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L'inceneritore di Colleferro e l'ennesimo problemino con la realtà della Giunta Raggi

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«Poco fa il Consiglio Metropolitano ha approvato unanimemente un ordine del giorno di cui sono tra i firmatari che impegna l’ente a dire no ai rifiuti della Capitale e soprattutto a Colleferro»: a parlare su Facebook è Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro, e la storia dell’inceneritore di Colleferro comincia a farsi interessante. Soprattutto per quello che aggiunge dopo: «L’ordine del giorno impegna inoltre ad una soluzione del problema inceneritori che non sia il revamping ma la trasformazione in impianto di multimateriale. Come promesso arrivano gli atti. Non solo gli articoli di giornale».

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Lo status di Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro

L’inceneritore di Colleferro, la Giunta Raggi e la realtà

Il 22 giugno scorso infatti è circolata la notizia che durante il consiglio di amministrazione di EP Sistemi, società partecipata da AMA al 40% e dalla Regione per il restante 60% e proprietaria di due linee dell’inceneritore di Colleferro, il presidente della municipalizzata Lorenzo Bagnacani ha votato a favore del revamping, ovvero dei lavori di ammodernamento per riaccendere l’impianto. Per una questione economica: con il no, avrebbe rischiato di perdere 11 milioni di euro. L’impianto è fermo da febbraio e per questo AMA manda il materiale da trattare in altre regioni. Eppure è autorizzato a bruciare 220mila tonnellate di combustibile da rifiuti in due diverse linee: una di proprietà di Lazio Ambiente (società della regione) e l’altra di EP Sistemi, che al 60% è di Lazio Ambiente e al 40% di AMA. A dicembre Ep Sistemi decide la ricapitalizzazione di 5,8 milioni di euro per consentire i lavori e Ama versa subito la sua parte, circa 2,8 milioni. Secondo i programmi, a novembre sarebbero finiti i lavori e l’inceneritore sarebbe stato riacceso.

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L’inceneritore di Colleferro

La verità è una sola: di fronte al rischio di perdere gli 11 milioni di euro di fidejussione con le banche l’AMA ha deciso di dare l’OK al revamping anche perché nel Lazio c’è un’unica alternativa, quello di San Vittore in provincia di Frosinone. La fine dei lavori ora è prevista per il marzo 2018.

Il no al revamping dell’inceneritore di Colleferro

Una decisione confermata da una dichiarazione del presidente della Commissione Ambiente del Campidoglio Daniele Diaco: l’impianto verrà chiuso soltanto tra dieci anni, ha detto in una nota qualche giorno fa, e se non si effettuasse il revamping si determinerebbe un’esposizione finanziaria di 15 milioni con il rischio di finire davanti alla Corte dei Conti: «È importante precisare, tuttavia, che la riaccensione dell’inceneritore di Colleferro non dipenderà in alcun modo da Roma Capitale, bensì dalla Regione Lazio, che detiene il 60% delle quote di EP Sistemi, mentre la partecipata del Comune di Roma Ama è il socio di minoranza. L’attuale assessore alla Sostenibilità Ambientale, Pinuccia Montanari, ha sempre manifestato la volontà politica di riconvertire l’inceneritore, in piena sintonia con l’indirizzo di questa amministrazione, per mettere in atto tutte le azioni necessarie al superamento dell’incenerimento dei rifiuti».
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Ora però c’è il voto del Consiglio Metropolitano. Al quale, come di consueto, non si è presentata Virginia Raggi e che si è svolto dopo che per due sedute i 5 Stelle avevano fatto mancare il numero legale. Per il 4 luglio la Regione Lazio ha convocato una riunione dove si discuterà del revamping e ha chiesto via nota stampa alla Raggi di presentare delle alternative al piano regionale. Ma la strategia dei 5 Stelle è chiara: «La responsabilità di una futura riaccensione dell’inceneritore, infatti, passerà più dalle loro mani che da quella di Roma Capitale», ha detto qualche giorno fa nella stessa nota Diaco. Ovvero, lasciare alla Regione la responsabilità di decidere su Colleferro. Lavandosene le mani. Ci riusciranno?