Economia

ILVA, come può andare a finire

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Il Sole 24 Ore riepiloga oggi in un’infografica quattro scenari per l’ILVA, ovvero i quattro modi in cui può chiudersi la partita infinita dell’acciaieria oggi contesa tra i desideri del governo entrante e i risultati della gara del governo uscente. Il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio ha avviato l’iter per annullare la gara ma ci sono molte incognite sulla possibilità di perseguire l’obiettivo fino in fondo: la scelta di Di Maio, spiega il quotidiano, segue  l’articolo 21 nonies della legge 241 del 1990 sull’annullamento d’ufficio, citato nel famoso parere dell’Anac, che fa riferimento anche a responsabilità connesse «al mancato annullamento del provvedimento illegittimo». Spiega il quotidiano comunque che un eventuale annullamento in autotutela non escluderebbe il rischio di ricorsi da parte della cordata aggiudicataria, anche in assenza di penali applicabili per questo tipo di procedimento. C’è da considerare anche un problema di tenuta dell’Ilva. A meno di abbandonare definitivamente l’acciaio, aprendo una nuova gara si allungherebbero i tempi di diversi mesi e andrebbe rifinanziata la gestione commissariale per la sopravvivenza di un’azienda già sull’orlo del collasso: si calcola che dalla gara ad oggi siano già stati spesi 400 milioni

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Quattro scenari per l’ILVA (Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2018)

C’è poi da vedere il nodo dell’interesse pubblico: un punto quest’ultimo sottolineato dall’Anac nel parere in cui – è opportuno ricordare – precisava di essersi espressa «sulla base degli elementi comunicati» dallo stesso ministero «senza avere proceduto né potere procedere a specifici accertamenti». Poi: resta da capire che effetto produrrebbe uno scenario in cui si arrivasse a un accordo condiviso tra azienda e sindacati e dopo qualche giorno l’Avvocatura e i tecnici del governo optassero per l’annullamento della gara. Non solo. Da vedere come l’alea della procedura condizionerà il tavolo con i sindacati, che potrebbero temere di portare avanti un confronto che sarà poi vanificato. Un condizionamento che già si registrò quando si attendeva il via libera dell’Antitrust Ue. Infine, bisognerebbe appurare se esiste una cordata alternativa. Anche puntare sull’intervento pubblico della Cassa depositi e prestiti richiederebbe la presenza di un partner industriale ben strutturato pronto a subentrare nonostante l’alta incertezza politica di questi mesi.

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