Opinioni

Lo scivolone di Marattin sull’Irpef

Qualche giorno fa Luigi Marattin, brillante economista e deputato di Italia Viva, ha pubblicato sul Foglio la proposta del partito di Renzi sulla riforma dell’IRPEF. Partendo da una serie di criticità Marattin traccia le linee della nuova imposta sui redditi delle persone fisiche ponendosi, accanto al fine (condiviso da tutti ma praticato da pochi) di abbassare il carico fiscale sui redditi di lavoro, alcuni obiettivi solo apparentemente condivisibili, tra i quali la semplificazione e la rideterminazione degli sgravi relativi a coniuge e figli a carico. In particolare, per semplificare il sistema Marattin propone la cancellazione di tutte le attuali deduzioni e detrazioni, salvaguardando soltanto quelle relative ai contributi previdenziali e agli interessi sul mutuo per l’acquisto della prima casa.

luigi marattin

Una indubbia semplificazione per gli uffici dell’amministrazione finanziaria, che si troveranno a controllare situazioni più omogenee; un po’ meno per tutti i contribuenti che, al contrario, si vedranno presentare dal commercialista un conteggio delle imposte ben più salato, perché non potranno più “scaricarsi” le spese mediche, le spese scolastiche, le tasse universitarie, le spese per l’asilo nido, quelle funebri, quelle per i canoni di locazione sostenuti dagli studenti fuori sede, ecc. Per quanto riguarda invece le agevolazioni per i familiari a carico, Marattin parte da un presupposto talmente errato da non trovare alcuna corrispondenza nella realtà. Scrive, infatti, il deputato renziano:

“qualcuno è in grado di spiegare perché le agevolazioni per i familiari a carico valgono solo per i lavoratori dipendenti e non per quelli autonomi? C’è un motivo razionale – data l’emergenza demografica (che negli anni ’70 non c’era, e oggi forse è il primo problema strutturale italiano) – per cui un dipendente delle Poste con 50.000 euro di reddito annuo debba ricevere un supporto dal fisco per i figli a carico, e un barbiere che ne guadagna la metà invece no?”

Se tutto ciò fosse vero il ragionamento di Marattin non farebbe una piega: peccato, o meglio per fortuna, le cose non stanno così. Caro Onorevole, nessuno potrà essere in grado di spiegarle le ragioni di qualcosa che non esiste, ma siamo certi che il suo commercialista riuscirà senza difficoltà a illustrarle l’articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi, quello che regola proprio le detrazioni per coniuge e figli a carico, chiarendole che quella norma tributaria non fa alcuna distinzione tra lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi o imprenditori (a proposito, il barbiere produce reddito di impresa non di lavoro autonomo). E, magari, comprenderà che sulla materia fiscale è sempre meglio affidarsi a un buon commercialista che a un illustre economista.

EDIT ore 9,18: L’onorevole Marattin pubblica su Facebook e Twitter questa replica al nostro articolo:

luigi marattin

EDIT ORE 10,58: Ecco la risposta dell’autore:

Gentile On. Marattin,
sono d’accordo con lei sul fatto che “sarebbe meglio leggere prima di commentare”, altrimenti si corre il rischio di incorrere in magre figure. Proprio per questo mi permetto di farle notare che nel pezzo pubblicato da nextQuotidiano nessuno la “accusa” di alcunché, ma ci si limita a osservare alcune incongruenze tecniche della sua proposta.
Nello specifico:
1) è vero che contestualmente all’eliminazione di tutte le deduzioni e detrazioni (eccettuate quella per la prima casa e per i contributi previdenziali), lei propone, cito testuale, “l’introduzione di un minimo esente di dimensioni non basse (aumentato per ogni familiare a carico), che non funzioni affatto come l’attuale no-tax area ma che rappresenti una somma non soggetta a tassazione, qualunque sia l’ammontare del reddito lordo”, ma non le sfuggirà che un tale sistema tenderà a omogeneizzare situazioni profondamente diverse, mettendo sullo stesso piano, contrariamente all’IRPEF attuale, soggetti che presentano situazioni estremamente differenziate sul piano di primari bisogni sociali, quali ad esempio sanità, disabilità, diritto allo studio, ecc.

In altre parole, la sua proposta implicherebbe che un contribuente costretto a sostenere elevate spese sanitarie, per asili nido o scolastiche (l’elenco completo sarebbe molto lungo) dovrebbe pagare le medesime imposte di chi non sopporta tali fardelli. Quindi, in assenza di apposite clausole di salvaguardia (non menzionate nella sua proposta) e in attesa di vedere come sarà declinato (e quanto costerà) il sistema di aliquote più vantaggioso che lei richiama, è presumibile che tale omologazione produrrà vantaggi fiscali per i soggetti che non maturano il diritto alle detrazioni ed, evidentemente, svantaggi per coloro che, invece, attualmente ne godono in misura consistente. A meno di non voler immaginare una riforma dal costo esorbitante che, per essere credibile, dovrebbe essere puntualmente quantificata individuandone le coperture finanziarie (altrimenti si torna al “meno tasse per tutti”);

2) stupisce, invece, e concordo con lei sull’imbarazzo, il suo riferimento agli assegni familiari. Premesso che mentre le detrazioni per carichi di famiglia attengono all’IRPEF, l’erogazione degli assegni familiari compete all’INPS, e visto che il suo pezzo sulla riforma dell’IRPEF parla espressamente di, cito testuale, “agevolazioni per i familiari a carico” e “supporto dal fisco per i figli a carico”, cosa c’entrano con la riforma dell’IRPEF gli assegni familiari che, essendo regolamentati ed erogati dall’INPS, non hanno alcun impatto sull’IRPEF?

Auspichiamo tutti un dibattito serio e appassionato sulla riforma IRPEF ma, pur riconoscendo la sua indubbia competenza sui temi economici, leggendo la sua risposta qualcuno potrebbe pensare che, come dicono dalle mie parti, pezo el tacon del buso.

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