Economia

MES: il Meccanismo europeo di Stabilità, il fondo Salva-Stati e l’«enorme rischio» dell’approvazione

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Se anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco l’ha definita “un enorme rischio” un motivo ci sarà: la riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ovvero il vecchio Fondo Salva-Stati visto all’opera in Grecia,  prova a predisporre attorno al nostro Paese una cortina di ferro finanziaria che ne riduca, isolandolo, il potere negoziale. E, spiega Marco Palombi oggi sul Fatto, proprio questo è il pericolo:

Funzionerebbe così. Quando ci sarà un nuovo choc nell’area dell’euro, il vero dominus della situazione sarà appunto il Mes, un organo tecnico con 160 dipendenti a solida guida tedesca, che sovrasterà tanto la Bce quanto la Commissione: per essere chiari sull’irresponsabilità totale di questa tecnostruttura, nella riforma è prevista pure l’immunità penale. Di fatto, l’Eurozona rinuncia a comporre politicamente i propri malfunzionamenti e crea, absit iniuria verbis , un campo di concentramento finanziario gestito da una burocrazia legibus soluta.

Tecnicamente, il Mes sarà abilitato a concedere prestiti precauzionali a Paesi colpiti da choc esogeni il cui debito è “sostenibile”(a suo insindacabile giudizio) o linee di credito a Paesi che non rispettino tutti i requisiti a fronte della sottoscrizione di un Memorandum of understanding (cfr. Troika). Problema: anche questo prestito condizionato non potrà essere concesso a chi sia in procedura per deficit o negli ultimi due anni non abbia rispettato il Patto di Stabilità. Tradotto: molti Paesi tra cui l’Italia, che è il terzo contributore, non potrebbero accedere ai prestiti. O meglio, per avere i soldi del Mes prima dovrebbero ristrutturare il debito per renderlo “sostenibile”.

Per semplificare la procedura, in cui verrà coinvolto “il settore privato”, il Trattato prevede l’introduzione di clausole (dette Cac single limb) che renderanno più facile gestire il default coi creditori. È più chiaro, ora, a cosa serva un fondo che garantisce liquidità a chi ha i conti in ordine: una rete di sicurezza per evitare il contagio rispetto al Paese costretto a ristrutturare.

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ESM-MES: la nascita e le modifiche (Il Messaggero, 20 novembre 2019)

Visco lo ha bocciato venerdì: “I piccoli e incerti benefici di un meccanismo per la ristrutturazione dei debiti sovrani devono essere soppesati considerando l’enorme rischio che il semplice annuncio della sua introduzione inneschi una reazione a catena. Dovremmo tutti tenere a mente le terribili conseguenze dell’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della crisi greca a Deauville”. Il riferimento è alle parole con cui Sarkozy e Merkel nel 2010 annunciarono l’ESM per la Grecia e la paura del governatore di Bankitalia è che il panico generato dall’annuncio sui mercati porterebbe a danni finanziari enormi al sistema bancario con relativo assalto agli sportelli.

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Cosa prevede oggi la riforma del MES (La Repubblica, 20 novembre 2019)

Il punto però è che nei giorni scorsi la Lega ha creato una polemica dal nulla sostenendo che Conte e Gualtieri volessero approvare la riforma del MES senza far sapere nulla al Parlamento. Un’ipotesi di complotto smentita dal fatto che il ministro dell’Economia ha concordato il 7 novembre scorso (ovvero prima dello scoppio della polemica) un’audizione in commissione finanze al Senato con il suo presidente, ovvero il leghista Alberto Bagnai. Non solo: Federico Fubini sul Corriere della Sera oggi ricorda che lo stesso Salvini da europarlamentare non denunciò affatto il 15 aprile 2014, ma si astenne, nel voto a Strasburgo per la direttiva sul bail-in (le perdite per i creditori nei dissesti bancari).

È difficile capirlo anche perché il tema è delicato: con la riforma in agenda al vertice Ue del 12 dicembre anche il Mes, non più solo la Commissione Ue, può condurre un’«analisi di sostenibilità» del debito dei Paesi in crisi prima di prestare per il salvataggio. Il vertice del Mes è composto dai delegati dei governi dell’euro che lo finanziano. E può condurre la sua analisi «dal punto di vista del creditore»(non dell’interesse generale europeo). Come ha spiegato il Corriere l’8 febbraio, questa è una spia dell’orientamento tedesco a imporre perdite agli obbligazionisti prima di concedere salvataggi europei agli Stati.

Ma non ci sono automatismi. E Berlino ha già oggi tutti gli strumenti per applicare un bail-in dei titoli di Stato in una crisi, anche senza riforma del Mes (che attiva una rete di supporto per le crisi bancarie). Ma davvero Conte ha agito «di nascosto»? No: nel governo in cui Salvini era vicepremier e uomo forte, il premier riferì già in Parlamento il 19 giugno. E una risoluzione votata da Lega e M5S lo autorizzò esattamente al tipo di accordo poi emerso a Bruxelles due giorni dopo.

EDIT: La Banca d’Italia, a proposito del MES, precisa:

“Il Governatore Visco non ha espresso un giudizio sfavorevole sulla riforma del Mes”. Cosi’ fonti della Banca d’Italia chiariscono la posizione del Governatore, Ignazio Visco, sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilita’ (Esm), sottolineando che “ha invece messo in guardia sui rischi inerenti all’assunzione di eventuali ulteriori iniziative future relative all’operativita’ del Mes in assenza di una riforma complessiva della governance economica dell’area dell’euro”. “La riforma del Trattato del Meccanismo europeo di stabilita’ – spiegano le stesse fonti – non prevede ne’ annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani. Come nel Trattato gia’ oggi in vigore non c’e’ scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica della sostenibilita’ del debito prima della concessione degli aiuti e’ gia’ prevista dal trattato vigente. E’ una previsione a tutela delle risorse del Mes, di cui l’Italia e’ il terzo principale finanziatore”.

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