema è che ogni volta che si parla di cannabis il dibattito si polarizza troppo: “Tutto il dibattito si sarebbe ridotto a quello: canne sì o canne no. Non ha senso puntare allo scontro. Bisogna ragionare di droghe spogliandoci delle ideologie e partendo dai dati, dall’impatto delle norme, parlando di ricerca, di prevenzione, di formazione, di carcere, di reinserimento sociale e lavorativo”.