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Perché l’onesto Patrizio Cinque è stato ripudiato dal MoVimento 5 Stelle?

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Era il 22 febbraio scorso, appena cinque giorni fa. Al Cine Teatro Roma di Bagheria si presentavano i candidati del MoVimento 5 Stelle alla Camera e al Senato: «L’evento vedrà la partecipazione dei deputati regionali Giancarlo Cancelleri e Salvatore Siragusa e del Sindaco di Bagheria Patrizio Cinque», annunciavano ufficialmente i grillini siciliani. Un evento di “grande accoglienza e partecipazione”, diceva proprio Siragusa sulla sua pagina Facebook pubblicando la foto di gruppo in cui Patrizio Cinque, proprio quel Patrizio Cinque sindaco di Bagheria, si trovava un po’ defilato all’estrema sinistra ma comunque presente.

L’onesto Patrizio Cinque ripudiato dal MoVimento 5 Stelle

O tempora, o mores per l’onesto Patrizio Cinque. Cinque giorni dopo proprio lui finiva ripudiato dal candidato premier del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio addirittura con tanto di risposta in video: «Patrizio Cinque non è un sindaco del MoVimento», rispondeva Di Maio a chi gli chiedeva conto della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Cinque. Non lo è più, insomma. Perché non si può certo dire che non lo sia mai stato, visto che il suo regolamento che salvava “l’abusivismo di necessità” veniva fino a ieri citato come un esempio da seguire per tutta la Sicilia dall’ex candidato presidente di Regione Giancarlo Cancelleri.

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L’onesto Patrizio Cinque non è un sindaco del MoVimento, insomma. E pazienza se, come racconta l’Adn Kronos, il grillino Marco Maggiore, presidente del Consiglio comunale proprio a Bagheria, sollecitato da un bagherese che chiede le sue dimissioni (“Coerenza vorrebbe che il sindaco si dimettesse subito o che i consiglieri grillini lo sfiduciassero in caso contrario. Coerenza vorrebbe che gli assessori si dimettessero. Coerenza vorrebbe che il Presidente Marco Maggiore si dimettesse. Coerenza, appunto… questa sconosciuta in casa grillina”), replichi così: “Io sono il presidente del Consiglio Comunale di Bagheria, non il presidente del Movimento 5 Stelle… Dal 9 Marzo 2017 ho sempre cercato di agire in funzione di una carica che esige rispetto. Di Maio può essere il capo politico del mio movimento ma per me viene dopo l’ultimo dei cittadini bagheresi. Delle sue parole m’importa fino ad un certo punto“.

Patrizio Cinque: storia di un ripudio incomprensibile

Cinque a ottobre andò a manifestare contro l’approvazione della legge elettorale postando una bandiera con il simbolo del M5S. Eppure, Luigi Di Maio, lasciando Palermo ha ribadito che Cinque “è fuori dal movimento”. Cinque un paio di giorni fa sulla sua pagina Facebook pubblicava la diretta di Di Maio e Di Battista prima della comparsata da Lucia Annunziata. Eppure è fuori. Anche se sulla sua pagina Facebook il simbolo grillino non compare più da quando si è autosospeso, Cinque non ha evidentemente meritato il destino di Virginia Raggi, per la quale si sono cambiate le regole del M5S. Anzi, di più, pur essendo perfettamente all’interno delle stesse regole (è soltanto indagato), Cinque “è fuori dal MoVimento”.

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Se c’è davvero un motivo diverso dalla campagna elettorale incombente per questa incredibile decisione da parte del capo politico del M5S, forse è da ricercarsi in quanto si trova nelle carte della vicenda che ha coinvolto il sindaco di Bagheria, per il quale la procura di Termini Imerese ieri ha chiesto il rinvio a giudizio per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. In particolare, la questione della casa abusiva del cognato e del vigile del suo comune. Accade infatti che in procura a Termini Imerese sia arrivato qualche tempo fa un esposto farlocco firmato da Domenico Buttitta, cognato di Cinque. L’esposto, prendendo spunto dagli “annunci del sindaco Patrizio Cinque che ha deciso di abbattere le case abusive”, vedeva il falso Buttitta autodenunciarsi per alcuni abusi edilizi nella sua casa di proprietà. I magistrati scoprono subito che l’esposto è un falso (la firma è farlocca), ma visto quanto è circostanziato decidono di indagare lo stesso.

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Qui entra in scena un altro personaggio: il vigile urbano Domenico Chiappone. Il quale riceve l’ordine di avviare gli accertamenti nei confronti di casa Buttitta e, racconta Livesicilia, invece di eseguirlo come prima cosa lo va a dire proprio al sindaco, l’onesto Patrizio Cinque.

Cinque, appresa la notizia, avvertì la sorella Maria. Non solo, Chiappone, su richiesta di Cinque, scrive il giudice per le indagini preliminari Michele Guarnotta, “istigato dal cognato Domenico Buttitta, indebitamente rifiutava di procedere alla identificazione delle persone nei cui confronti venivano svolte le indagini della Procura di Termini Imerese”. Da qui le accuse di rivelazioni di segreto istruttorio e rifiuto di atti d’ufficio contestate dalla Procura diretta da Ambrogio Cartosio (Livesicilia).

Incidentalmente, vale la pena ricordare che Cartosio è lo stesso Cartosio dell’inchiesta su Iuventa e sulle ONG che venne applaudito da Luigi Di Maio.

Il vigile e il sindaco

I carabinieri avevano dunque “messo sotto” i telefoni e avevano scoperto che il sindaco era stato avvisato, dall’ispettore capo della polizia municipale Domenico Chiappone, dell’indagine sul cognato. Cinque, a sua volta, aveva riferito tutto alla sorella e al marito di lei: «Non una rivelazione fine a se stessa, ma volta a farli preparare per i controlli dei vigili», annota chi indaga secondo le carte pubblicate da Livesicilia. Parlando poi con un’amica, Maria Giovanna Rizzo, il sindaco spiegò che era stato «tutto calcolato» per aggiustare la cosa. I vigili successivamente ritardarono anche nell’identificare i Buttitta, cosa che fece ulteriormente slittare l’accertamento dell’abuso.

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Patrizio Cinque, Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri qualche sera fa a Bagheria [via Facebook.com]
E perché ritardarono? Anche qui ci racconta cosa è successo proprio Livesicilia: «I tempi dei controlli si sarebbero allungati anche grazie all’intervento di Cinque, sollecitato dal cognato: “Siccome si sono presentati i vigili che penso lo sai”. “Ti serve più tempo?”, chiedeva Cinque al cognato. Risposta: “… mi serve più tempo certo”. Cinque: “ Si può rinviare”. Quindi il sindaco scriveva a Chiappone: “… in pratica ci chiedono di andare mercoledì prossimo così ne possono parlare in famiglia.. allora dico che andate mercoledì 8”».

La multa al cognato troppo alta

Quindi l’onesto Patrizio Cinque telefonava al vigile dicendogli di andare la settimana successiva a fare i famosi controlli che la procura di Termini Imerese gli aveva ordinato. In altre telefonate di Cinque con gli assessori Fabio Atanasio e Maria Laura Maggiore spiegava come erano andate le cose:

“Comunque è arrivata… ti ricordi l’altra volta nella stanza che ti dicevo di un’autodenuncia che avevo in mente… abusivi immobili abusivi”. Atanasio: “Si è autodenunciato?”. Cinque: “Ne parliamo dopo dai”. Alla Maggiore Cinque spiegava che “sono stato contattato dai vigili… ti ricordi la discussione che facemmo… sull’autodenuncia che volevo fare fare a mio cognato è arrivata l’autodenuncia… è firmata mio cognato ma non è… non l’ha fatta lui… ma non mi preoccupa tanto la denuncia o il discorso di fare emergere questa discussione dell’immobile mi preoccupa la modalità cioè l’autodenuncia perché io mi aspettavo che denunciassero anonimamente dicendo che c’è questa situazione andateci, ma non che si inventassero un’autodenuncia, che io volevo fare fare a mio cognato, cioè una cosa incredibile”.

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Non solo. L‘onesto Patrizio Cinque dopo questionava anche sull’entità della multa da fare al cognato, cercando di ottenere uno sconto per il marito della sorella:

“… però chiaramente si aprirà tutta una situazione, una situazione dove io volevo dirti una cosa noi stiamo facendo la sanzione cioè si può fare da duemila a ventimila euro, Aiello sta facendo a ventimila euro, è una cifra troppo grande non capisco perché… una cosa è pagare duemila euro o una cifra mediana, diecimila, cinquemila, e sono soldi che vanno per le demolizioni per carità, una cosa è ventimila euro che sono cioè una cifra enorme per tutti…”.

E diceva di fare una multa alta ad altri suoi concittadini, quelli che hanno la casa vicino al mare, e bassa al cognato: «“Quindi vediamo di fare questa, di abbassare questa sanzione, di farla bassa magari puoi mettere quelli a 150 metri dal mare gliene dai 20 mila quello è doveroso… perché comunque sai che se la possono passare bene”. Maggiore sembrava recepire: “Vediamo com’è che hanno fatto se ci sono situazione analoghe oppure… ci sono criteri così come dicevi tu e magari li applichiamo”. “Ed in caso – concludeva Cinque – diamo un atto di indirizzo”». Infine, l’onesto Patrizio Cinque si sfogava con un suo assessore per l’emendamento che aggravava le sanzioni per gli abusivi, presentato da una compagna di partito, deputata nazionale, nel frattempo sospesa per la vicenda delle firme false: «Questa situazione l’ha messa quella minchiona di Claudia Mannino e siamo veramente dei geni». Cinque aveva altre idee, racconta oggi Repubblica: «Vediamo di fare abbassare questa sanzione». Tutto questo però è risaputo, talmente risaputo che Di Maio poteva dire che Cinque era fuori già mesi fa. Invece ha deciso di dirlo ieri, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura durante la campagna elettorale. Ecco perché Patrizio Cinque è fuori dal M5S: non è colpa sua. È colpa delle elezioni.