Opinioni

Mentana insiste su Soros e scade nel peggior cattivo gusto con le parole su Megalizzi

Avevo già commentato il breve articolo di Open che criticava la decisione del Financial Times di conferire il titolo di uomo dell’anno a George Soros. L’articolo era stato condiviso da Enrico Mentana con un solenne quanto, a mio parere, fuori luogo “Not in my name”. L’espressione, infatti, sarebbe stata più adatta per una legge, una presa di posizione, un avvenimento in contrasto con quegli ideali di democrazia, apertura e libertà, che sono sicuro Enrico Mentana condivide. Ieri il direttore del Tg La7 torna sull’argomento con un editoriale dal titolo “Gli ideali non si impongono a suon di miliardi”. Purtroppo ricasca nei suoi pregiudizi e alla fine, obnubilato dall’odio per la finanza e per Soros, scivola nel cattivo gusto e nella più sleale retorica.

enrico mentana grillo

Andiamo all’editoriale.

“George Soros è la bestia nera degli antieuropeisti, dei nemici dell’immigrazione, dei sovranisti e dei filo-russi. Lo è anche degli antisemiti, per la sua religione di nascita. Ma queste categorie (a parte l’ultima – orrida – tutte legittimamente presenti sulla scena pubblica)”

A parte gli antisemiti (grazie a Dio) Mentana giudica legittimi la vicinanza a Putin, l’anti europeismo, il sovranismo e la contrarietà all’immigrazione. Bene, concordo, ma sarà anche legittimo per un giornale d’ispirazione liberale come il Financial Times avversare tutte queste posizioni? È altrettanto legittimo sostenere l’europeismo, la lotta all’anti semitismo e il rifiuto dell’intolleranza verso gli immigrati? Mentana continua e ci spiega come vedono Soros i sovranisti, gli anti europeisti e gli anti semiti:

“…l’emblema di una finanza internazionale, rapace e ricchissima, che dall’esterno cercherebbe di condizionare la vita pubblica e gli orientamenti politici nelle varie comunità nazionali, secondo i propri interessi di omologazione ai canoni della globalizzazione”

Grazie a Dio (bontà sua) subito dopo ci spiega che la visione che i sovranisti hanno di Soros è una caricatura, così come erano caricature certe immagini della Germania hitleriana. Benissimo, allora le vogliamo condannare senza se e senza ma queste indegne caricature? Pare non ci sia spazio nell’editoriale per farlo, si passa oltre.

“Ma tutto questo non fa di Soros un santo, e tantomeno un martire. E non lo rende automaticamente il migliore degli amici”

Soros, a quanto pare, non può essere uomo dell’anno per il Financial Times perché non è un santo. Davvero, cosa cavolo c’entra? Penso anche io che non sia un santo (per quanto lo ritenga un uomo molto generoso) ma è un’argomentazione seria? Facciamo il giochino degli eufemismi per alludere al fatto che sia un demone? È forse un santo Mario Draghi? Uomo dell’anno per il 2016 per il Financial Times. Credo che anche Draghi abbia qualcosina a che fare con banche e finanza, e credo sia altrettanto odiato dagli anti europeisti e complottisti/sovranisti di cui sopra. Non ricordo lo sdegno di Mentana in quel caso. Forse è un santo Donald Trump eletto uomo dell’anno dal Time sempre nel 2016? Quello stesso Trump che esprime “legittime” posizioni sovraniste, xenofobe, anti vacciniste e negazioniste sul cambiamento climatico? Quello stesso Trump che, guarda caso, come buona parte dei complottari sovranisti che il Financial Times non deve offendere, accusa Soros di tutti i mali del mondo. Per esempio lo definisce “impostore” e “potenziale dittatore”, lo accusa di avere pagato le donne che hanno manifestato contro il candidato alla Corte Suprema Kavanaugh (sospettato stupro), lo incolpa di pagare dei disperati per entrare illegalmente negli Stati Uniti (compresa la recente carovana di profughi provenienti dall’Honduras). Ma arriviamo al vero motivo per cui Mentana è obnubilato dall’odio verso Soros:

“È un finanziere la cui sola ricchezza investita del fondo speculativo che porta il suo nome è valutata ad oggi, 21 dicembre, la bazzecola di 8 miliardi 300 milioni”

E allora? Non è stato premiato per quello, e neanche per avere sostenuto con decine di miliardi in donazioni iniziative sociali, battaglie civili per la libertà di stampa, la riduzione della povertà, l’erogazione di borse di studio, il finanziamento di università e vari interventi umanitari. È stato premiato perché tramite la sua filantropia ha cercato di contrastare l’autoritarismo, il razzismo e l’intolleranza, attraendosi anche il disprezzo dei regimi autoritari e dei populisti e nazionalisti che continuano a guadagnare terreno, soprattutto in Europa (ho usato quasi le stesse parole del Financial Times). Attenzione, da qui in poi la confusione di Mentana aumenta, come spesso accade quando si vogliono sostenere posizioni “di pancia” nascondendole dietro argomenti pseudo razionali. In pratica riconosce a Soros la sua attività di filantropo (che come abbiamo visto non è esattamente il motivo del premio), però:

“Ecco, a me l’esportazione coatta di ideali in altri paesi democratici, a suon di dollari o di eserciti che sia, non è mai piaciuta.”

Dio mio! Cosa c’entrano le guerre con la filantropia. La prossima volta che fate una donazione al WWF o adottate un bambino a distanza per pagargli la scuola, state attenti che Mentana s’incazza. I valori dell’ambientalismo e dell’istruzione non si esportano a suon di miliardi. Spero sia evidente a tutti lo spregevole trucco dialettico di accostare il concetto delle guerre esportatrici di democrazia con la filantropia. Inviterei tutti gli sporchi miliardari a non fare beneficienza, avvertite Bill Gates che si ostina a fare donazioni per la lotta alla malaria. Il finale dell’editoriale l’ho trovato davvero sgradevole e scorretto. Mentana ricorda la figura di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista italiano (europeista) ucciso nell’attentato di Strasburgo. Scrive che il ragazzo voleva lavorare con Open (il giornale) non certo con l’Open Society di Soros… Qui il direttore gioca sporco. Strumentalizzare la figura di Megalizzi per farci odiare Soros è davvero sleale e di cattivo gusto. Il messaggio è chiaro quanto sciocco: I bravi ragazzi come Megalizzi (che bravo ragazzo lo era davvero) vogliono lavorare solo per il giornale di Mentana, non certo per le associazioni finanziate da Soros. Saranno davvero dei loschi figuri quegli altri ragazzi che, collaborando con l’Open Society, hanno portato conforto e aiuti umanitari agli assediati di Sarajevo. Tutti giovani perfidi, non è vero Mentana? Ma non è finita, la figura di Megalizzi (per cui tutti ovviamente proviamo un’istintiva tenerezza) viene contrapposta a quella di Soros per farci odiare di più il finanziere satanico.

“E la sua figura, spezzata ma sempre nitida, ci dice molte più cose di quella del magnate diventato filantropo. Perché l’Europa ha bisogno di ideali e futuro, beni non commerciabili.”

 

antonio megalizzi

A Soros in pratica viene negato il fatto di avere contribuito alla diffusione di certi ideali, solo i giornalisti precari possono farlo. Soros, invece, si può occupare solo di beni commerciabili, perché è uno sporco finanziere. Per finire segnalo per la seconda volta il post dell’ottimo Massimo Fontana sul famigerato attacco alla lira di Soros del 1992. L’augurio è che tutti i Mentana di questo mondo lo leggano. La Speranza è che lo capiscano e abbiano voglia di approfondire. Lo dico perché dobbiamo uscire dalla sindrome della speculazione ingiusta che danneggerebbe l’Italia, dalla convinzione che gli euro burocrati ci tengano al guinzaglio per non farci crescere, dall’assurda contrapposizione teorizzata da Di Maio tra interessi dei cittadini e interessi dei mercati (o si arricchiscono i primi o i secondi) e dal credo complottista per cui noi daremmo fastidio a qualcuno. Se continueremo vedere fantasmi il nostro declino economico culturale sarà irreversibile.

P.S.: poiché non dubito della parola di Mentana, sono certo che il povero Antonio Megalizzi gli abbia specificatamente detto di non volere lavorare per l’Open Society (cosa ovviamente legittima).

Leggi sull’argomento: I sovranisti e il grosso problema della bandiera europea ai funerali di Antonio Megalizzi

Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.