Economia

La riforma dell’IRPEF sul modello tedesco

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Per la riforma dell’IRPEF sul tavolo del governo c’è anche il modello tedesco della progressività continua. Scrive oggi Il Sole 24 Ore che sul modello tedesco dell’aliquota, che cambia in continuo a ogni modifica del reddito, la prima proposta puntuale arriva dal gruppo di lavoro Astrid sulla fiscalità:

L’analisi condotta da Ernesto Longobardi, Corrado Pollastri e Alberto Zanardi parte dalla situazione attuale, tiene conto dell’ultimo intervento sul cuneo fiscale, e offre una strada possibile per la nuova Irpef alla tedesca. Con una funzione che applicata al reddito lordo calcola direttamente l’imposta, cancellando le detrazioni legate alle varie tipologie di reddito. E con tre obiettivi: un’Irpef più semplice, senza i salti d’imposta e i paradossi che caratterizzano l’impianto attuale, più facile da leggere per il contribuente, che conoscerebbe l’aliquota effettiva applicata a ogni reddito in base alla formula. E specularmente più semplice da gestire per i governi, che potrebbero valutare senza troppe incognite l’impatto distributivo di ogni possibile modifica.

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La riforma dell’IRPEF e il modello tedesco (Il Sole 24 Ore, primo febbraio 2020)

In pratica, il nuovo modello prevederebbe una corrispondenza continua, che a ogni livello di reddito associa una percentuale da applicare per ricavare l’imposta, ma senza superare l’attuale aliquota marginale massima, il 43%. Cancellando le detrazioni per tipologia di reddito, le curve Irpef sarebbero tre, differenziate per dipendenti, pensionati e autonomi. Per tener conto delle diverse spese di produzione del reddito (lorde per i dipendenti, determinate in via analitica per gli autonomi e assenti per i pensionati) che oggi sono gestite con le detrazioni.

Su questi presupposti, Astrid propone un aggiustamento della curva Irpef congegnato per renderla regolare senza penalizzare contribuenti nel cambio di regime. Permetterebbe di offrire un vantaggio medio da 382 euro a quasi 10 dei 13,7 milioni di italiani con reddito prevalente da lavoro dipendente, e da 284 euro a 9,6 dei 13,2 milioni di pensionati. Costo: 3,7 miliardi per il lavoro dipendente, e 2,7 miliardi per i pensionati. E un effetto simile si otterrebbe anche per gli autonomi.

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