Cultura e scienze

Ma il Coronavirus causa più di una “banale” influenza o no?

Quella che sembra una banale disputa sulla “definizione” del coronavirus nasconde in realtà il rischio di un importante equivoco: è vero che Covid-19 causa una “sindrome simil-influenzale da coronavirus”, ma è anche vero che la “banale influenza” non è tale

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Il coronavirus Covid-19 è come l’influenza stagionale o no? L’ultimo a dirlo, in ordine di tempo, è stato il Presidente dell’Ordine dei Biologi Vincenzo D’Anna che ieri ha scritto su Facebook che il coronavirus «è simile all’influenza ma con una mortalità più bassa». Ma prima di lui anche la dottoressa Maria Rita Gismondo  del reparto di Microbiologia, virologia e diagnostica bioemergenze del Sacco di Milano aveva paragonato il coronavirus all’influenza.

Covid-19 come “sindrome simil-influenzale da coronavirus”

Anche il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana aveva fatto lo stesso paragone dicendo che quella attuale «è una situazione senza dubbio difficile ma non così tanto pericolosa. Il virus è aggressivo e particolarmente rapido nella diffusione ma nelle conseguenze molto meno; è poco più di una normale influenza». La discussione sembra aver appassionato molti italiani che si sono divisi in fazioni tra coloro che tendono a minimizzare gli effetti e le conseguenze della diffusione del coronavirus e quelli che invece si lasciano andare a previsioni apocalittiche. La verità come sempre, è leggermente più complicata.

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Bisogna intanto chiarire che influenza e Covid-19 sono causati da virus diversi che provocano però una sintomatologia simile. Partiamo da un dato: l’influenza non è una malattia “banale” come precisa l’Istituto Superiore di Sanità alla “banale influenza” e alle sue complicanze vengono attribuiti «mediamente 8000 decessi ogni anno in Italia». Certo, il numero delle persone contagiate è decisamente superiore. I dati della mortalità e del numero delle persone contagiate dall’influenza quest’anno non sono ancora noti. Sono disponibili quelli dei contagiati della stagione influenzale 2018-2019, quando i casi furono 8.104.000. Un dato in linea con il numero dei contagi tra il 2017 e il 2018 che fu di 8.677.000 (nella stagione 2016 – 2017 invece fu di 5.441.000). Si tratta di stime, visto che in molti casi l’influenza ha un decorso tranquillo che non richiede l’intervento del medico.

Perché allarmismi e banalizzazioni fanno male allo stesso modo

Contro l’influenza però abbiamo due vantaggi: il primo è il vaccino il secondo è la terapia specifica. Per Covid-19 invece non abbiamo né l’uno né l’altro, il che senza dubbio complica le cose perché le persone più a rischio (gli anziani, dicono i dati, e coloro che hanno già delle patologie pregresse) non possono mettersi preventivamente al riparto dall’infezione da coronavirus. Questo non significa che dobbiamo farci prendere dal panico. La mortalità di Covid-19 non è quella di Ebola e al momento (ma ricordiamo sempre: i dati di oggi non sono quelli definitivi) al di fuori della Cina sembra essere piuttosto contenuta mentre nella provincia di Hubei è del 2,5%, decisamente più alta di quella della “normale” influenza. Al di fuori dell’Hubei, in Cina, la mortalità da coronavirus secondo l’OMS è dello 0,7%. Ma la letalità non è tutto.coronavirus influenza - 1

Il dottor Walter Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha precisato nei giorni scorsi che Covid-19 «non è come una normale influenza, ha un tasso di letalità più alto. E soprattutto, se non la fermiamo rapidamente, rischia di richiedere un numero di posti di terapia intensiva superiore a quelli che ci sono nei nostri ospedali» ma suggerisce al tempo stesso cautela: «dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, solo il 5 per cento muore, peraltro sapete che tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute».

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Secondo l’OMS il picco dell’epidemia è stato raggiunto in Cina tra il 23 gennaio e il 2 febbraio

Questo quello che dicono anche altri specialisti come il dottor Matteo Bassetti Ordinario di Malattie Infettive dell’Università Di Genova che ieri aveva detto che «un soggetto può morire per coronavirus ( ovvero il virus ha contribuito direttamente alla sua morte) o con il coronavirus (il virus è presente ma il suo ruolo non primario nella morte)» e che invita a non fare allarmismo. Oppure la dottoressa Ilaria Capua direttrice del One Health Center della Florida University che in una lettera alla Stampa ha scritto che «l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando è una “sindrome simil-influenzale da Coronavirus”. Dobbiamo quindi trattarla come un probabile brutta influenza: Covid-19 è un’infezione che provoca nella maggior parte dei casi sintomi lievi». Ed è stata proprio la dottoressa Capua a proporre di parlare di sindrome simil-influenzale da coronavirus. Ma lo ha fatto anche per dire che il coronavirus potrebbe essere  scambiato per una “banale” influenza, quando invece non lo è. Il virologo Guido Silvestri sottolinea invece il dato incoraggiante che viene dalla Cina invitando a non abbassare la guardia in Italia, soprattutto nei confronti di quelle fasce di popolazione più a rischio.

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Il totale dei casi di infezione (in rosso) e il totale delle persone guarite dal coronavirus (in verde)

Tutto bene quindi? No, perché c’è anche l’altro lato della medaglia. Come scriveva qualche giorno fa l’epidemiologo dell’Università di Pisa Pier Luigi Lopalco anche ai tempi dell’influenza H1N1 ci fu chi disse che era una “normale influenza” e che il coronavirus è «un virus con tutte le carte in regola per diventare pandemico [secondo l’ex direttore del CDC statunitense lo diventerà NdR] ed è bene capire che tutti gli sforzi possibili a che non lo diventi sono assolutamente giustificati». Tanto più che continuare a minimizzare il problema rischia di rendere più difficile l’opera successiva: convincere le persone che è importante vaccinarsi contro la “banale influenza” o l’eventuale coronavirus. Cosa possiamo fare quindi? Oltre ai soliti consigli di igiene “banale” la cosa migliore è quella di non farsi prendere dal panico e al tempo stesso di mantenere un atteggiamento il più possibile razionale: è una malattia seria, che può avere gravi conseguenze e che può essere scambiata per qualcos’altro complicando la risposta sanitaria e il quadro del paziente. Esattamente come l’influenza: vale a dire nel senso che non deve essere sottovalutata. Ed è questo il problema, quando i medici e gli esperti parlano di influenza sanno che ha delle conseguenze gravi. Quando il cittadino sente il paragone con l’influenza invece pensa a qualcosa che passa da sé, al limite con un paio di compresse di paracetamolo. Ed è su questo doppio significato del termine “influenza” che possono nascere degli equivoci.

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