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La Verità e l’intercettazione su Siri e i 30mila euro che non esiste

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C’è anche un’intercettazione fantasma nella storia di Armando Siri accusato di corruzione. Repubblica e Corriere nei giorni scorsi hanno scritto di un audio in cui Paolo Arata e il figlio Francesco dicono che l’emendamento sull’eolico è costato 30mila euro, un chiaro riferimento ai soldi dati al sottosegretario ai trasporti protetto da Matteo Salvini. Ma Giacomo Amadori su La Verità oggi dice tutt’altro:

Dopo la lettura, i magistrati di Roma, che insieme a quelli di Palermo hanno ordinato la perquisizione del sottosegretario, restano basiti e iniziano a cercare la conversazione che non ricordavano di aver letto. Ma, dopo aver scartabellato dentro al fascicolo e aver chiesto aiuto agli investigatori e ai colleghi siciliani, rimangono sconcertati per il risultato: l’audio non esiste. Avete letto bene: sul Corriere sarebbe stata pubblicata tra virgolette una battuta mai captata dagli investigatori. «Le intercettazioni sui giornali? Sono false. Quelle frasi non ci sono nel fascicolo», ci assicura un inquirente.

Poi Amadori spiega:

Ma torniamo alle intercettazioni immaginarie. Quello che dà più fastidio agli inquirenti non è il senso delle frasi contenute tra i caporali, significato che, come nel caso di Siri, si può dedurre dai provvedimenti di perquisizione, ma è la decisione di trasformarlo nelle vive parole degli indagati: perché un conto è riportare le tesi dell’accusa, un altro è pubblicare frasi che non sono mai state pronunciate.

E qui rimane il dubbio: questo significa che il senso – ovvero 30mila euro di tangente data a Siri – è comunque corretto, ma non esiste un audio, oppure che non c’è nessuna traccia dei 30mila euro presuntamente dati dagli Arata a Siri?

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