Opinioni

La reputazione al tempo del social credit

Avere una buona reputazione sia per un individuo ma anche per un libro professionista o per un’attività commerciale, è sempre stata importante. La tecnologia e il progresso hanno però cambiato il modo di percepirla e misurarla. Fino a cento anni fa, la reputazione si basava o sull’esperienza diretta o su quello che ti diceva una persona di cui ti fidavi. Era anche una società dove le persone istruite erano molto poche. Ad esempio in un villaggio potevano essere al più il prete, il maestro, il dottore, il farmacista. Poi la società è cambiata. Le persone hanno iniziato a viaggiare, le relazioni sociali si sono ramificate a dismisura e di conseguenza non si poteva quasi mai avere opinioni di prima mano. Inoltre anche il principio di autorità è venuto meno: le persone istruite non solo erano diventate troppe ma spesso davano opinioni discordi e contraddittorie. Per avere conferma di ciò basta pensiamo alle variegate e conflittuali opinioni espresse dagli esperti e dai virologi durante il covid.

Per ovviare a ciò furono create strutture che avrebbero dovuto dare opinioni super partes. Penso, a livello di ristoranti, alle guide Michelin o al Gambero Rosso. Ma anche le agenzie di rating sono nate per questa esigenza: per valutare, nel modo più obiettivo possibile, la solidità di un’impresa o di uno stato sovrano. Ma anche questo approccio mostrò i suoi limiti. Lo capii quando incontrai in treno uno che per mestiere andava a verificare la qualità delle strutture alberghiere. Si presentava in incognito come un ingegnere mandato in missione dalla sua azienda e valutava la colazione, la pulizia della camera era pulita e la cortesia del personale. Era però un approccio troppo costoso (oltre allo stipendio gli dovevano pagare almeno 200 notti di albergo all’anno nonché tutti gli spostamenti) e per nulla certo. Anche supponendo la totale integrità morale della categoria di questi ispettori, nulla poteva assicurare che un albergatore esperto non sgamasse che quell’ospite fosse un ispettore e gli riservasse un trattamento speciale rendendo non veritiero il giudizio espresso. La società attuale invece basa i suoi giudizi sulle opinioni social, il rating di un ristorante non è dato dalla guida più o meno blasonata ma dalle opinioni su TripAdvisor o Booking.com. Sembra essere un trend inarrestabile e non solo a livello commerciale. La Cina ha introdotto il Social Credit per valutare anche il comportamento del singolo cittadino. Gli US utilizzano anche il social credit per valutare se concedere un visto o meno, se concedere la Green Card o meno.

rating black mirror social credit cina 1

In un futuro prossimo saremo sempre più valutati sia per le opinioni che gli altri manifestano su di noi sui social che su quello che scriviamo noi stessi sul web. Quando postiamo qualcosa qualcuno ci dovrebbe avvertire che “tutto quello che scriviamo potrà essere usato contro di noi” tipo il famoso Miranda warning. Ma il credit misurato dai social è uno strumento giusto? Ci si può fidare? Secondo me è estremamente rischioso perché non solo è qualcosa che può essere facilmente manipolato ma anche perché spinge le persone a comportarsi non secondo quello che ritengono giusto ma secondo quello che crea più consenso. Per capire come possa essere pernicioso questo comportamento basta pensare alla degenerazione della politica attuale ormai attenta solo ai sondaggi e non al bene del Paese. Il consenso social spinge i politici a seguire mode. Da una parte i politici sono no euro, no vax, no tav, no inceneritori, no metropolitane dall’altra propongono soluzioni in apparenza semplici e non costose che hanno il difetto però o di non funzionare o di essere di difficile implementazione (tipo la raccolta differenziata a Roma che non riesce a raggiungere i livelli assicurati durante la campagna elettorale o la funivia, sempre a Roma, di cui si parla ormai da tre anni ma i cui lavori non sono ancora partiti). Ma per un politico non importa che le soluzioni proposte non funzionino, l’importante è che facciano cassa di risonanza.

Ad esempio adesso c’è la proposta di usare i soldi dei Recovery Funds per costruire il tunnel sotto lo Stretto di Messina (non il ponte che non è più di moda). Lasciando perdere le evidenti difficoltà tecniche di cui gli “esperti televisivi” non parlano (tipo che il tunnel dovrebbe attraversare una faglia sismica attivissima e che per non avere pendenze eccessive dovrebbe partire almeno da Bagnara Calabra e sbucare non prima di Milazzo), uno si chiede a che serve un tunnel/ponte se non si ammoderna contemporaneamente l’intera rete ferroviaria ed autostradale al Sud al fine di rendere umani i collegamenti con il Nord? Ma il problema forse ancora più grave è il linciaggio via social che avviene via social. Grazie ad essi si attacca l’avversario, alcune volte dicendo fatti veri, altre volte manipolando i fatti, spesse volte inventandoseli di sana pianta. Si è visto spesso un singolo cittadino inerme essere attaccato dai potenti mezzi mediatici di un politico di grido che gli sguinzaglia contro gli haters. Altre volte si vede una campagna moralista che, pur nascendo da fatti singoli di per sé esecrabili, perde ragionevolezza e suscita nell’elettorato i peggiori sentimenti qualunquisti e razzisti. Se l’uso del social credit, senza i necessari strumenti correttivi, ha generato questi mostri nella politica, è lecito ritenere probabile che sarebbero generati gli stessi effetti deleteri (se non peggio) qualora fosse applicato anche a livello di singolo cittadino. Purtroppo questa è la direzione che sembra essere stata inesorabilmente scelta dal progresso umano. Le prime avvisaglie sono già visibili. Si sta già iniziando ad usare il social credit non solo per influenzare il cittadino nel voto politico ma anche nelle sue scelte consumistiche, nel suo comportamento, nelle sue scelte morali. Un periodo di schiavitù per la gran parte dell’Umanità è alle porte ma non si sente nessuno segnalare il grave pericolo. Si continuano a indicare, come un disco rotto, i vecchi pericoli (che, forse, nell’attuale società non esistono più) e nessuno indica l’aberrazione di una società basata sugli influencers e su pensieri che devono essere contenuti nel poco spazio di un hashtag su twitter. Tutto è banalizzato. Tutto perde profondità. Non mi illudo, non si può cambiare il progresso, la rivoluzione social è sicuramente inevitabile, ma almeno introduciamo norme che ne mitighino gli effetti negativi. E’ importante, ne va della nostra libertà.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".