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Consip, la mozione di sfiducia per Luca Lotti

Per Luca Lotti è il momento della verità. L’aula del Senato voterà oggi la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle nei confronti del ministro dello Sport in relazione alla vicenda Consip. A votare la mozione grillina saranno Cinquestelle, Lega e Sinistra Italiana, più i voti di alcuni gruppi minori. I sì alla sfiducia, quindi, dovrebbero attestarsi intorno agli 80-85 voti. Mentre la mozione dovrebbe essere bocciata da almeno 148 voti, che potrebbero salire a 164 considerando i 16 voti dei verdiniani. A togliere qualsiasi pathos ci ha pensato Forza Italia che, come ha confermato il capogruppo Paolo Romani, non parteciperà al voto, con i suoi 43 senatori.

La mozione di sfiducia per Luca Lotti

Ma quello che ci si aspetta, al di là del voto politico e della mozione di censura presentata dal Movimento Democratici e Progressisti che deve essere calendarizzata, è che Lotti spieghi in maniera definitiva se e quale sia stato il suo ruolo nell’inchiesta Consip. Delle indagini nei confronti del braccio destro di Matteo Renzi si parla dal 23 dicembre 2016, quando un articolo del Fatto Quotidiano che Lotti era indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Le indagini su Lotti partono dalle dichiarazioni di Luigi Marroni, amico del sottosegretario di Renzi, diventato capo della Consip, che ha parlato anche del generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, anche lui indagato per le stesse ipotesi di reato.

luca lotti indagato
Luca Lotti indagato: i protagonisti delle indagini (Corriere della Sera, 28 dicembre 2016)

Ad accusare Lotti c’è Luigi Marroni: l’a.d. di Consip fa bonificare il suo ufficio dalla presenza di cimici e microspie perché ha ricevuto una soffiata. Ovvero, qualcuno sta indagando su FM4, la mega-gara di facility management, bandita nel 2014 e suddivisa in molti lotti, tre dei quali potrebbero essere aggiudicati alla società di Alfredo Romeo. Convocato successivamente dal pubblico ministero che indaga sui reati, Marroni sostiene di aver ricevuto informazioni sull’indagine dal presidente di Consip Luigi Ferrara che a sua volta era stato informato dal comandante Tullio Del Sette. Poi aggiunge altri nomi. I più importanti sono Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia, suoi amici. Entrambi lo avrebbero messo in guardia. Anche Filippo Vannoni, 51 anni, commercialista e presidente di Publiacqua, la municipalizzata di Firenze, viene sentito dai magistrati in relazione all’inchiesta e, dopo aver negato, sostiene che Lotti, Del Sette e Saltalamacchia gli hanno fatto sapere dell’indagine su Consip.

Consip, perché Luca Lotti è nei guai

Marroni mette testualmente a verbale: “Sempre a luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino (non indagato, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”. Vannoni invece sostiene: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. E sostiene anche che a dargli un allarme “generico” sulla Consip fu Matteo Renzi. A questo punto Lotti si presenta dai magistrati il 27 dicembre. E racconta una storia stranissima, riportata nel gennaio scorso dal Fatto:

Dopo aver specificato di conoscere Vannoni dal 2008 ma di non “averlo incontrato nel corso del 2016”, Lotti spiega di esserselo ritrovato davanti per puro caso proprio “il 21 dicembre”. Racconta il ministro che all’alba di quel mercoledì mattina, poco prima delle sette, ha “incontrato casualmente alla stazione di Firenze il Vannoni, con il quale mi sono velocemente salutato apprendendo che si stava recando a Napoli”. I due salgono sullo stesso treno che parte alle 6.50 da Santa Maria Novella.
Lotti alle 8.48 scenderà a Roma Termini, mentre Vannoni proseguirà fino al capoluogo campano dove arriva alle 9.55 e corre in procura perché convocato dai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandalo e Celeste Carrano. Del resto quella mattina su quel treno Vannoni ci sale solo per questo motivo: andare a Napoli per essere interrogato dai magistrati che da lui vogliono la conferma di quanto dichiarato da Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, e cioè che la soffiata sull’inchiesta è arrivata da alcuni soggetti: il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette; il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, Lotti. E lui.

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Luigi Marroni, AD di Consip e accusatore di Lotti e Tiziano Renzi

Vannoni è sottoposto a interrogatorio come persona informata sui fatti, non è indagato. Parla per oltre due ore e alle 15 è già a Roma. A Largo Chigi. Dice a verbale Lotti: il pomeriggio del 21, mentre “stavo rientrando in ufficio, ho trovato Vannoni, voleva parlarmi”. Vannoni, prosegue Lotti, “imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’, congedandolo”.

L’SMS a Michele Emiliano su Carlo Russo

Insieme a questa vicenda poco dopo ne arriva un’altra. Una vicenda che vede protagonisti Michele Emiliano, Carlo Russo e Luca Lotti, in una storia che parrebbe incrociarsi con quella di Alfredo Romeo e con la storia dell’indagine su Consip. Alcune intercettazioni ambientali eseguite dal Noe dei carabinieri negli uffici dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, nell’estate del 2016, spiega il Fatto, svelano che:

1) Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, propone a Romeo un affare immobiliare da realizzarsi col padre dell’ex premier in Puglia, per l’esattezza a Castro dove lo stesso Russo ha casa;
2) in quel contesto Russo si vanta con Romeo dei rapporti con Emiliano e con il viceministro allo Sviluppo economico, la pugliese Teresa Bellanova. Nella lunga conversazione intercettata dalNoe,su delegadeipmdi Napoli Henry John Woodcock e CelesteCarrano, Romeo cerca di “a ss old ar e” Russo per entrare, grazie a questo imprenditore farmaceutico di Scandicci, nelle grazie del padre di Matteo Renzi;
3) Russo, in quel giorno d’estate, racconta a Romeo, per accreditarsi, che la Bellanova è stata acasa sua più volteein quelcontestodice che anche Emiliano “sta venendo”o addirittura “sareb be già venuto”a trovarlo.
4) quando Romeo, con sorpresa, lo interrompe facendogli notare che il premier e il governatore avevano litigato, Russo aggiunge che papà Tiziano sta tentando di propiziare la pace e che per questo avrebbe fatto addirittura appostamenti vicino a casa di Emiliano per incontrarlo. Questo è quello che dice Russo a Romeo. Teresa Bellanova, invece, fa sapere – tramite l’ufficio stampa – di aver “mai visto né Carlo Russo né Tiziano Renzi né di essere entrata in una casa del Salento”.

In questo contesto si dipana il colloquio tra Lillo ed Emiliano in cui il governatore della Puglia gli racconta di Russo e di presunti affari in Salento; Emiliano sostiene di aver saputo di questo Carlo Russo e di aver chiesto a Luca Lotti nell’ottobre 2014: ‘Conosci un certo Carlo Russo che sta venendo a Bari a ‘so stenermi’dicendo che è amico tuo e di Maria Elena Boschi?’ Lotti – dice ancora Emiliano – risponde laconico: ‘Lo conosciamo’. Allora io insisto con questo altro messaggio: ‘In che senso? Lo devo incontrare o lo devo evitare?’. E questa qui – racconta il governatore –è la risposta di Lotti: ‘Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo’”. Alla fine Emiliano ha incontrato Russo e dice che questi si presentava come un rappresentante di Renzi; qualche tempo dopo, ad agosto, si ripresenta come “l’amico di Tiziano Renzi” e parla di un mandato a incontrarlo ricevuto da Renzi per fare la pace. Incontro che alla fine non si verifica. Emiliano precisa di non essere mai stato a casa di Russo.

filippo vannoni consip
Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua

Le risposte che Luca Lotti deve ancora dare

Luca Lotti si è difeso pubblicamente dalle accuse in un paio di post su Facebook in cui se l’è presa continuamente con i giornalisti che hanno rivelato le notizie che lo riguardavano, senza entrare mai nel merito della vicenda e senza nominare mai Marroni o Vannoni. Un atteggiamento comprensibile per un indagato, ma non per un ministro. Per questo ci sono tutta una serie di domande ancora inevase:  perché Vannoni inventa un coinvolgimento del ministro nel caso Consip? Perché, alla faccia del segreto d’ufficio, gliela va a rivelare subito dopo averlo raccontato ai magistrati? Perché Lotti si lamenta delle rivelazioni di segreto d’ufficio dei quotidiani ma non delle rivelazioni di segreto d’ufficio di Vannoni (ok, questo è comprensibile)? Perché il renziano Vannoni avrebbe messo nei guai proprio Lotti raccontando una storia falsa ai magistrati? Perché la stessa storia falsa viene raccontata dal renziano Marroni? Perché Lotti su Facebook non nomina mai né Vannoni né Marroni, nonostante ad ascoltare la sua versione loro lo abbiano calunniato (la calunnia è il reato di chi accusa qualcun altro davanti al magistrato pur sapendolo innocente)? Perché Lotti non ha denunciato per calunnia almeno Vannoni, a suo dire reo confesso del reato nel suo ufficio di Largo Chigi? Su tutto questo Lotti, impegnato in una strenua guerra contro il mestiere dei giornalisti e alla ricerca di oscuri complotti contro di lui, ha taciuto. Per questo la mozione di sfiducia dovrebbe essere l’occasione per fugare tutti i dubbi politici, come ha fatto in altre occasioni Maria Elena Boschi. Per quelli giudiziari ci penseranno i magistrati.