Politica

Lega-M5S, un governo sull’orlo di una crisi di nervi

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C’è Giulio Sapelli che è ancora lì ad attendere di sapere se gli faranno scegliere il ministro dell’Economia e vorrebbe Domenico Siniscalco, a via XX Settembre con Berlusconi. C’è Giuseppe Conte che avrebbe anche il curriculum giusto ma la Lega fa sapere che le sue frequentazioni a Firenze (leggi: Maria Elena Boschi) non sono gradite. C’è Enrico Giovannini, il cui nome è durato lo spazio d’un mattino prima che si tirasse fuori dal gioco perché è un uomo di sinistra. E Giampiero Massolo, nome fatto per essere bruciato già la settimana scorsa.

Lega-M5S, accordi e disaccordi

E poi c’è Gianluca Vago, medico specializzato in Anatomia patologica e rettore della Statale di Milano, c’è Michele Geraci, professore di economia a capo del Global Policy Institute di Londra che ha detto che flat tax e reddito di cittadinanza sono incompatibili. O Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi che non piace per niente alla Lega. O ancora Giulio Tremonti, che sarebbe il punto di contatto perfetto del M5S con Berlusconi. Con in più il bonus di Sapelli che dice che “Nulla mi leva dalla testa che il Movimento Cinque Stelle sia stata un’invenzione americana ed israeliana per condizionare la nostra politica” e che qualche tempo sosteneva che “Esiste un arco istituzionale in Germania, in cui si muovono molti partiti che sapranno arginare questi neonazisti. Mi sembra, da questo punto di vista, che la situazione sia molto più preoccupante in Italia con il M5S. La Germania è vaccinata e ha gli anticorpi. Noi no. E non mi riferisco alle presunte istanze populiste del Movimento di Beppe Grillo, ma al suo evidente dna di matrice neonazista…“.

giulio sapelli casaleggio 1

MoVimento 5 Stelle e Lega sono sull’orlo di una crisi di nervi perché non trovano un nome spendibile per Palazzo Chigi, mentre Matteo Salvini denuncia in tv che non c’è accordo nemmeno sul programma: sull’immigrazione lui vuole le mani libere, sulla giustizia vorrebbe la legittima difesa potenziata e processi più svelti e dall’altra parte non c’è accordo. Ce n’è abbastanza per dire che il governo Lega-M5S è già in crisi prima di cominciare e, soprattutto, per segnalare che oggi le urne sembrano più vicine rispetto a una settimana fa, quando di accordi tra grillini e Carroccio nemmeno si parlava.

L’arma delle elezioni

Tanto che c’è chi spiega che Lega e M5S potrebbero star preparando a un piano B in caso di rottura, cioè un ritorno alle urne l’un contro l’altro armati. Mentre si è ancora “in alto mare” sui nomi di molti ministri, compreso quello per l’Economia, che dovrebbe andare al Movimento, il Fatto scrive che il M5S dice di voler insistere su Conte. Ma le voci di dentro dicono che il docente è quasi “bruciato” e che Di Maio è un’opzione ancora possibile. E riemerge la suggestione della staffetta, con Salvini. Mentre la Lega annuncia per il fine settimana una consultazione pubblica nei gazebo sul contratto.

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Il sondaggio del Tg La7

Una situazione disperata ma non seria, nella quale Lega e M5S sono andati a impelagarsi senza preoccuparsi troppo delle possibili conseguenze sul Quirinale, che ieri è tornato a concedere più tempo ai due partiti per trovare un accordo sul contratto di governo pur avendo ben chiaro che i problemi ci sono su Palazzo Chigi e su tutti gli altri posti da occupare. La mossa di Sapelli, che ha una logica soltanto se la provenienza è quella del Carroccio, serviva a sciogliere l’impasse ma evidentemente non è piaciuta ai grillini.

Al voto! Al voto!

Proprio per questo, mentre i sondaggi post-voto continuano a incoronare il centrodestra, c’è chi teme che la crisi possa sbloccarsi nel modo più improbabile ad oggi: con il ritorno al voto. E ad averne paura oggi è proprio il M5S di Di Maio, spiega Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:

Il ritorno alle urne, una soluzione che per qualche giorno il leader del Movimento aveva sposato riunendo i parlamentari e ottenendo un plebiscitario via libera, non sembra più praticabile. «Ci siamo spinti troppo in là, se non la chiudiamo rischiamo di pagarla cara», è l’analisi di uno dei pochi ammessi nella war room in queste ore infuocate.

Un rischio gigantesco non solo per i consensi del Movimento 5 stelle – che tanto sta concendendo sul tavolo della trattativa – ma anche per la leadership di Luigi Di Maio, nel momento in cui continua a chiedere tempo, al Colle e al Paese, sapendo che è proprio il tempo a giocare contro di lui.

giulio sapelli presidente del consiglio lega-m5s

Il leader M5S aveva pensato potesse essere un’opportunità una trattativa lunga da sbloccare solo con il ritorno del suo nome sul tavolo. Aveva trovato il Colle disponibile a sondare le reali possibilità di un’intesa. Ma l’atteggiamento della Lega ha cambiato le carte in tavola. «Salvini ha paura di tutto. Di governare, del Quirinale, di Berlusconi. A lui conviene continuare a fare Salvini».

La sentenza dell’inner circle nasconde il timore di queste ore: i gazebo leghisti che bocciano l’accordo cui gli sherpa stanno lavorando giorno e notte. Gli alibi dell’Europa o dell’immigrazione usati per far saltere l’intesa lanciando una campagna elettorale che descriva il Movimento come piegato al sistema e Salvini come l’unico in grado di sovvertirlo.

La pazienza di Mattarella

Al Quirinale, mentre il gossip descrive i consiglieri di Mattarella come pronti a ridere (“Siamo su Scherzi a parte!“), il presidente della Repubblica per ora sta al gioco. Dopo 71 giorni, è l’unica scelta che rimane perché il governo tecnico è stato accolto male dal centrodestra, che è partito lancia in resta con la sua guerra alla tecnocrazia secondo un copione che gira indisturbato dal 2011. Spiega Marzio Breda, re dei quirinalisti, sul Corriere:

Se ieri avesse bocciato il loro tentativo, avrebbe rischiato una valanga di polemiche e recriminazioni, spesso strumentali. Come quelle su cui insiste Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che contesta il mancato incarico al centrodestra in minoranza, senza ricordare che allora fu proprio Salvini, leader della coalizione, ad andare oltre, proponendo elezioni anticipate.

giuseppe conte

Ecco dunque spiegata l’ennesima proroga. Il presidente ci si è rassegnato. E, fanno sapere dal Colle, siccome «non intende impedire la nascita di un governo politico che avvii finalmente la legislatura, ha preso atto della richiesta di Lega e 5 Stelle di avere qualche giorno in più… Le forze politiche faranno sapere loro quando saranno pronte».

Ben sapendo che potrebbero non esserlo mai. E potrebbe finire com’era iniziata: con il governo Gentiloni in carica per gli affari correnti e un paese al voto a settembre o a dicembre. Proprio come aveva auspicato lui.

Leggi sull’argomento: I gazebo della Lega per l’ok al contratto di governo