La macchina del funky

Il M5S va da Luca Lotti per il governo con il PD

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Il Giglio Magico non puzza più. Mentre in Molise il centrodestra è in vantaggio e Forza Italia è il primo partito della coalizione, il MoVimento 5 Stelle si prepara all’esplorazione di una maggioranza possibile con il Partito Democratico. E lo fa, racconta oggi La Stampa, con un interlocutore d’eccezione: Luca Lotti.

Sono contatti – raccontano fonti incrociate Pd e 5 Stelle – che partono dai rapporti parlamentari e seguono le vie più informali, come le amicizie di calcetto. Ma che funzionano come primo collante anche per svelenire il clima intossicato che ha chiuso la passata legislatura. In casa 5 Stelle fanno notare un dettaglio: il differente trattamento grillino subito da Lotti, per l’inchiesta Consip, rispetto a Maria Elena Bo schi, altra ala del renzismo ortodosso, contro la quale, su Banca Etruria, si è invece scatenata la loro ira funesta.

Lotti è uomo di relazioni, a suo agio nelle trame essenziali che si costruiscono dietro le quinte. E’ stato l’ufficiale di collegamento con Denis Verdini, quando c’era da tenere in piedi una maggioranza, e non è stato fermo nelle ultime settimane, nonostante l’apparente immobilismo del Pd. E’ lui che ha incontrato Gianni Letta, il Richelieu di Silvio Berlusconi, per discutere del mai smentito piano per far saltare il patto di governo tra M5S e Lega. Ed è sempre lui ad aver pranzato dieci giorni fa con Fedele Confalonieri, amico da sempre dell’ex Cavaliere e suo principale uomo azienda.

Nel gruppo parlamentare del M5S in molti preferiscono l’alleanza con il PD a quella con la Lega:

Oggi si dovrebbe realizzare il fallimento che attende Renzi. Anche se sia nella Lega sia nel M5S sono convinti che le possibilità di andare insieme al governo non si siano del tutto esaurite. Molto dipenderà da cosa ha in mente Mattarella. Che il Capo dello Stato voglia evitare un alto tasso di populismo al governo, e preferirebbe coinvolgere il Pd, non è più un segreto.

«Non sorprende che molti democristiani chiedano la fine di uno sterile Aventino» spiegava ieri l’ulivista Franco Monaco. Tra l’altro, giovedì mattina, dalle otto alle dieci, Romano Prodi ha avuto un incontro con il reggente del Pd Maurizio Martina, nella hall dell’albergo Santa Chiara, nel cuore di Roma. Il Professore ha poi evitato commenti: «Qualsiasi cosa dicessi verrebbe strumentalizzata», ha risposto a La Stampa che lo ha intercettato.

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