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Le patetiche scuse del sindaco di Schio per il no alle pietre d’inciampo

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«Non appoggiamo strumentalizzazioni politiche, nella nostra città c’è già una lapide per le vittime dei lager. Agli ex sindaci Fracasso e Luisetto chiedo piuttosto quante pietre d’inciampo sono state collocate ad Arzignano e Nove quando erano sindaci». Così il sindaco di Schio Valter Orsi cerca di tamponare i danni della bocciatura da parte della sua maggioranza della mozione presentata dal PD per installare le pietre d’inciampo in ricordo di alcuni dei cittadini scledensi deportati nei campi di sterminio nazista.

Quando divisivo fa rima con fascismo

La lapide cui Orsi fa riferimento è questa qui: una targa sbiadita dove a malapena si leggono i nomi delle persone mandate a morire in Germania dal regime fascista. Orsi dice che il comune ha intenzione di restaurarla. Ma il fatto che chieda a chi lo critica “quante pietre d’inciampo avete fatto mettere voi” solo perché la sua maggioranza ha bocciato, con delle argomentazioni pretestuose, la proposta di installare nel comune che lui amministra è solo un altro esempio di benaltrismo. In un post su Faceboo orsi parla di “interventi seri e ponderati” di “estrapolazioni capacitamente diffuse” spiegando che «la bocciatura della mozione del PD non ha quindi nulla di politico o partitico, ma prende solo atto che nella nostra città già si onorano Istituzionalmente caduti e vittime; la loro memorie è indelebile nell’animo di questa città e ritengo che sia necessario ristrutturare ciò che fu posto a loro memoria, perchè sono parte della storia della nostra comunità».

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Le pietre d’inciampo sono una cosa diversa dalle lapidi commemorative. È un modo di verso di esercitare la memoria, che irrompe maggiormente nel quotidiano. Sappiamo bene tutti che in pochi ormai fanno caso alle decine di lapidi in ricordo dei caduti, dei deportati, dei martiri. La memoria poi è un lavoro continuo, e doloroso. Non si può pensare che il compito di ricordare sia assolto una volta per tutte con quella particolare lapide, che guarda caso nessuno considera “divisiva”, perché nessuno ormai ne nota la presenza.

Orsi però non si limita a questo. Al Corriere del Veneto dichiara che quella proposta del PD era «una strumentalizzazione che la città non merita, nata sull’onda delle vicende che hanno riguardato la senatrice Segre. Chi avanza queste proposte non conosce Schio e non sa che davanti alla scuola Marconi c’è una lapide con tutti i nomi dei deportati: c’è in programma di restaurarla, assieme al resto della struttura. Infine vorrei ricordare a chi delle associazioni partigiane ha poca memoria, che la nostra città l’anno scorso – prima fra tutte le amministrazioni precedenti – ha dedicato una piazza a Madre Luisa Arlotti, suora partigiana». Il sindaco ritiene quindi che qualcuno abbia cercato di strumentalizzare la sua città per seguire la scia delle polemiche di questi giorni.

La manipolazione della memoria da parte della destra

Eppure quello che hanno dichiarato alcuni consiglieri di maggioranza è la dimostrazione che quelle non erano sterili polemiche, ma che davvero in Italia c’è un problema con l’odio e una notevole resistenza a ricordare certi fatti. Ne sono la prova le dichiarazioni del consigliere Alberto Bertoldo che ha detto che iniziative del genere «rischiano di portare di nuovo odio e divisioni». Una frase duramente criticata da ANED, l’Associazione Nazionale degli ex deportati nei campi nazisti che in un comunicato condanna la posizione espressa dalla maggioranza e ricorda che nella zona di Schio «centinaia di uomini e donne furono braccati, inseguiti, arrestati dai criminali in camicia nera, per essere poi affidati agli alleati nazisti» che li hanno deportati e uccisi nei Lager.

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In un comunicato congiunto ANPI, ANED, AVL e Istituto storico di Vicenza sottolineano inoltre come le motivazioni addotte per respingere la mozione «denotano scarsa conoscenza della storia, tentano di confondere vittime e carnefici, torcono in chiave politico-partitica vicende aberranti che vanno ricordate e sulle quali il giudizio non può essere sospeso» e che «non è possibile mettere sullo stesso piano la deportazione e l’Eccidio di Schio. La pianificazione dello sterminio non può essere paragonata ad un episodio, per quanto tragico, violento e da condannare, compiuto da un gruppo di partigiani». Da una parte nazisti e fascisti che avevano tutta l’intenzione di continuare a deportare e uccidere, dall’altra uomini e donne che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

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Commemorazione delle vittime dell’Eccidio di Schio con saluti romani. A fianco della persona che fa il saluto fascista e regge il mazzo di fiori il consigliere Cioni, in camicia blu [Fonte: YouTube]

Il comunicato poi si sofferma sull’emendamento avanzato (e bocciato) dal consigliere di destra Alex Cioni (lista Prima Noi) che aveva proposto di associare alla mozione del PD un memoriale per le vittime dell’Eccidio di Schio ad opera dei partigiani per «evitare volgari e superficiali strumentalizzazioni, nel rispetto delle reciproche memorie storiche». Secondo ANPI «la respinta del provocatorio emendamento presentato dal consigliere Cioni non può motivare o giustificare la respinta della proposta di una meritoria iniziativa, che presto verrà realizzata a Vicenza. Sull’Eccidio, la città di Schio ha già fatto un percorso importante: dalle lapidi collocate in luoghi simbolici alla “Dichiarazione sui valori della concordia civica”, percorso tuttora valido e da confermare». Sul suo blog il consigliere Cioni (famoso per una manifestazione contro i migranti) scrive che «le strumentalizzazioni politiche su vicende storiche che vanno lasciate agli storici e agli accademici e che dopo settant’anni non dovrebbero avere più cittadinanza nel dibattito politico, se non in coloro che hanno bisogno dell’odio per rimembrare all’universo mondo la loro esistenza». Ma in realtà non c’è bisogno di odio, c’è bisogno di ricordare che i fascisti mandarono a morire migliaia di italiani nei Lager, solo perché ebrei. Se qualcuno ritiene che questo sia odio verso i fascisti ne tragga le logiche conseguenze ed esca allo scoperto dichiarandosi tale.

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