Economia

La nuova IRPEF e il taglio delle aliquote

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Il Corriere della Sera oggi fa i conti in tasca alla nuova IRPEF e al taglio delle aliquote proposto in seno al governo Conte, segnalando che l’idea del premier è quella di ridurre il numero e il livello di queste ultime ma l’opzione presenta non pochi problemi di sostenibilità:

Pochi mesi fa a Bruxelles Giuseppe Conte aveva ipotizzato l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef: invece che il 23% fino a 15mila euro e il 27% tra 15 e 28 mila euro, un solo scaglione con l’aliquota al 20%. Sarebbe una riforma molto costosa, perché ogni punto di riduzione della prima aliquota costa circa 4 miliardi. L’accorpamento dei primi due scaglioni costerebbe non meno di 20 miliardi di euro, oltre un punto di Prodotto interno lordo. Il fatto è che in Italia i contribuenti che pagano poche (o pochissime) tasse sono tantissimi.

Quelli che hanno dichiarato al fisco un reddito annuo fino al 20mila euro lordi, nel 2017,sono stati 24,3 milioni, oltre la metà degli italiani che presentano la dichiarazione, che sono 41,2 milioni. Questi contribuenti, tuttavia, hanno versato«solo» 21,7 miliardi di Irpef, cioè circa il 12,5% dell’Irpef complessiva del 2017. Ogni sgravio fiscale su questa fascia, dunque, costa molto nel complesso e nello stesso tempo produce vantaggi economici molto limitati ai tanti contribuenti che ne beneficerebbero.

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Il cuneo fiscale e gli scaglioni IRPEF (Corriere della Sera, 14 gennaio 2020)

Mario Sensini quindi spiega che nel 2021 il taglio del cuneo fiscale è già garantito dai fondi stanziati nel bilancio, ma lo spazio per un’ulteriore sforbiciata all’Irpef è minimo, visto che sulla manovra pende già il conto dell’Iva da 20 miliardi, che quest’anno è stato solo rinviato. I 5 miliardi del cuneo, peraltro, dovrebbero riguardare i dipendenti fino a 35 mila euro di reddito, quindi abbracciare una platea più ampia di quella del Bonus Renzi, ma non tutto il «ceto medio» che, secondo il presidente del Consiglio, deve essere alleggerito dal carico fiscale.

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