La macchina del funky

La profezia di Giuliano Pisapia

giuliano pisapia maria elena boschi

Giuliano Pisapia, dopo la rottura con il Partito Democratico, in un’intervista a Repubblica offre una profezia sulle due sinistre che ha provato a unire e sulle elezioni, che finiranno “come in Sicilia”, ovvero con il PD che arriva terzo e la sinistra che non riesce a incidere nel risultato.

Si parla molto dei “rancori personali”, però l’impressione è che ormai esista davvero un fossato tra le sinistre in termini di programma.
«In generale, penso che non sia una buona idea rottamare. Né le persone né i provvedimenti. Non si costruisce demolendo, ma accettando con umiltà le critiche e migliorando. Il paradosso è che molte delle cose che dividono sono state votate da entrambi».
Dice Tabacci: Renzi non ha mai creduto davvero alla coalizione.
«Questo andrebbe chiesto a Renzi. Posso dire che se da un lato il Pd ha dato prova di voler ascoltare la nostra voce, dall’altro non vi è mai stata una seppur timida autocritica sulle politiche degli ultimi anni. Campo Progressista chiedeva discontinuità, non abiure».
Un passo avanti di Gentiloni, o di un altro candidato premier con un programma rinnovato, l’avrebbe convinta a restare in campo?
«Sarebbe stato un segno di discontinuità importante, ma con i “se” non si fa la storia».

giuliano pisapia
Per l’ex sindaco di Milano alla radice della rottura c’è stato il fatto che non era possibile avere come alleati chi contrastava l’approvazione di leggi di civiltà come biotestamento e ius soli e ha una visione diametralmente diversa dai valori della sinistra.

Per mesi l’hanno rappresentata come un pendolo tra le due sinistre. Ha mai davvero preso in considerazione l’idea di candidarsi con i fuoriusciti dem contro il Pd?
«No, mai. Ho sempre pensato che due sinistre, incapaci di arrivare a sintesi, sono destinate a perdere. Il mio progetto originario è sempre stato quello del modello Milano, e di tante altre amministrazioni locali, dove è stata sconfitta la coalizione di destra e il Movimento cinque stelle non ha toccato palla. È per questo che ho lavorato con caparbietà e non ho mai cambiato idea. Forse mi sono fidato troppo di chi ci ha chiesto di fare un percorso con noi, dicendo che condivideva il nostro progetto, ma che, in buona o cattiva fede, aveva altri obiettivi».