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L'assordante silenzio di Beppe Grillo e del M5S sulla morte di Umberto Veronesi

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Ieri, poco prima dell’inizio dello spoglio delle schede elettorali USA è morto l’oncologo Umberto Veronesi. Il medico milanese, ex ministro della Sanità con il governo Amato ed ex senatore del Partito Democratico è stato indubbiamente uno dei grandi scienziati italiani del nostro secolo. Le sue battaglie per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori, il sostegno all’AIRC e soprattutto l’invenzione della quadrantectomia (una tecnica di asportazione del tumore al seno) hanno dato un grandissimo contributo alla lotta contro il cancro.

 

Beppe Grillo, Cancronesi e il conflitto d’interessi della Casaleggio Associati

Da Matteo Renzi al Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni passando per la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, Robero Saviano, Nadia Toffa e Oscar Giannino in molti personaggi del giornalismo e della politica ieri sera hanno voluto salutare il professor Veronesi, qualcuno con un ricordo personale qualcuno semplicemente con un ringraziamento per il grande lavoro fatto per la ricerca nella cura ai tumori di un uomo che ha messo la sua vita al servizio della medicina. In tutto questo però né il MoVimento 5 Stelle della sua città (nemmeno nella persona del candidato sindaco Gianluca Corrado) né i vertici nazionali del partito di Grillo hanno proferito una parola di cordoglio per la scomparsa di Veronesi. Erano tutti presi dalla diretta di Mentana sulla Grande Notte americana e non si sono accorti della notizia? Non sembra credibile. La risposta è un’altra: Beppe Grillo (e quindi il MoVimento 5 Stelle) non ha mai avuto un buon rapporto con Veronesi. Un vero e proprio odio, che viene da lontano, da quando nel 2008 sul blog Grillo lo soprannominò Cancronesi:

Cancronesi è stato ospite dallo stuoino Fazio. Ha detto che gli inceneritori non hanno alcun effetto sulla salute. Ne dovrà rendere conto, prima o poi, agli ammalati e ai loro parenti. Sono decenni che questo uomo sandwich si occupa di finanza, di imprese e, saltuariamente, di salute. Non è informato sui fatti e ha qualche piccolo conflitto di interessi. Per lui inceneritori e istituto dei tumori sono un ciclo virtuoso di creazione della malattia. Un business. La provoca e la cura.

Sappiamo poi come è finita la battaglia di Grillo contro gli inceneritori: a Parma il M5S non l’ha fermato, a Torino la Appendino ha preso atto che in una grande città farne a meno è quasi impossibile. Poi c’è Roma: sempre il quel post Grillo accusava che tra i finanziatori della Fondazione Umberto Veronesi c’era Acea “multiutility con inceneritori” della Capitale. Sappiamo che la Sindaca Virginia Raggi ha molto detto circa le sue intenzioni di azzerare il management di Acea, ma giusto l’altroieri l’assessore alle municipalizzate Massimo Colomban ha dichiarato che «Acea è il fiore all’occhiello di Roma e non necessita di alcuna supervisione. Anzi il know how industriale di Acea deve essere utilizzato in maniera sinergica con le altre principali aziende capitoline per fare efficienza, ridurre sprechi ed elevare la qualità dei servizi per i romani». Un gran bel passo avanti, se pensiamo che la linea dettata dettata da Grillo in buona sostanza era un’altra. Ma se Acea è il fiore all’occhiello della Roma a Cinque Stelle allora non è poi così male se la Fondazione Veronesi veniva finanziata anche dalla municipalizzata romana, o no? Sarebbe da chiederlo a Grillo, ma probabilmente basterebbe una risposta da parte del consigliere alla Regione Lazio Davide Barillari, sempre molto attento sulla questione. Più di recente Grillo ha accusato Veronesi di fare pubblicità alle mammografie perché è sponsorizzato (ancora una volta lo stesso argomento) dalle ditte che producono le macchine per le mammografie.

Allora capisci che Veronesi va in televisione a dire che bisogna fare le mammografie perché la General Electric fa i mammografi probabilmente gli dà una sovvenzione nella sua fondazione, allora capisci perché fanno… hanno questi comportamenti. Allora, quando ci sono e si realizzano i conflitti d’interesse li fermi e gli fai delle multe di miliardi di dollari come fanno negli Stati Uniti.

Grillo poi dirà di essere stato frainteso, che la colpa è dei giornalisti ma mettendo a confronto le due dichiarazioni (fatte a distanza di diversi anni) si nota che lo schema è il medesimo e che il bersaglio è sempre Veronesi. Sulla prevenzione in particolare questo è quello che c’è scritto nel programma elettorale con il quale il MoVimento si è presentato alle politiche:

Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali.

Ma del resto su tumori, prevenzione (tranne quando c’è da criticare il Governo per i tagli alla sanità) e chemioterpia Grillo non ha mai avuto le idee chiare. O meglio, le ha avute ma si è sempre trattato di teorie pseudoscientifiche. Ed è proprio questo il punto cruciale che spiega l’astio di Grillo e Roberto Casaleggio contro Veronesi. L’oncologo milanese fu infatti nel 1998 il presidente del comitato scientifico che dichiarò inutile il Metodo Di Bella  del quale invece Grillo e i siti della Casaleggio come La Fucina e Tzè Tzè sono sempre stati convinti assertori (tanto che il figlio di Di Bella scrive regolarmente per La Fucina) promuovendo anche la raccolta fondi per “finanziare la ricerca”. Insomma Grillo attaccava Veronesi per poter spingere i contenuti (del suo blog e dei siti della Casaleggio) che promuovevano il Metodo Di Bella. Non è incredibile alle volte cosa succede quando si scoprono i conflitti d’interesse altrui? Si rischia di capire che un politico fa certe dichiarazioni solo per poter far fare qualche visualizzazione al sito del suo socio in affari. Che bella cosa la trasparenza.