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La lettera di Di Maio alla Stampa: «Non firmerò il contratto con il M5S»

di maio renzi confronto grillini - 11

Ieri Federico Geremicca sulla Stampa ha chiesto a Luigi Di Maio di non firmare il contratto con il MoVimento 5 Stelle che hanno firmato molti degli eletti, a Roma come al Parlamento Europeo, e che è stato giudicato come “una minchiata” (termine tecnico) dal punto di vista giuridico. Oggi Luigi Di Maio scrive alla Stampa per assicurare che non firmerà alcun contratto e che risponderà soltanto ai cittadini. Al contrario di Roberta Lombardi, candidata in Regione Lazio, che ha già annunciato che invece lo firmerà.

Gentile Direttore,
l’articolo di Federico Geremicca mi offre l’occasione per chiarire alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore. Credo che l’opinione pubblica italiana non abbia voglia di essere rassicurata, ma piuttosto senta l’esigenza di essere informata in maniera chiara su cosa faranno il MoVimento 5 Stelle e il suo candidato premier se tra pochi mesi dovessimo vincere le elezioni e andare a Palazzo Chigi. Non firmerò nessun contratto, renderò conto del mio operato solo ai cittadini, quelli che ci avranno votato ma anche quelli che non saremo riusciti a convincere, e l’unica stella polare da seguire sarà il programma del MoVimento 5 Stelle.
Ma mi lasci anche aggiungere che il codice di comportamento firmato da alcuni dei nostri eletti non è mai stato inteso come una restrizione della loro libertà d’azione, ma piuttosto come una garanzia per gli elettori: in quel codice, di fatto, c’è scritto che il mandato dei cittadini non deve essere tradito e che non sono ammessi cambi di casacca. È uno strumento che abbiamo utilizzato per ribadire questo concetto, ma un punto del nostro programma è l’introduzione del vincolo di mandato: chi tradisce il patto con gli elettori non manterrà la poltrona passando ad un’altra forza politica, ma andrà a casa.

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Poi Di Maio aggiunge che il M5S vuole introdurre il vincolo di mandato, che però andrà evidentemente a cozzare con l’articolo 67 della Costituzione italiana, che lo vieta espressamente.

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