Politica

La Lega dice no al M5S sulle trivelle

Il Carroccio boccia gli emendamenti del M5S sulle trivellazioni che miravano a cancellare le autorizzazioni appena date da Di Maio e Costa

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“Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli No non si campa”. È Matteo Salvini in campagna elettorale in Sardegna il primo a dare fuoco alle polveri sull’argomento della moratoria sulle trivellazioni, tema sul quale Di Maio è riuscito contemporaneamente a metterci la faccia e a perderla.

La Lega dice no al M5S sulle trivelle

Ma il fatto che alle parole di Di Maio si siano accodati anche altri leghisti dovrebbe preoccupare i grillini: “Noi non abbiamo condiviso il metodo e anche il contenuto degli emendamenti presentati da alcuni senatori M5S e anticipati da esponenti di Governo del M5S”, ha detto il senatore della Lega, Paolo Arrigoni, intervistato da Radio Radicale dopo la divisione nella maggioranza in commissione Ambiente sulla nomina del presidente dell’ente parco del Circeo. Il no al ministro dell’Ambiente era quindi un segnale politico del Carroccio nei confronti del M5S.

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Il senatore ha affermato che “su alcune questioni importanti è mancato il coinvolgimento. Siccome nel contenuto non li condividiamo, ci siamo permessi di dichiarare agli organi di stampa che li riteniamo profondamente sbagliati”. Riguardo possibili ripercussioni sul DL, l’esponente leghista ha rilevato: “Diciamo che la questione trivelle è nel decreto semplificazioni. Ci sono più di un emendamento da parte del Movimento cinque stelle nel decreto che noi non condividiamo”. E alla domanda se dunque la Lega si aspetta una mediazione sul punto, il senatore precisa: “una mediazione oppure un ritiro degli emendamenti”.

La Lega e le aziende

Subito dopo in una nota Vannia Gava, sottosegretario all’Ambiente in quota Lega, ha fatto sapere di aver incontrato questa mattina al Senato i rappresentanti di alcune aziende che si occupano dell’approvvigionamento energetico nel mare. “Ho ascoltato le aziende e le loro preoccupazioni, che sono anche le mie, per le possibili conseguenze dell’emendamento proposto al decreto semplificazioni, attraverso il quale si vorrebbe vietare lo svolgimento di tutte le trivellazioni in mare, incluse quelle già autorizzate- spiega Gava- La posizione che ho già espresso pubblicamente è di forte contrarietà a questa impostazione, per una lunga serie di motivi. Bloccare questo comparto porterebbe con se’ dei gravi problemi di approvvigionamento di energia per un Paese come il nostro che dipende per il 90% dall’estero contro una media europea del 54%. Fermare questo comparto metterebbe poi in crisi moltissime aziende, con la conseguente perdita di posti di lavoro, altro aspetto inaccettabile”.

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Quando Salvini non adorava le trivelle

 

Infine, “ma certo non ultimo, revocare autorizzazioni già concesse, che hanno già ottenuto i permessi previsti, significherebbe certificare che in Italia è impossibile investire, perché anche autorizzazioni già sancite possono essere messe in discussione da un giorno all’altro – dice il sottosegretario – la politica energetica di un paese è un tema importante e fondamentale, che non va affrontata a colpi di emendamenti ma affrontata in modo ampio, organico e con il coraggio di guardare avanti tenendo i piedi ben piantati nel presente, sapendo che dell’energia abbiamo bisogno e che con i soli no non si va da nessuna parte, mentre questo Paese ha bisogno di andare avanti”. Proprio ieri sul Fatto è stato pubblicato uno strano appello sulle trivellazioni in cui però la parola non veniva mai fatta.

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