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Matteo Salvini, le sigarette e il vaping

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Oggi il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini si è materializzato a Vapitaly, la fiera internazionale del vaping di Verona, di fronte ad una platea di imprenditori del settore e di appassionati. “Mi sono fatto carico della battaglia a favore del vaping e sono contento di aver ottenuto un sistema fiscale che ha salvato migliaia di posti di lavoro, centinaia di aziende, migliaia di negozi”, ha detto, aggiungendo: “Non fumo nulla e non svapo nulla – ha chiarito Salvini – però fumare fa male e, quindi, la mia battaglia è una questione di salute, è una questione di futuro, è una questione di rispetto e di lavoro. Per me era un punto d’onore essere qui e ribadire vicinanza concreta a questo comparto”. Un impegno che, ha garantito Salvini, proseguirà anche in ambito europeo dove si stanno raccogliendo le firme per la campagna internazionale “Vaping is not tobacco”.

Matteo Salvini, le sigarette e il vaping

Salvini ha incassato l’endorsement di Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly: “Siamo orgogliosi della visita di Salvini – ha detto Giacomello – e, sono sicuro, che avendo già lottato a favore della sigaretta elettronica in Italia, sarà pronto ad impegnarsi anche a livello europeo per difendere la salute, il settore e l’economia, nonostante il peso delle lobby sia ancora maggiore”. Un emendamento al decreto fiscale per introdurre l’abbattimento delle tasse per le sigarette elettroniche è stato presentato in Senato venerdì, mentre lo scorso novembre venne presentato dal Carroccio un altro emendamento per condonare i 180 milioni di tasse non pagate dal settore dopo l’equiparazione ai tabacchi giudicata corretta dalla Corte Costituzionale.

Nell’occasione si parlò molto del finanziamento (lecito e regolarmente registrato) da parte di Vaporart, una delle aziende del settore, di 75mila euro alla Lega, che risaliva al febbraio precedente. All’epoca La Stampa scrisse:

«L’abbiamo girato ovviamente al partito e siamo stati sotto la soglia di legge di 100mila euro», dice Gianluca Giorgetti, che con il fratello Stefano controlla Vaporart. I soldi sono tanti, ma la Vaporart ha 12 milioni di fatturato e i bilanci in utile. Ha anche oltre due milioni di debiti tributari che, con il condono, diventerebbero magicamente quasi tutti utile netto.Confermando di aver incontrato personalmente Matteo Salvini in più occasioni: al quartier generale di Milano, al raduno annuale di Pontida e pure a Roma.

L’emendamento venne presentato dal leghista Stefano Candiani. All’epoca la Vaporart rilasciò un comunicato stampa per dire che Gianluca Giorgetti è uno storico militante della Lega e che l’azienda ha contribuito in piena trasparenza e rispettando tutte le leggi, aggiungendo che forse gli attacchi facevano parte di una strategia delle multinazionali del tabacco contro le sigarette elettroniche.

Il rapporto di Salvini con le sigarette

Ma è vero che Salvini non fuma? In realtà il Capitano sta tentando faticosamente di smettere, dice spesso che lo farà ma poi viene beccato con la sigaretta in mano. Dev’essere una cosa tipo la storia dei milioni di clandestini da rimpatriare di corsa. In questo video tratto dalla pagina facebook di Salvini che risale al dicembre scorso Salvini ammetteva di aver ripreso a fumare.

Salvini da qualche tempo annuncia che ha smesso con le sigarette e poi ricomincia.

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