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Meno male che Mara Carfagna c’è

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Il 26 maggio è la data in cui si terranno le elezioni europee in Italia (negli altri Stati dell’Ue si tengono tra il 23 e il 26 maggio). I partiti cominciano a ufficializzare le loro liste (ieri la Lega ha presentato la candidata al Sud Francesca Donato) e all’appello finora manca solo Forza Italia che ha vissuto ore ad altissima tensione: la disponibilità a candidarsi al Sud dietro il capolista Berlusconi, offerta da Mara Carfagna, è stata letta con sospetto da alcuni esponenti azzurri (rimasti anonimi) come un «tentativo di rottamare» il leader.

Meno male che Mara Carfagna c’è

Un golpe contro Berlusconi, secondo la definizione, per una «discesa in campo», come viene definita, che spiazza la cerchia ristretta dei berlusconiani che quelle liste hanno già completato, pronte per essere depositate tra poche ore in Corte d’Appello. Col Cavaliere che torna capolista in tutte le circoscrizioni, con l’eccezione dell’Italia centrale, dove lascia il posto ad Antonio Tajani, presidente uscente dell’Europarlamento e numero due designato del partito. Spiega oggi Repubblica:

La candidatura della vicepresidente della Camera nella circoscrizione Sud, ufficialmente proposta ieri da due suoi fedelissimi meridionali (Occhiuto e Russo) destabilizza il quadro interno e conferma come di fatto la partita della successione sia già aperta. «I colleghi mi chiedono di metterci la faccia e rispondo che se il partito lo ritiene utile sono a disposizione, come in passato e come sempre», dice la deputata salernitana

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La sua candidatura sarebbe un «golpe contro il partito, un blitz per tentare di rottamare Silvio Berlusconi», fanno filtrare invece fonti di vertice del partito attraverso l’agenzia Ansa. Accusa pesante che nei capannelli forzisti, che si infiammano subito nel pomeriggio del Transatlantico, viene ascritta al quadrumvirato che sta lavorando alle liste: lo stesso Tajani, i deputati Sestino Giacomoni, Gregorio Fontana, con la supervisione di Niccolò Ghedini.

Chi ha paura di Mara Carfagna?

Chi ha paura, quindi, di Mara Carfagna? Come spesso succede quando si ragiona di Forza Italia, è impossibile riuscire ad attribuire con certezza il vero volto a una voce. Di certo dietro c’è il terrore di fare una brutta figura interna al partito: visto che la parlamentare campana è una collettrice di preferenze e sfrutta una grande popolarità al Sud, se lei battesse Tajani come numero di voti personali si aprirebbe una discussione interna con rimescolamento della leadership sull’eredità (di voti) da spartirsi. Che è anche sempre più piccola, e questo non può che costituire un problema in più. Oppure un’opportunità, se Carfagna dovesse sfondare. E infatti il Giornale chiosa:

Al Sud, l’esponente femminile dopo Berlusconi sarebbe Barbara Matera (nel 2014 61.700 voti), ma la popolarità della Carfagna, sempre in difesa del Meridione, potrebbe assicurare un risultato migliore. Bilanciando esponenti come Aldo Patricello (110mila voti), Fulvio Martusciello (83mila)e il leader Udc Lorenzo Cesa (55 mila). Gioca un ruolo in questo quadro anche l’arruolamento al Sud dell’eurodeputata uscente Alessandra Mussolini, che un anno fa lasciò polemicamente il partito. Alle scorse elezioni ebbe al Centro oltre 81mila preferenze, seconda a Tajani (circa 110mila).

Intanto c’è maretta con l’«emergente» (in realtà ulteriore pretendente) Giovanni Toti: Forza Italia dovrà assolutamente arrivare al 10%, assomigliano sempre più ad un redde rationem. Contro la Carfagna, che in un’intervista alla Stampa negava a Salvini lo status di leader del centrodestra e dava per fatta la scissione di Toti, il governatore si scatenava in mattinata sui «dirigenti nominati». Ovviamente ce l’aveva con lei.

EDIT: Mara Carfagna non è presentenella lista dei candidati di Forza Italia per la circoscrizione Italia Meridionale. Secondo l’Ansa, che riporta le dichiarazioni di fonti vicine alla vicepresidente della Camera, la Carfagna ha dato al Presidente Silvio Berlusconi la sua disponibilità a candidarsi già due mesi fa, lo ha ribadito anche ieri pubblicamente e conferma il suo totale impegno a fare campagna elettorale come se fosse candidata.

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