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Il governo-bomba di Luigi Di Maio

luigi di maio

«Chi ha paura del cambiamento oggi è nostro nemico. Siamo di fronte a un bivio: da una parte c’è il coraggio, dall’altra c’è la paura. Noi dobbiamo avere coraggio»: Luigi Di Maio va in diretta su Facebook per rispondere alle critiche sulla situazione di stallo tra MoVimento 5 Stelle e Lega, che ancora non hanno né chiuso il contratto né deciso l’organigramma del loro prossimo governo.

Di Maio, il governo e quei cattivoni del Financial Times

«Il M5S c’è e vogliamo portare a casa i risultati del contratto; sabato e domenica ci vediamo nelle piazze ai gazebo del MoVimento 5 Stelle per parlare del contratto. Crediamoci e ce la possiamo fare», chiude Di Maio che sfida il Carroccio anche sui gazebo. Prima, riecheggiando le parole di Borghi sull’ambiente ostile, il candidato premier del MoVimento aveva attaccato i giornali che a suo dire sarebbero troppo critici nei confronti dell’esecutivo in formazione, prendendosela in particolare con il Financial Times per l’articolo sui nuovi barbari che stavano entrando a Roma.

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“Abbiamo attacchi continui. Non c’è un solo giornale che non ci abbia attaccato. Oggi il Financial Times dice “arrivano i nuovi barbari”. Ma come vi permettete? Il M5s è stato votato da 11 milioni di persone. Se questo governo si farà, avrà 17 milioni di persone che lo hanno votato“, aggiunge. Il FT stamattina ha scritto che l’Italia sta per insediare “il governo meno convenzionale e più inesperto alla guida di una democrazia occidentale dai tempi del Trattato di Roma del 1957”. “Ora i barbari non si stanno solamente ammassando alle porte di Roma ma sono entrati dentro le mura della città”. Nello stesso articolo il giornale però ammette che “Roma del 2018 non è quella del 410” e che “né Di Maio né Salvini sono il re Alarico dei Visigoti”. Ma soprattutto che i due partiti “godono di una legittimità democratica senza discussione” dal momento che sono usciti vincitori dalle elezioni.

Il governo bomba di Luigi Di Maio

Di Maio vuole rassicurare i suoi ma parla anche alla Lega: “È il momento di capire se vogliamo andare fino in fondo. Il M5s c’è. Se ci riusciamo sarà una bomba, ma in senso positivo. Se ci riusciamo abbiamo la grande occasione di cambiare tutto. Ma è un momento per coraggiosi, non per cuori deboli. Chi ha coraggio ci dia una mano”. Poi, tanto per far capire che aria tira, dice anche che “il contratto non è un’alleanza, degli altri non ci fidiamo”. Poi, non a caso, dice che ad attaccarli sono “eurocrati” “non eletti da nessuno”: le stesse identiche parole di Salvini, che rispondeva al commissario europeo sulle Migrazioni Dimitris Avramopoulos, il quale auspicava che non ci fossero cambiamenti sulle politiche dell’immigrazione con il nuovo esecutivo e lodando l’Italia per quanto fatto, ricordando, tra l’altro, che il Paese è tra gli Stati che hanno il maggior sostegno da Bruxelles.

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Intanto però proprio Salvini spiega che l’eventuale rinuncia a formare il governo o il ricorso al nuovo voto “sarà una scelta presa da entrambi, ci sono alcuni temi su cui siamo lontani ed è chiaro che non possiamo andare a Bruxelles con un governo che rappresenti due idee lontane”. “Ma sono le prossime ore quelle in cui decideremo”, conclude il leader della Lega.

I problemi di soldi

A rendere tutto più chiaro è Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, impegnato al tavolo tecnico con i cinque stelle sul programma: “Dobbiamo avere la consapevolezza che fuori da qui non abbiamo alleati -avverte Borghi-. Noi e i 5 stelle, se dovessimo partire con questa avventura, partiremo con un ambiente chiaramente ostile. Per questo dobbiamo assicurarci di procedere spalla a spalla, coperti e uniti. Ecco perché dobbiamo innanzitutto essere sicuri di avere le risorse adeguate per fare le cose e realizzare tutto quello che vogliamo e dobbiamo fare. Del resto, se non abbiamo i soldi, dove si va? Deve essere chiaro a tutti che i cittadini si aspettano da noi un cambiamento vero e noi abbiamo il mandato preciso di attuare questa volontà: i trattati europei sulla questione immigrati, per esempio, vanno rivisti”.

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Parole che riecheggiano anche, identiche, nella diretta di Di Maio: “I vincoli europei vanno rivisti, dialogando con gli altri Paesi ma vanno rivisti, perché è in Europa che si gioca la partita importante per finanziare tutte le misure economiche che ridiano diritti sociali agli italiani”. Il problema sarà lo stesso che hanno avuto gli altri che ci hanno provato: ci vuole la volontà politica di tutti per farcela.

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