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Luca Telese contro la Commissione Europea (meglio di Godzilla contro King Kong)

Il giornalista de La Verità sostiene che con le regolette della Commissione Europea nemmeno un genio come Roosevelt avrebbe potuto portare gli USA fuori dalla Grande Depressione perché gli avrebbero impedito di fare troppo debito. Ma le cose non stanno esattamente così

«Se ci fossero stati quei geni di Moscovici e Junker, ai tempi della grande crisi, avrebbero inviato una “letterina” a Franklin Delano Roosvelt dicendogli che non teneva i conti in ordine. E noi oggi non saremmo qui». Così su Twitter Luca Telese, giornalista noto per le sue accorate e spassionate difese del governo giallo-verde. Cosa c’è di sbagliato in questa frase? Non il fatto che il Presidente della Commissione Europea si chiama Juncker e non Junker. E nemmeno che il Presidente USA del New Deal si chiamasse Roosevelt e non Roosvelt (che è, una marca di detersivo?). No, il problema è di concetto.

Il revisionismo economico di Telese

Telese sostiene in buona sostanza che se all’epoca della crisi del 1929 ci fosse stata la Commissione Europea avrebbe scritto una letterina al 32° Presidente degli Stati Uniti per dirgli che stava sforando i parametri del debito e che quindi avrebbero aperto una procedura d’infrazione per debito eccessivo. La tesi è che così come Roosevelt ha potuto spendere per far ripartire il Paese dopo il famoso giovedì nero di Wall Street così dovrebbero poter fare i politici italiani attualmente al governo. Ma invece la Commissione si ostina testardamente ad applicare regole e regolette che impediranno all’Italia di rialzarsi.

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Non sfuggiranno ai più le numerose distorsioni concettuali di questo tweet revisionista di Telese. Partiamo con una semplice raccolta di dati che dà la misura di quanto Telese non abbia capito il problema del debito pubblico italiano. Nel 1929 al momento del crollo dei mercati negli Stati Uniti il rapporto tra debito e PIL era al 16%. Nel 2008, al momento della crisi Lehman Brothers lo stesso rapporto in Italia era al 102,4%. Andiamo avanti. Dopo la crisi del 1929 inizia negli USA quella serie di periodi di siccità e carestie che è nota come Dust Bowl Drought. Per affrontare i due problemi nel 1932 il presidente Hoover alza le tasse, il rapporto debito/PIL è al 33%.

Il senso di Luca Telese per il debito pubblico italiano

Nel 1933 viene eletto Roosevelt che si fa promotore di un grande piano (il New Deal) per far ripartire il Paese tramite investimenti pubblici. Vengono realizzate opere pubbliche per poter dare lavoro ai disoccupati, vengono alzate le tasse soprattutto quelle sui redditi più alti (con un’aliquota al 79%, altro che Flat Tax), viene abrogato il proibizionismo, viene operato un taglio delle spese del bilancio federale (quello con cui vengono pagati i dipendenti pubblici). Il rapporto tra PIL e debito sale al 39%. La Grande Depressione però non finirà prima del 1939, quando dopo un altro New Deal il rapporto debito PIL USA è al 43%. Nel 1940 che fa Roosevelt? Alza ancora le tasse e aumenta la spesa pubblica: debito/PIl al 50%. Un anno dopo gli USA entreranno in guerra (nel 1941 iniziò per loro la Seconda Guerra Mondiale) con tutto quello che consegue in fatto di maggiori spese e aumento della produttività.

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Ora potete confrontare queste misure, così sommariamente riassunte, con quelle che vogliono fare Salvini e il Governo Conte. Nell’ordine: abbassamento dell’età pensionabile (maggiore spesa pubblica non produttiva), Reddito di Cittadinanza (spesa pubblica che non crea posti di lavoro), Flat Tax (minori entrate per le casse dello Stato). Il tutto viene finanziato facendo più debito, circa trenta miliardi di euro, in una situazione nella quale il nostro debito pubblico è al 132% del PIL. Telese forse non si è accorto che quello che Salvini e Di Maio chiedono all’Europa di poter fare non è di aprire nuovi cantieri o di assumere i disoccupati per lavorare alla costruzione di ponti e strade.

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Stanno chiedendo di poter abbassare le tasse, di poter mandare le persone in pensione prima (facendo aumentare la spesa pubblica) e di poter erogare un sussidio di disoccupazione a persone che attualmente lo Stato non sta aiutando a trovare un lavoro. Il paragone con Roosevelt avrebbe senso se Salvini avesse proposto un “New Deal” italiano. E sarebbe ancora più sensato se gli USA di Roosevelt fossero stati una nazione che condivideva con altri stati una moneta unica comune e che aveva firmato regole comuni per il bilancio. Gli USA non sono mai stati nulla di tutto ciò, e soprattutto non avevano un debito pubblico paragonabile al nostro. Probabilmente in una situazione analoga anche all’Italia sarebbe concesso di fare un po’ di deficit in più. Se solo nel 2008 avessimo avuto un rapporto debito/PIL al  16%. Ma in fondo Telese è quello che sostiene pubblicamente che la regola del 3% è campata in aria, cosa ci si poteva aspettare.

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