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Il licenziamento in chiamata su Teams è un “segno di attenzione”: parola del manager

In un’intervista a La Stampa, Stefano Bena, manager della Yazaki Italia, spiega la decisione dell’azienda di licenziare tre dei suoi dipendenti avvisandoli con una chiamata su Teams

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La telefonata via Teams per avvisare i dipendenti del licenziamento? “Un segno di attenzione”. Parola di Stefano Bena, general manager della Yazaki, la multinazionale la cui sede italiana si trova Grugliasco, nel Torinese, che ha licenziato tre dipendenti che lavoravano in smart working telefonandogli tramite il programma usato per le riunioni a distanza. La vicenda era diventata un caso perché avvenuta pochi giorni dopo un licenziamento simile, che però ha coinvolto 900 persone, avvenuto negli Stati Uniti ai dipendenti di una società di mutui, Better.com, messe alla porta con una videochiamata del ceo Vishal Garg.

“Siamo sorpresi e amareggiati dal clamore che ha avuto la vicenda – afferma Bena in un’intervista a La Stampa – perché siamo in Italia da quasi trent’anni ed è la prima volta che ci capita una cosa del genere”. Il motivo è presto detto: “Avevamo mandato ai dipendenti licenziati una raccomandata e proprio come segno di attenzione abbiamo pensato fosse giusto anticipare individualmente le ragioni dietro questa decisione dolorosa ma necessaria che l’azienda ha preso. Quindi abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio usare Teams. È lo strumento che usiamo abitualmente anche per le riunioni con i sindacati”. Due persone dello stabilimento di Grugliasco e una che lavora per il magazzino di Pastorano, vicino Caserta, sono state informate che le loro mansioni sarebbero state svolte da altre persone in Portogallo “per efficientamento dei costi”.

I lavoratori e le lavoratrici non sono stati convocati di persona perché “siamo ancora fortemente in smart working”, sostiene Bena. “Non sono state telefonate facili – aggiunge – anzi sono stati colloqui lunghi, durati anche quasi dieci minuti”. Comunicazione al termine delle quali i dipendenti si sono visti crollare il mondo addosso. Una di loro, Alessandra Celidoni, 50enne divorziata con due figli e 18 anni alle spalle nella Yazaki, ne aveva parlato con il Corriere della Sera: “Ci hanno trattato come se fossimo trasparenti – disse – e io capisco che le multinazionali licenzino, ma almeno un incontro, la possibilità di darci del tempo per cercare un’altra occupazione”.