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Cosa va a fare Luigi Di Maio ad Harvard

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Il Vice presidente della Camera Luigi Di Maio domani (3 maggio) incontrerà gli studenti dell’Università di Harvard. Giovedì invece Di Maio farà un giro al Massachussetts Institute of Technology di Boston. Sempre a Boston incontrerà la comunità italo-americana. Ad Harvard Di Maio terrà una lezione per spiegare a studenti e docenti l’argomento che conosce meglio: il MoVimento 5 Stelle. L’incontro è sponsorizzato da Yes Europe Lab, un gruppo di cittadini europei che vive all’estero e che “dice Sì all’Europa”.

Luigi Di Maio spiega il MoVimento agli americani

Il titolo dell’incontro è “A Conversation with Luigi Di Maio: Understanding the Five Star Movement and the Role of Direct Democracy in Italy“. Di Maio spiegherà ad Harvard come funziona il M5S e il ruolo della Democrazia Diretta in Italia. Il che forse potrebbe rappresentare un problema perché non è che la democrazia diretta del M5S funzioni poi così bene. Non sappiamo se Di Maio parlerà dell’importante ruolo di un Capo Politico non eletto e di quello del figlio del fondatore che ha ereditato il partito. Ma non è quello che si dirà quello che interessa a Di Maio. Quello che conta è che che si parlerà del M5S in una delle più prestigiose università del mondo.
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Anche il fatto Harvard sia una delle università dove vengono formate le élite americane non è importante. A Di Maio non interessa che quelle della Ivy League siano università private molto costose ed elitarie. Perché Di Maio in fondo si trova a suo agio assieme agli esponenti dell’élite. Certo, in Italia il MoVimento lotta contro la casta ma saranno gli studenti di Harvard a decidere se sono élite o casta, non il M5S.

Il tour del candidato Premier del M5S

Sicuramente è un grande onore poter parlare ad Harvard ma lo scopo del colloquio è semplicemente quello di accreditare Di Maio come futuro candidato alla Presidenza del Consiglio. Tutti i leader politici lo fanno, e Di Maio che dopo cinque anni è un politico di professione non fa eccezione. Dopo i viaggi a Londra e in Israele ora Di Maio sbarca in America. Uno sbarco preparato da tempo che – secondo un retroscena della Stampa – ha come obiettivo anche l’incontro con Donald Trump. Niente di scandaloso, è perfettamente normale tentare di farsi conoscere all’estero per presentarsi come interlocutore affidabile.
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Forse fare tutto questo in nome della “democrazia diretta” potrebbe lasciare qualche dubbio circa il fatto che quella del MoVimento sia una vera democrazia partecipata dal basso. Perché nell’accezione classica “democrazia diretta” non è semplicemente essere chiamati a cliccare ogni tanto. A dirla tutta sembra quasi che tacitamente Fico, Di Maio e Di Battista si siano già spartiti i ruoli e che il ruolo di candidato premier del M5S sia sempre meno contendibile.
 

Le critiche di  Roberto Saviano a Luigi Di Maio

Nel frattempo Roberto Saviano prepara l’arrivo di Di Maio negli States ricordando su Facebook la polemica sulle ONG “taxi dei migranti”. Lo scrittore partenopeo lo fa su Facebook con un lungo post in inglese (per meglio farsi comprendere oltreoceano) dove punta il dito contro i pregiudizi del MoVimento nei confronti degli stranieri.
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Saviano tocca un tasto che sa bene che nell’America di Trump – quella dei muri e dei travel ban – è particolarmente sentito. Ma volendo gli studenti di Harvard potranno chiedere conto a Di Maio anche di altre posizioni scomode del M5S. Ad esempio l’ammirazione per il Venezuela di Maduro, quella per Vladimir Putin ed infine quel problema a considerare Bashar al-Assad un dittatore. Perché un conto è parlare della struttura del proprio partito, un altro è difenderne la politica estera.