Politica

Lorenzo Fioramonti: il ministro dell’Istruzione minaccia già le dimissioni

lorenzo fioramonti

Lorenzo Fioramonti non ha ancora giurato come ministro dell’Istruzione ma minaccia già di dimettersi. In un’intervista rilasciata a Corrado Zunino su Repubblica dice che vuole per l’università un miliardo (in biglietti di piccolo taglio?) entro Natale altrimenti è pronto ad andarsene. Fioramonti ha passato tutto il suo periodo da sottosegretario e viceministro del primo governo Conte minacciando dimissioni che non ha mai dato. Adesso fa il bis.

Lorenzo Fioramonti, oggi sarà ministro. Felice?
«Sorpreso. Credevo che nel corso della trattativa qualcuno mi avrebbe tenuto informato. Niente. Ho pensato avessero scelto altri nomi per il ministero dell’Istruzione».

E invece ha battuto i compagni di partito Giuliano, Morra, Gallo.
«Guardi, io ho una formazione universitaria e sono un docente d’ateneo. Lì mi sono espresso per quattordici mesi da viceministro e in quel campo credo di avere visione e progetti. La scuola la ricordo, invece, da studente e per curarla mi farò aiutare da due sottosegretari, uno del Pd, uno dei Cinque Stelle, che la amano e conoscono».

Uno potrebbe essere il preside Salvatore Giuliano, già sottosegretario di Marco Bussetti?
«Ha lavorato bene, sono pronto a suggerirlo». Partiamo allora dalla materia più ostica: la scuola. Come la vorrebbe? «Per darle l’importanza che merita, metterla al centro del Paese, prima bisogna sgravarla dei suoi problemi endemici. Il precariato estenuante, innanzitutto. Al primo Consiglio dei ministri sono pronto a far ripartire il decreto Salvaprecari».

Quello che abilita 55 mila supplenti di Terza fascia e offre un concorso straordinario a 24 mila?
«Sì, quello approvato salvo intese».

lorenzo fioramonti dino giarrusso

Sono stati i colleghi Cinque Stelle a impallinarlo: lo definivano una sanatoria.
«Parlerò con loro, troveremo un modo per tenere insieme i diritti di chi lavora da una vita in classe con la qualità dell’insegnamento e il merito. Quel decreto deve andare in porto al più presto». (…)

Vuole ancora un miliardo per l’università? Da viceministro aveva promesso dimissioni se non arrivava per Natale 2019.
«Quella promessa vale anche da ministro: un miliardo per l’università entro Natale o mi dimetto».

Tanto per essere certi, poi, Fioramonti ha ripetuto la stessa minaccia nel colloquio con Gianna Fragonara sul Corriere della Sera, alzando il prezzo da uno a tre miliardi:

Lei chiede due miliardi per la scuola e uno per l’università e la ricerca. Dove si trovano?
«Non voglio togliere soldi a nessuno. Vorrei delle tasse di scopo: per esempio sulle bibite gasate e sulle merendine o tasse sui voli aerei che inquinano. L’idea è: faccio un’attività che inquina (volare), ho un sistema di alimentazione sbagliato? Metto una piccola tassa e con questa finanzio attività utili, la scuola e stili di vita sani».

Vale la pena ricordare che ieri il professore (di economia, eh?) Sandro Brusco su Facebook ha spiegato che questo tipo di imposizioni fiscali non funziona come pensa Fioramonti:

Esiste una lunga tradizione in economia che suggerisce di imporre tasse sui prodotti che generano esternalità negative. Niente di strano o nuovo. Però ricordate che l’obiettivo di queste tasse è quello di RIDURRE IL CONSUMO DI QUESTI PRODOTTI, NON DI GENERARE REDDITO. L’obiettivo della tassa sugli aerei, se veramente crediamo che gli aerei siano più dannosi all’ambiente di altri mezzi di trasporto, è quello di ridurre (molto, altrimenti non ha effetto) l’attività di trasporto aereo aumentandone il prezzo per i consumatori. QUINDI UNA TASSA DI QUESTO TIPO HA TANTO PIÛ SUCCESSO QUANTO MENO REDDITO GENERA..
Non ha senso dire ”finanzio questo o quello con la tassa sugli aerei”. Una tassa sugli aerei che genera un gettito cospicuo è una tassa che ha fallito il suo obiettivo. Se vuoi generare gettito fiscale tassa le attvità con domanda rigida, non quelle che producono esternalità negative.

Leggi anche: Lorenzo Fioramonti: chi è il ministro dell’Istruzione del governo Conte Bis