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L’inchiesta sul carabiniere che ha contattato la signora Biagini per conto di Salvini

È il maresciallo che mise in contatto la pasionaria leghista con il Capitano. Su di lui c’è anche un’altra indagine per stalking e depistaggio

carabiniere staff salvini pilastro

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato che la signora Anna Rita Biagini aveva rivelato di essere stata contattata da un carabiniere prima dello show del citofono di Salvini preannunciandole un contatto con lo staff del Capitano. Avevamo anche raccontato che l’Arma si era attivata per identificare il milite. Oggi Repubblica Bologna fa sapere che il carabiniere è stato identificato: si tratta di un maresciallo e su di lui partirà un’inchiesta.

L’inchiesta sul carabiniere che ha contattato la signora Biagini per conto di Salvini

Non solo: a quanto pare il carabiniere è già stato sospeso dal servizio per altre vicende: è indagato con un collega per stalking nei confronti di un avvocato e per depistaggio:

A fine anno il tribunale del Riesame ha stabilito per entrambi la sospensione (provvedimento al momento in stand-by in attesa dell’esito del ricorso). L’eventuale nuovo procedimento disciplinare nei suoi confronti avrebbe, come capo d’accusa, la violazione dell’imparzialità di un militare, che si è intromesso in un’attività con riflessi politici. Un carabiniere ha, come ogni altro cittadino, libertà di espressione ma non può svolgere attività a sostegno di chiunque se non autorizzato (come ha invece fatto, regolarmente, il vicecomandante regionale Raffaele Fedocci, che si è candidato con Fratelli d’Italia).

carabiniere staff salvini pilastro

Tutto si gioca su un filo sottilissimo perché in questo periodo il militare in questione non è in servizio per motivi personali. Le verifiche potranno portare all’apertura di un procedimento e dunque a provvedimenti come il trasferimento. Se ha sbagliato, è il ragionamento, ci saranno conseguenze. Sul caso Pilastro, invece, la procura non ha aperto alcun fascicolo. Ieri Facebook, a una settimana dalla pubblicazione e dopo aver inizialmente negato, ha deciso di rimuovere il video. A differenza di altre vicende, nell’occasione nessun portavoce del social network si è presentato per dire due parole sull’accaduto.

Il carabiniere che ha avvisato Salvini prima del citofono

Nel video (intorno al minuto 17:40) si sente la donna dire che uno degli spacciatori abita al primo piano indicando il palazzo. A quel punto Salvini chiede «spacciatore tunisino, ma è regolare? C’è il nome sul citofono?» ed è sempre la signora Biagini a fare il cognome della famiglia di presunti spacciatori e a indicare quale campanello suonare. Ora però l’Arma dei carabinieri vuole vederci chiaro. Nel video pubblicato dalla pagina facebook di Salvini fa un nome (a partire dal minuto 12).

Non è ovviamente detto che si tratti della stessa persona di cui la signora Biagini ha parlato alla Stampa. Giuseppe Baldessaro su Repubblica invece racconta la vicenda che è costata al carabiniere l’accusa di depistaggio: secondo i magistrati del Riesame che, nelle scorse settimane, hanno accolto il ricorso del pm ordinando la sospensione dal servizio dei due (provvedimento sospeso), la motivazione che li avrebbe scatenati potrebbe essere legata alla richiesta di saldo di un paio di parcelle. Pendenze economiche che il legale aveva in sospeso con il sottoufficiale “leghista” e con una sua conoscente.

A prescindere dal movente il giudice è particolarmente duro nei confronti dei carabinieri coinvolti. Spiegando come per oltre un anno (fino a marzo 2019) siano stati protagonisti di una vera e propria «persecuzione». I due infatti gli facevano recapitare pizze a casa (costringendolo a litigare con i fattorini che ne esigevano il pagamento), lo avevano iscritto ad alcune agenzie matrimoniali che poi lo chiamavano al telefono (per fissare appuntamenti e incontri) e nel cuore della notte si divertivano a bloccargli il campanello di casa. Degli stalker, capaci di rendere la vita del professionista un vero e proprio incubo.

Non solo. Quando l’avvocato si rivolse a loro per formalizzare la denuncia contro ignoti, i due depistarono le indagini per evitare di essere individuati e, non contenti, continuarono a rovinargli l’esistenza. Per il Riesame «la facilità e la pervicacia con cui i due ex amici (della vittima, ndr.) si sono trasformati in persecutori (…) sono indicative di personalità prive di autocontrollo ed inclini ad appropriarsi della propria funzione pubblica a scopi personali, a costo di commettere reati». Per i giudici i due carabinieri vanno sospesi perché capaci di «reiterare il reato e di inquinare le prove a loro carico».

La signora Biagini dopo aver trovato l’auto del compagno danneggiata sotto casa, ha sporto denuncia ai carabinieri e in quel verbale, a domanda specifica, ha dichiarato anche che l’incontro con Salvini sarebbe avvenuto dopo la telefonata del maresciallo di sua conoscenza. «Lo staff di Salvini mi ha chiesto il contatto di una persona che conosce le dinamiche del quartiere e ho pensato a lei», avrebbe detto il militare, secondo quanto la donna ha raccontato ai carabinieri. I militari che hanno ricevuto e verbalizzato le dichiarazioni, letto il nome del collega, hanno informato superiori e autorità giudiziaria.

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