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Il vero piano M5S per le elezioni europee: allearsi con Salvini e Le Pen

wilders salvini le pen

Luigi Di Maio a In 1/2 Ora ha spiegato che il piano del MoVimento 5 Stelle per le elezioni europee, ovvero la creazione di un movimento transnazionale alleandosi con varie nuove forze in Europa che non sono né di destra né di sinistra ma che riportano a valori di fondo come l’europeismo e l’ambiente. Un piano che non è piaciuto al potenziale alleato Yanis Varoufakis e nemmeno ai Verdi, che hanno respinto l’ipotesi di alleanza con “chi è al governo con l’estrema destra” (ovvero Salvini). Tuttavia l’europarlamentare Marco Valli, a colloquio con Federico Capurso della Stampa, spiega che per il M5S c’è anche un piano B ed è molto più realistico: bussare alla porta dei sovranisti dopo il voto.

Fino ad ora sono stati stretti accordi di massima con sei forze politiche straniere «esordienti». La riuscita del progetto dipenderà da loro «e noi siamo pronti a dargli una mano», assicura l’europarlamentare M5S Marco Valli. «Ci saranno anche delle liste Cinque Stelle al di fuori dell’Italia. Siamo a buon punto nell’organizzazione a Malta e stiamo provando a organizzarci anche in altri paesi con una forte densità di italiani».

Un cantiere è aperto in Francia, un altro in Belgio. Non si spera di eleggere europarlamentari, non ce ne sono le forze, ma «sarà una cosa nostra, ancora allo stadio embrionale. Si può sviluppare in Europa e crescere»

Matteo Salvini immunità Marine Le Pen - 2 m5s

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«Ma se non eleggeranno nessuno – spiega Valli al quotidiano – il nostro progetto si sgretolerà. Allora le forze di destra di Matteo Salvini e Marine Le Pen diventerebbero la nostra opzione». Ovvero ecco a voi l’alleanza tra M5S, Le Pen e Salvini:

L’unica, in effetti, perché dagli altri gruppi europei sono arrivati finora solo rifiuti. Ai Cinque stelle hanno detto di no i Verdi, che Valli considera «poco coerenti, e per di più – sostiene l’europarlamentare M5S – finanziati da George Soros». Si è chiusa anche la porta della sinistra radicale, «nella quale si riconosce parte del nostro elettorato, è vero, ma con loro affiancheremmo il partito di Yannis Varoufakis, quello che si fa pagare 50 mila euro a conferenza». Non va più bene nemmeno il premier francese Macron, a lungo corteggiato, che si fonderà con i liberali di Alde: «Macron sarà un flop, e Alde detta condizioni capestro».

Insomma, alla fine restano solo i sovranisti di destra. O «il male minore», come lo chiama Valli, «perché il loro messaggio di cambiamento, quello di Bannon e Salvini, è molto vicino ad altri poteri forti, ad altri interessi. Loro si conformano, noi siamo più radicali». Certo, però, «non possiamo rimanere senza gruppo, perché non conteremmo più nulla», senza uffici né fondi per staff e portaborse. È anche la paura, allora, a spingere per una «trattativa dopo il voto, che sarà necessaria anche se complicata».

L’ostacolo più grande sulla strada che porta all’abbraccio con i sovranisti è la resistenza espressa dallo stesso Salvini all’idea di ritrovarsi in casa i Cinque stelle. Un veto che – sperano gli strateghi di Di Maio possa cadere dopo i risultati del voto, quando potrebbe replicarsi una condizione di stallo simile a quella italiana.

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