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La strategia di Renzi dopo il ciaone di Pisapia

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Mentre Giuliano Pisapia profetizza un esito delle elezioni politiche simile a quello della Sicilia, Matteo Renzi disegna la sua strategia per le urne dopo l’addio di Campo Progressista alla coalizione di centrosinistra che si sta raccogliendo attorno al Partito Democratico (e in attesa di sapere cosa farà Laura Boldrini).

La strategia di Renzi dopo il ciaone di Pisapia

In un retroscena firmato da Claudio Tito su Repubblica Renzi fa notare che il balletto sulla coalizione è costato sei punti nei sondaggi al PD e in vista delle elezioni ha messo a punto un progetto di coalizione costruita su più gambe.

La “prima gamba” è una lista di sinistra costruita intorno agli ex Sel, i socialisti di Nencini e i Verdi. Certo, serve un leader per dare peso e un volto alla gamba sinistra. E le attenzioni si stanno concentrando sul sindaco di Cagliari, l’ex vendoliano, Massimo Zedda. «Del resto – ripete a tutti il segretario dem – non è vero che quelli di Sel stiano tutti con Grasso. La gran parte sta in questo progetto».

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La “seconda” articolazione è quella centrista. Capeggiata da Pier Ferdinando Casini e dall’attuale ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. «La cosa incredibile di Campo progressista è legata proprio ai centristi – è il racconto fatto ancora da Renzi ai suoi interlocutori -: Alfano si era fatto da parte e si stava riaprendo il discorso sullo Ius soli. Avevano tutto e loro sono riusciti a autodistruggersi».

Il terzo alleato potrebbe essere la lista radicale di Emma Bonino. Per questo ieri una delegazione è andata a Palazzo Chigi per parlare con Paolo Gentiloni e chiedere un intervento che riduca il numero di firme da raccogliere per presentare una lista elettorale. Nei calcoli dei democratici l’insieme di questi alleati potrebbe valere il 5-6 per cento dei voti.

La coalizione che tremare il mondo fa

Ma se anche davvero la coalizione dovesse arrivare ai numeri immaginati da Renzi, pare francamente difficile che il centrosinistra costruito attorno al PD possa superare il centrodestra nel computo totale delle percentuali. Anzi, il rischio è che il Partito Democratico finisca dietro il MoVimento 5 Stelle nel totale dei voti e che la coalizione non arrivi nemmeno al numero di voti sufficiente per colmare il gap.
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Sui collegi uninominali del Rosatellum poi l’ottimismo di Renzi si fonda sul fatto che i candidati del PD possano essere più convincenti di quelli dei 5 Stelle e del centrodestra nelle sfide a tu per tu. Il che può essere vero, ma dipende tantissimo dalle capacità del PD targato Renzi di selezionarli. Oggi l’ex premier ha la responsabilità di costruire una strategia elettorale vincente al netto di un messaggio politico, il suo, che pare aver fatto il suo tempo. Come spesso accade, se vincerà in molti saliranno sul carro. Se perderà, rimarrà irrimediabilmente solo.