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Lo strano caso del M5S che “dimentica” Patrizio Cinque e le elezioni comunali a Bagheria

Fra pochi giorni a Bagheria ci saranno le elezioni amministrative. Nessuno dei big del partito si è schierato a fianco del candidato sindaco pentastellato, che non è Patrizio Cinque, autosospeso da più di un anno ma tranquillamente al governo del comune nonostante il rinvio a giudizio e la vicenda degli abusi edilizi nella casa di famiglia

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Domenica 28 aprile a Bagheria (Palermo) si terranno le elezioni amministrative per l’elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale. Sembra ieri ma sono già passati cinque anni dalla vittoria di Patrizio Cinque, il primo sindaco a 5 Stelle del comune palermitano. Della candidata sindaco per il M5S però non sentirete parlare dai vertici del MoVimento e nemmeno da  Giancarlo Cancelleri, impegnato invece assieme al ministro Alfonso Bonafede a fare campagna elettorale per le amministrative a Caltanissetta e assieme all’eurodeputato Ignazio Corrao per il candidato sindaco a Salemi.

Perché i big del M5S non parlano delle elezioni comunali a Bagheria?

Il MoVimento 5 Stelle sembra aver dimenticato Bagheria, dove pure è presente tra le quindici liste che correranno per le amministrative. La ragione è molto semplice. Il sindaco uscente, Patrizio Cinque, non è stato candidato. È stata invece scelta Romina Aiello, attuale assessore con delega a  Cultura, Beni culturali, Pubblica Istruzione, Spettacolo, Rapporti con le Istituzioni religiose, Politiche comunitarie e Politiche della Legalità. Normale avvicendamento? Non proprio.

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Perché non solo in questi cinque anni Bagheria il MoVimento 5 Stelle non è riuscito a realizzare le promesse di cambiamento ma soprattutto perché ad  un certo punto Cinque è passato dall’essere l’esempio della forza del partito ad essere ripudiato da Di Maio che a febbraio 2018, nel giro di pochi giorni dalla presenza di Cinque sul palco di un comizio dichiarò che «Patrizio Cinque? non è un sindaco del Movimento». Sulla pagina ufficiale del Comune Patrizio Cinque risulta ancora essere un esponente del M5S, autosospeso. Non espulso, né fuoriuscito. Cos’era successo? Il giorno prima, il 26 febbraio, la procura di Termini Imerese aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.

L’ipocrisia del M5S su Patrizio Cinque e Bagheria

A ottobre 2018 il GUP aveva disposto il rinvio a giudizio del sindaco. Che a differenza di Marcello De Vito (ad oggi solo indagato) non era stato espulso dal MoVimento 5 Stelle. Né i consiglieri M5S di Bagheria hanno tolto la fiducia al sindaco che ha potuto così continuare a lavorare fino a fine mandato. Del resto anche la scelta di candidare una sua assessora è alquanto strana. Senza nulla togliere ai meriti della Aiello va infatti ricordato che i componenti della giunta sono di nomina fiduciaria del sindaco. E la giunta pentastellata di Bagheria i pezzi aveva iniziato a perderli già due anni prima, con le dimissioni di Luca Tripoli, assessore all’Urbanistica di Bagheria, dopo che le Iene avevano scoperto che viveva in una casa abusiva.

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Curiosamente invece Cinque, la cui casa di famiglia sorge all’interno all’interno di un’area tutelata (e quindi abusiva) era rimasto al suo posto. Difeso dal M5S che aveva iniziato a blaterare di abusivismo di necessità  e Di Maio spiegava che «Bagheria è una città dove si abbattono le case dei mafiosi, si abbattono le ville a 150 metri dalla costa e si fa un regolamento sull’abusivismo». Peccato che nemmeno quelle case non fossero state abbattute. Le cose poi si sono fatte complicate. A livello nazionale Di Maio venne coinvolto nella storiaccia degli abusi commessi dal padre sui terreni di famiglia e spuntò fuori un simpatico condono per gli abusi ad Ischia. Cinque invece – sempre autosospeso – aveva costituito una società con una deputata M5S componente tra l’altro della Commissione Ambiente per l’acquisto (e la riqualificazione) di un ecomostro costruito proprio entro la fascia dei 150 metri dalla costa. Un immobile – rivelava il Manifesto – «sotto sanatoria per alcune parti che potrebbero essere abusive».

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Arriviamo così all’attualità. Con il MoVimento 5 Stelle che ignora le elezioni di Bagheria, forse per timore di un flop alle urne che riaprirebbe questioni che il partito non vuole minimamente affrontare all’indomani delle europee. Cinque invece non si fa alcun problema – da autosospeso, ovvero da portavoce nei confronti del quale il M5S non ha preso iniziative di sorta – a fare campagna elettorale per la sua assessora. Che a sua volta non sente la necessità di prendere le distanze come fece a suo tempo Di Maio. Eppure il MoVimento 5 Stelle di oggi è molto più vicino alle posizioni (e ai problemi) di Cinque di quanto lo fosse anche solo prima delle politiche del 2018. Chissà, forse accendere i riflettori su Bagheria dove governa senza problemi un sindaco rinviato a giudizio proprio oggi che Di Maio chiede le dimissioni di un sottosegretario leghista che è solo indagato potrebbe mettere a nudo tutta l’ipocrisia dei 5 Stelle quando si tratta di vicende giudiziarie.