Politica

Marco Travaglio e Salvini che vuol far cadere il governo

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Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano oggi torna a parlare dell’alleato scomodo del MoVimento 5 Stelle, ovvero quel Matteo Salvini che oggi pare voler mettere in pericolo la durata del governo per il proprio tornaconto elettorale:

La riuscita e la durata del Salvimaio, che unisce due forze popolari, ma con idee ebasi socialidiversese nonopposte, dipendevano dalla fedeltà al contratto. Ma soprattutto dalla capacità di Salvini di uscire dalla sua campagna elettorale permanente. E di mettersi a fare le cose, profittando delle mani libere dell’alleato non (o non ancora) lobbyzzato. In questi tre mesi, quella condizione non si è verificata. Salvini non ha alcuna intenzione di risolvere i problemi, ma solo di usarli. È sempre in giro a farsi propaganda. In questo somiglia spaventosamente a B. e Renzi: l’amministrazione, primo dovere di un ministro-vicepremier, forse lo annoia, forse non gl’interessa proprio.

Vinta un’elezione, già pensa a come stravincere quella successiva. Fermarsi a lavorare sui dossier è un’inutile perdita di tempo che lo distoglie dal perenne giro d’Italia per conquistare altri voti a suon di sparate. E anche di errori grossolani. Come l’a s su r d o braccio di ferro sulla Diciotti, che alla fine l’ha visto cedere dopo aver inflitto a quei 167 disperati un inutile surplus di sofferenze; ma, quando finalmente avrebbe dovuto spiegare la retromarcia ai suoi fa n , è arrivata provvidenziale l’arma di distrazione di massa.

Ovvero, spiega, l’indagine di Patronaggio che ha permesso a Salvini di fare la vittima. Non solo: Travaglio nota anche gli strani movimenti di Toti, Bucci e del centrodestra unito (contro i 5 Stelle) a Genova per la ricostruzione del ponte con Autostrade. E conclude con la voglia di Salvini di rompere tutto per andare alle elezioni:

La catastrofe di Genova, poi, ha dimostrato che le lobby –orfane dei vecchi sponsor e complici – puntano tutto sulla Lega per salvare i loro privilegi: infatti i governatori nordisti Fontana, Zaia, Fedriga e Toti han subito fatto cambiare idea a Salvini sulla ri-nazionalizzazione di Autostrade: preferiscono tenersi buono il mondo confindustriale, che li usa come ultimo baluardo per le sue greppie.

Prima o poi, anzi più prima che poi, se nulla cambia, Di Maio & C. dovranno porsi seriamente il problema del che fare: cioè se e quando staccare la spina. Anche perché presto o tardi, più presto che tardi, prima delle Europee 2019 o subito dopo, lo farà Salvini.

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