Economia

La lunga marcia di Minenna verso Consob

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La poltrona della presidenza della Consob è vacante da quando il MoVimento 5 Stelle e la Lega hanno ottenuto le dimissioni di Nava, ovvero da ormai più di tre mesi. Qualcosa si muove nei dintorni della maggioranza e del governo, tanto che a un certo punto erano in ballo le candidature di Antonio Maria Rinaldi (che sembrava più un’autocandidatura) e di Marcello Minenna. Ma qualcosa deve essere successo nel frattempo.

La lunga marcia di Minenna verso la Consob

Perché mentre la nomina non arriva, nel MoVimento 5 Stelle sembra cominciare a registrarsi un certo nervosismo intorno alla questione. Il senatore oggi grillino Elio Lannutti proprio ieri, mentre il M5S festeggiava la “vittoria” con l’Europa, trovava invece il tempo di polemizzare addirittura con la presidenza del Consiglio, chiedendosi a che gioco stesse giocando “il premier a contratto Giuseppe Conte”, il che è un bel modo che siamo tutti provvisori su questa terra, ma soprattutto a Palazzo Chigi. Il fumantino senatore ex IDV nel frattempo condannato per diffamazione nei confronti di Bankitalia ce l’aveva con la voce della possibilità per Donato Masciandaro di superare entrambi i candidati in pectore al fotofinish.

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Ma è proprio qui che la storia comincia ad essere curiosa. Perché mentre riguardo Minenna dalle parti del M5S si è sempre sussurrato di un presunto veto di Mattarella (del quale però si fatica a comprendere il senso tanto da pensare a una bufala), il nome di Masciandaro che Lannutti attribuisce ai giochini di Conte in realtà viene proprio dal M5S e servirebbe a superare il veto di Salvini sul nome di Minenna.

Una storia sempre più intricata

L’intreccio della storia comincia a complicarsi stamattina. Prendendo spunto da una battuta di Giorgetti in cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si augurava che avvenisse presto la nomina del presidente della Consob, una serie di eletti del MoVimento 5 Stelle faceva il suo endorsement pubblico nei confronti di Minenna. Tra questi c’era Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare grillino eletto a Roma, la deputata di Civitavecchia Marta Grande e, udite udite!, persino la capogruppo M5S nel Lazio Roberta Lombardi.

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Tutti insieme appassionatamente su Twitter a chiedere a gran voce che si proceda con la nomina di Marcello Minenna in Consob, e già qui dovrebbe esserci qualcosa di strano: che bisogno c’è di sollecitare sui social network una nomina che, dice Lannutti, è condivisa “da Di Maio, Beppe Grillo e Salvini. Tertium non datur“?

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E come mai, a parte il calabrese Nicola Morra, tutti gli eletti che spingono per Minenna vengono da Roma o dal Lazio? Di solito, quando le cose vengono chieste a gran voce in pubblico, in politica, è perché si sono chieste in privato senza risultato.

Minenna in Consob, è arrivato il momento?

Insomma, l’azione degli eletti a 5 Stelle sembra più un tentativo di far tornare in auge la candidatura di Minenna in Consob che il festeggiamento di un risultato già conseguito. E mentre le agenzie di stampa si accorgono soltanto della dichiarazione di Morra e non riportano le altre,

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Eppure Minenna ha ottimi rapporti con molti deputati del M5S: la sua amicizia storica con la napoletana (ma eletta a Roma) Carla Ruocco, che lo presentava entusiasticamente come nuovo assessore della Raggi soltanto un paio d’anni fa, prima del patatrac del 31 agosto che portò alle sue dimissioni, è consolidata anche se la deputata oggi non ha partecipato al “trenino” in suo onore. Forse la nomina è soltanto questione di ore? O nel M5S c’è chi ha cambiato idea ma ancora non l’ha detto agli altri?

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