Cultura e scienze

Salvate il soldato Telese (prima che sia troppo tardi)!

Luca Telese da qualche tempo è diventato uno dei più accesi sostenitori del governo Salvini-Di Maio. Non è l’unico, anzi ce ne sono parecchi. Di per sé ovviamente non c’è nulla di male, ciascuno può legittimamente avere la sua opinione. Impossibile però non notare il costante (a volte purtroppo inefficace) lavoro di difesa del governo. Una manovra di avvicinamento che però non manca di suscitare una certa ilarità. Perché se da uomini di mondo sappiamo bene che il rapporto tra giornalismo e potere è quanto meno una relazione complicata non sfugge la goffaggine con la quale Telese si sta muovendo.

Come Luca Telese spiegava la storia dei 49 milioni della Lega

Ad esempio qualche tempo fa Telese condusse in prima linea la battaglia a favore del Parmigiano Reggiano raccontando la storia dell’OMS che lo voleva dichiarare pericoloso come le sigarette e imporre una tassazione maggiorata sul famoso formaggio italico. Manco a dirlo a combattere contro i poteri forti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità c’era Matteo Salvini. Telese poi è passato a spiegare la storia dei 49 milioni della Lega, difendendo il Carroccio e spiegando che il sequestro non era giusto. Precorrendo i giorni dell’ira dei giusti di Salvini, Telese parlava di “sequestro punitivo” e diceva che non tutti i 49 milioni dovevano essere sequestrati perché nemmeno la Procura era riuscita a ricostruire l’esatto importo dei rimborsi oggetto della truffa. Poi però la Lega ha deciso di accordarsi con la Procura di Genova per un piano di restituzione a rate dell’intera somma con cadenza bimestrale in 66 anni.

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Ma il nostro non se la beve. Anzi: spiega che la rateizzazione dei famosi 49 milioni di euro della Lega «è semplicemente una ammissione di errore da parte dei giudici» o una «evidente ammissione di errore della procura», abbozzando anche una teoria del complotto. Ovvero che l’idea della rateizzazione sia stata «forse suggerita discretamente dal Colle» (il che, per inciso sarebbe gravissimo). Ecco che l’onore di Salvini e della Lega è salvo, sono i giudici che hanno sbagliato e invece che dirlo o aspettare che venga dimostrato in tribunale si accordano con la Lega.

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Ma non c’è solo la Lega. Ad esempio il 17 settembre scorso annunciava trionfante su Tiscali e sul Blog delle StelleDi Maio reintroduce la Cassa Integrazione Straordinaria e salva i lavoratori, altro che Jobs Act. Voilà: eccola qui la notizia che nessun giornale vi dirà ed eviterà accuratamente di mettere in prima pagina. Nove giorni dopo le norme che avrebbero dovuto reintrodurre la Cassa Integrazione vengono stralciate dal Decreto Genova perché mancano le coperture. Tocca aspettare ancora un po’ per cantare vittoria.

Veronica De Romanis alle prese con la Telesenomics

Ieri sera a Otto e Mezzo Telese è stato protagonista di un fantastico duetto con la professoressa Veronica De Romanis. Ad un certo punto Telese ha tirato fuori la leggenda metropolitana del funzionario francese Guy Abeille che sostiene di aver inventato «in meno di un’ora, senza basi teoriche» la  formula del 3% sul disavanzo; il famoso limite che non può essere superato pena l’attivazione della procedura d’infrazione. La storiella piace molto negli ambienti sovranisti perché dimostra – semmai ve ne fosse bisogno – l’assurdità delle regole europee ed è stata tirata fuori di recente da Luigi Di Maio. Ma è appunto una bufala.

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Veronica De Romanis, Luca Telese e Armando Siri ieri a Otto e Mezzo

Come spiega Veronica De Romanis non solo le dichiarazioni di Abeille sono state smentite  (e del resto è l’unico a sostenere questa versione dei fatti) ma il 3% è il frutto di un’equazione che lega il debito con il disavanzo: «se lei mette delle ipotesi di cresciti e di inflazione e un’ipotesi di debito a cui vuole tendere trova il livello di disavanzo». Telese però non è convinto e più avanti spiega che «quanto al rapporto deficit/Pil nella spesa reale alla fine il rapporto deficit Pil è oscillato negli ultimi anni tra 3% e 2,4%, quindi non siamo arrivati a spese folli»; quello però – ha corretto la De Romanis – è il disavanzo che è diminuito perché sono diminuite le spese per gli interessi dal momento che la BCE ha messo in atto il quantitative easing «quindi al netto del quantitative easing il disavanzo è rimasto lo stesso» perché l’Italia non ha mai adottato una politica fiscale di austerità. L’espressione successiva di Telese, che sembra quasi rientrare dentro sé stesso è da oscar.

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Non contento della figuraccia rimediata in diretta Telese è andato a litigare anche su Twitter. Qui lo vediamo discettare con l’economista Mario Seminerio (che Telese chiama “Seminario”) mentre cerca di difendere il “funzionario francese” che va a raccontare in giro che nel 1981 ha inventato dal nulla il paletto del 3% “perché era facile da ricordare”. Una storia alla quale giusto Di Maio e Telese possono credere.

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Qualcuno potrà pensare che questo è un attacco a Telese. Al contrario. L’editorialista di Tiscali e conduttore di In Onda merita di più. Qualcuno ha notato che ultimamente è molto vicino al governo e l’ha fatto presente a Telese, dicendogli che forse si libera un posto alla Prova del Cuoco (intendendo dire che il giornalista è a caccia di un posto in RAI).

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Telese ha risposto con molta ironia scherzandoci su; e infatti sarebbe maligno pensare che le uscite infelici sull’economia siano frutto di un non meglio precisato piano strategico per farsi assumere in RAI. In realtà non è così: dal genuino stupore che traspariva ieri sera dalla sua faccia mentre la De Romanis gli rispondeva è evidente che del tema, semplicemente, non ci stava capendo niente. Salvate il soldato Telese dalle comparsate tv in cui deve fare il tuttologo, prima che sia troppo tardi.

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