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La maglietta sulla scena della maglietta di Putin consegnata a Salvini dal sindaco della città polacca

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La figuraccia di Salvini in Polonia con la maglietta di Putin finisce a sua volta su una maglietta. “Per non dimenticare”, è il commento di Antonio Silvestri, fumettista in arte “Tauro” che l’ha realizzata. Una scena diventata iconica, entrata a gamba tesa nella cultura pop in meno di 24 ore grazie anche ai numerosi meme che l’hanno ripresa, condivisi addirittura dallo stesso sindaco di Przemyśl, Wojciech Bakun, l’uomo che materialmente ha consegnato al leader della Lega la maglietta con il volto di Putin rinfacciando all’ex ministro degli Interni il suo passato filo-russo.

La maglietta sulla scena della maglietta di Putin consegnata a Salvini dal sindaco della città polacca

L’immagine della t-shirt iconica ha iniziato a circolare sui social e più di un utente si è detto disposto ad acquistarla per cristallizzare un momento che l’ex direttore de L’Espresso Marco Damilano ha definito ieri sera a Dimartedì “La scena definitiva per la carriera di Salvini, in cui tutte le sue contraddizioni si mettono insieme”. Antonio Silvestri, “Toro”, sul suo profilo Facebook non nasconde le sue “antipatie politiche” per la Lega. “Il sindaco di Przemysl mette Salvini di fronte alle sue ipocrisie. I politici polacchi fanno il lavoro che i politici italiani non vogliono più fare”, ha scritto commentando a caldo l’evento. La figuraccia fatta da Salvini ha eretto a nuovo “paladino” dell’anti-sovranismo anche Sergio Ferri, fotografo freelance che si trovava a Przemyśl per documentare l’arrivo dei profughi ucraini in fuga dalle bombe di Putin: dopo l’ennesimo rifiuto del leader della Lega di condannare apertamente il regime russo, Ferri gli ha urlato “pagliaccio”, “buffone”, “vatti a mettere la maglia di Putin”. “E’ stato più forte di me, non sopporto lo sciacallaggio e l’ipocrisia”, ha raccontato in un’intervista a AdnKronos. “Gli ho ricordato quando diceva che due Mattarella non valgono mezzo Putin – ha aggiunto – e avendolo davanti gli ho chiesto di dire chiaramente di condannarlo, cosa che lui non ha voluto fare”.