Economia

Ma è vero che il reddito di cittadinanza ha ridotto la povertà del 60%?

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È vero che il reddito di cittadinanza ha ridotto il tasso di povertà del 60%? L’affermazione è stata sbandierata con fonte INPS in molte comunicazioni politiche del MoVimento 5 Stelle, che in effetti gioca con la verità e con i numeri per fare propaganda da sempre.

Ma è vero che il reddito di cittadinanza ha ridotto la povertà del 60%?

Tito Boeri, economista ed ex presidente dell’INPS, ha spiegato a Piazzapulita che no, non è vero per un semplice dato di fatto, ovvero che i dati sull’incidenza della povertà nel 2019 saranno disponibili soltanto nel giugno 2020. L’unica cosa che conosciamo sono le previsioni dell’INPS sull’impatto del reddito, che parlano di una riduzione di un punto percentuale della povertà relativa, il che vuol dire una riduzione del 10% della povertà. Quelle stime venivano fatte su un costo complessivo del reddito di cittadinanza pari a otto miliardi, mentre ne sono state raggiunte di meno e sono stati spesi meno soldi alla fine.

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Sui centri per l’impiego, poi, sono 18mila le persone che hanno trovato lavoro e che prima percepivano il reddito di cittadinanza su 2 milioni complessivi di sussidiati, meno dell’1%, e non hanno trovato lavoro grazie al software del Mississippi o grazie ai Navigator: tutte le strutture che dovevano essere messe in piedi nella fase 2 del reddito di cittadinanza non sono ancora all’opera. In più il reddito di cittadinanza esclude gli immigrati, aiuta poco le famiglie numerose rispetto a quelle dei single e così via, spiega Boeri.

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Secondo i dati più aggiornati dell’Osservatorio sul reddito e pensione di cittadinanza (qui consultabili), da aprile a fine ottobre 2019, hanno infatti ricevuto entrambe le forme di sostegno 977.844 nuclei familiari, per un totale di 2.367.775 persone coinvolte. Quest’ultimo dato corrisponde al 47 per cento del numero totale di poveri assoluti in Italia, che secondo l’Istat nel 2018 (dati più aggiornati) erano poco più di 5 milioni. Ad oggi, quindi il Rdc arriva a poco meno della metà dei residenti in povertà assoluta (assumendo che non ci siano beneficiari che lo ricevono senza essere effettivamente poveri), e non al 60 per cento come lascerebbe intendere il M5s.

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