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La lite tra Di Maio e Conte: o Fraccaro o al voto

riccardo fraccaro

La composizione della squadra di governo ieri ha vissuto momenti concitati sulla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tutti i giornali raccontano di una clamorosa lite tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte sul ruolo, che il premier voleva fosse assegnato a un tecnico e che invece alla fine è finito in tasca al fedelissimo di Di Maio. Racconta Adalberto Signore sul Giornale:

Avere uno dei suoi uomini di fiducia nel ruolo chiave di sottosegretario di Palazzo Chigi,infatti, è per Di Maio la garanzia che anche in sua assenza potrà sempre avere occhi e orecchie sulle decisioni del Consiglio dei ministri. Idem, ovviamente, sulle prime non ne vogliono sapere, perché – lo hanno detto più volte – Conte è già un premier indicato dai Cinquestelle. E anche il presidente del Consiglio, che avrebbe voluto in quel posto il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa, prova a resistere.

«Ma come ti viene in mente di mettere in una posizione tanto delicata un uomo della Casaleggio», sbotta. Ma Di Maio – che è ormai un professionista della battaglia delle poltrone – non molla di un metro. «O così o salta tutto e si va al voto», è la sua replica. E con i suoi punta il dito su Conte: «Sta facendo il doppio gioco, ormai si è venduto al Pd».

lite conte di maio fraccaro

Ciriaco e Cuzzocrea su Repubblica confermano il quadro e aggiungono un dettaglio storico che non piacerà molto ai grillini:

La verità è che la bocciatura alla vicepremiership brucia ancora troppo. Di Maio si sente accerchiato. Martellato da voci che riportano di forti perplessità interne e internazionali per il suo futuro alla Farnesina. Ha bisogno di blindare la macchina di Palazzo Chigi, imponendo Fraccaro per ricevere in tempo reale il resoconto delle mosse dell’avvocato.  È già passata un’ora. Conte telefona a Zingaretti. Avverte il Quirinale, si scusa per l’inciampo che fa slittare il colloquio. Entrano in campo i mediatori, bussano alla porta di Di Maio distante pochi metri dall’ufficio del premier. Fallisce anche l’ipotesi di compromesso, che porterebbe Vincenzo Spadafora nel ruolo che fu di Giorgetti: per il capo 5S è troppo autonomo, nonostante il curriculum “dimaiano”.

E troppo in sintonia con Dario Franceschini per meritare una promozione. Il premier, alla fine, accetta Fraccaro. Sono le 12.40. Ma è infuriato. E lancia una contromossa destinata a riaccendere lo scontro: Chieppa viene comunque indicato come sottosegretario alla Presidenza. Avrà «deleghe importanti in ambito legislativo». Non parteciperà al consiglio dei ministri, certo. Ma gestirà comunque tutti i dossier più delicati. È una sfida silenziosa e letale a Di Maio. E punta a ridimensionare il ruolo di Fraccaro. Un po’ come accadde quando Paolo Gentiloni, in rotta con Matteo Renzi, iniziò a non coinvolgere Maria Elena Boschi – allora sottosegretaria a Palazzo Chigi – in molte decisioni cruciali dell’esecutivo.

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