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La cosiddetta "legge anti-rave party" è scritta male, lo ammette lo stesso governo

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legge anti rave party piantedosi

La cosiddetta legge anti-rave party è stata scritta male, senza porre confini allo spazio di azione e interpretazione. Sia a livello meramente legislativo che giuridico, visto che è stato toccato il codice penale con l’inserimento di una nuova fattispecie di reato. Dopo giorni di polemiche, ad ammettere tutto ciò è lo stesso governo attraverso voci si spicco come il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. E ora, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, arriva la promessa che tutto ciò che manca sarà aggiunto in fase di discussione parlamentare.

Legge anti rave party è scritta male, lo dice anche il governo

Fin dal termine del secondo Consiglio dei Ministri, apparivano evidenti le lacune della cosiddetta legge anti-rave party che non citava, in alcun passaggio, i “rave party”. All’articolo 5 del decreto legge, infatti, si parla di “invasione” e occupazione di spazi pubblici e privati, senza specificare il contesto. Insomma, leggendo quanto scritto nero su bianco (approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale), l’intervento normativo sembra andare a colpire qualsiasi manifestazione non autorizzata a cui partecipano e parteciperanno più di 50 persone. Un vuoto evidente, nonostante le smentite di rito, che oggi viene certificato anche dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto:

“Il Parlamento potrà e forse dovrà in qualche maniera intervenire nella discussione sulla conversione del decreto legge. Bisogna evitare assolutamente una norma che possa, anche intuitivamente, essere applicata alla legittima manifestazione di un dissenso. Questo rischio  da un punto di vista strettamente normativo va evitato. E credo che il Parlamento potrà riflettere puntualmente”.

Dunque, le contestazioni erano fattuali e non ideologiche. Quel mancato riferimento circoscritto ai cosiddetti “rave party” illegali, è reale. E un’altra conferma arriva anche da Maurizio Lupi.

“È scritta male? Correggiamola”. Parole che confermano quanto denunciato nei giorni scorsi. Inoltre, la versione di molti esponenti della maggioranza (almeno quelle di oggi) smentiscono la narrazione fatta dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che in un’intervista a Il Corriere della Sera, aveva detto che la “legge anti-rave party” colpisce solo i rave party illegali. Come spiegato da Giornalettismo, però, il testo della norma – quella che inserite l’articolo 434-bis nel Codice penale italiano – non dava alcuna indicazione in merito e, scritta così, dà ampio spazio all’interpretazione.