Opinioni

L'Unità licenzia e chiude

unita renziana

Nell’Unità made in Renzi arrivano i licenziamenti. Una serie di lettere di licenziamento collettivo senza ammortizzatori sociali sono state annunciate stamattina al comitato di redazione da un rappresentante del gruppo Pessina a cui il segretario del Partito Democratico aveva affidato il rilancio del giornale. Il direttore Sergio Staino e il condirettore Andrea Romano hanno criticato la scelta dell’editore, mentre per il 12 gennaio è fissato un consiglio di amministrazione di Unità SRL, società che edita il quotidiano, presieduta da Chicco Testa (in quota renziana) e dall’amministratore delegato Guido Stefanelli (gruppo Pessina). Scrive il Corriere Fiorentino che i rappresentanti di Eyu, fondazione che fa capo al Pd e proprietaria del 20% delle quote, avrebbero intenzione di ricapitalizzare con un milione, a patto che il gruppo Pessina (socio di maggioranza con l’80%) faccia altrettanto con almeno 4 milioni, di liquidità.
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Ma Pessina non ha intenzione di buttare altri soldi in un progetto in cui ne ha già persi tanti: il quotidiano perde 400mila euro al mese. Il prossimo passo sarà la messa in liquidazione di L’Unità srl e la chiusura della versione cartacea del quotidiano che fu di Gramsci. In una conferenza stampa Staino ha raccontato che oggi una delegata dell’editore ha fatto sapere che non ci sarebbe stata alcuna trattativa per i lavoratori e che si sarebbe passati direttamente ai licenziamenti. «Spero che si faccia vedere il socio di minoranza, il PD, perché devo dire che in questi quattro mesi, dopo un primo incontro gioioso con il segretario, non ho più visto nessuno», ha detto Staino.
In questi anni della sua seconda rinascita l’Unità è inciampata in una serie di “incidenti diplomatici” (eufemismo) di qualità imbarazzante. Dal «mafiosetto» dato a Roberto Saviano da un editorialista che ancora allegramente scrive per il giornale alla macchina del fango contro Virginia Raggi che ha indubbiamente aiutato la candidata M5S a vincere a Roma, dalle imbarazzanti dissociazioni dai contenuti del sito dell’Unità al giornalista finito nei guai per un tweet critico nei confronti di Renzi, dovendo sopportare alla fine di due anni vissuti pericolosamente anche due milioni di rosso. Oggi il giornale rischia di morire per la terza volta mentre gli spifferi vorrebbero il PD pronto a rilanciare e investire sul sito, che ha – secondo il partito – meno costi e più capacità di penetrazione nel dibattito politico. Di certo, a prescindere dalle decisioni del gruppo Pessina, che non possono non essere prima di tutto economiche, questo è un fallimento che vede il segretario Renzi non certo estraneo, visto che è stato lui a scegliere i compagni di viaggio della nuova avventura. Ma state certi che anche oggi ci prenderemo una responsabilità domani.