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È finita la pacchia: così la Lega mette fuori legge le pericolosissime maschere sarde (ma poi cambia idea)

Giovanni Drogo|

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La Lega di Matteo Salvini è un partito fantastico. Guadagna consensi a sud del Po in quella terra incognita che una volta chiamavano Terronia ma non ha ancora capito che cosa sia l’Italia. Prendiamo ad esempio il caso dell’Onorevole Eugenio Zoffili da Erba (Como). Zoffili è stato eletto in Lombardia ma attualmente è il Coordinatore Regionale della Lega in Sardegna. Come ci sia finito un lombardo a comandare sull’isola non è molto chiaro, certo è che Zoffili è stato capo della segreteria di Salvini.

Il pasticcio della Lega per vietare burqa e niqab

Oggi l’Onorevole Romina Mura (PD) ha fatto notare su Facebook come all’interno di un ordine del giorno (9/1913-A/99) presentato ieri dall’Onorevole Zoffili sia contenuta una proposta che – se applicata alla lettera – finirebbe per vietare per ragioni di sicurezza anche gli scialli e altri indumenti tradizionali delle donne sarde, così come le maschere tradizionali etniche sarde. Ad esempio quelle del celebre carnevale di Mamoiada (Mamuthones e Issohadores) ma anche tante altre maschere della tradizione popolare. L’accento è posto sulle tradizioni sarde perché Zoffili è coordinatore della Lega sull’isola, ma anche al Nord ci sono maschere “culturali” come i Krampus altoatesini.

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In che modo verrebbero vietati? Perché nella proposta di Zoffili si impegna il Governo «a valutare l’opportunità di vietare o limitare, nel pieno rispetto della legge 22 maggio 1975  n. 152, in luogo pubblico o nel corso di manifestazioni pubbliche, l’utilizzo di indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, che comportano in tutto o in parte l’occultamento del volto».

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I più furbi dicono che non c’è niente di illegale perché Zoffili si richiama alla legge del 1975. La citata legge 152/1975 prevede però all’articolo 5 il divieto dell’uso di «caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo». E come sanno bene anche i leghisti la giurisprudenza ha più volte ribadito come l’applicazione di tale normativa non possa prescindere dalle motivazioni connesse al divieto, ossia il reale pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza che potrebbe scaturire da tale condotta.

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Di fatto indossare un niqab o un burqa (che culturalmente sono due cose molto diverse) non costituisce di per sé un reale pericolo per l’ordine pubblico e – si potrebbe arguire – costituisce invece un giustificato motivo, dettato da ragioni “etniche” o culturali (e ovviamente religiose, come le nostre suore).

E alla fine la Lega cambia il testo che Zoffoli definisce una “fake news”

Da tempo Zoffili conduce – assieme ad alcuni colleghi leghisti – una battaglia per introdurre il divieto delll’uso del burqa e del niqab «in quanto considerati atteggiamenti inconciliabili con i princìpi fondamentali della Costituzione». All’Unione Sarda infatti Zoffili bolla l’attacco della collega del PD come le «solite fake news messe in giro dalla sinistra. Il provvedimento riguarda ben altro, come ad esempio i burqa. Il carnevale e le bellissime tradizioni della Sardegna non c’entrano nulla. Insomma, è una strumentalizzazione bella e buona». Ora il fatto che siano fake news è falso, perché la proposta è agli atti ed è scritto proprio così “compresi quelli di origine etnica e culturale”. E sorprende che un esponente di un partito che si riempie la bocca di cose come “europa dei popoli” e ha sempre sostenuto l’idea che in Italia ci sia una pluralità di popoli che abita la Penisola da secoli non colga la portata di quella frasetta.

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Ma la cosa ancora più divertente è che durante la seduta odierna (qui lo stenografico per i più increduli) dopo che l’Onorevole Fiano ha ricordato che la legge 152/1975 vieta il travisamento con casco nelle manifestazioni e riguarda quindi problemi di ordine pubblico e non culturale è stata espunta (vale a dire tolta) proprio la frase “compresi quelli di origine etnica e culturale”. 

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A confermarlo è anche il sottosegretario Nicola Molteni, quindi non si tratta di una fake news della sinistra. Anzi senza quella frasetta l’ordine del giorno di Zoffili di fatto non serve a nulla. In caso contrario si sarebbe finito per stabilire per legge come devono vestire le persone e cosa è culturalmente appropriato nel nostro Paese. Un fatto inaccettabile per la nostra Costituzione.

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Ma non ci si deve stupire che Zoffili parli di fake news e conosca poco la storia. Qualche settimana fa ha difeso la decisione della Lega di intitolare una piazza  o una via al Podestà fascista Alberto Airoldi definendolo una persona che “amava Erba e i suoi concittadini, che ha sempre tutelato e difeso”. Airoldi amava talmente i suoi concittadini che aveva pubblicato un grazioso volumetto dal titolo “Elenco di cognomi ebraici” che fu molto utile quando iniziarono i rastrellamenti delle famiglie ebree della zona. Strana coincidenza: anche quei colpivano specificatamente persone di una precisa fede religiosa.

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