Opinioni

Il treno Boschi e quello della Serracchiani

Dopo la storia del treno di Maria Elena Boschi, di cui ha parlato ieri il Giornale, il Fatto rilancia con il Frecciarossa della Serracchiani. Il quotidiano ha sentito Assoutenti per la vicenda del convoglio che parte da Arezzo anziché da Firenze e ci racconta della nuova stazione, chiamata Media Etruria, che si vorrebbe costruire in zona:

Si arrabbia al telefono Gabriele Bariletti di Assoutenti del trasporto pubblico: “Ma come: dobbiamoogni giornobattagliare con Trenitalia che vorrebbe togliere tutti i treni pendolari, interregionali e intercity dalle linee dirette tra Arezzo e Firenze e tra Orte e Roma per far posto ai treni veloci e poi si scopre che la stessa Trenitalia retrocede un Frecciarossa da Firenze ad Arezzo su una linea che veloce non è affatto.
Un’assurdità”. Ma per Trenitalia “il bacino di utenza ha buone prospettive di crescita”. Tanto che, sempre nelle terre della ministra, per i treni veloci vorrebbero costruire anche una nuova stazione a cui hanno già assegnato un nome: Media Etruria. Due i luoghi individuati, che non sono metropoli: Creti nel Comune di Cortona e Rigutino in Valdichiana. I proponenti si ispirano ad un’altra stazione per i treni veloci, la Mediopadana nelle campagne intorno a Reggio Emilia. Una struttura avveniristica firmata dall’architetto Calatrava che fu voluta a suo tempo dall’allora ministro Giovanardi, originario di quelle zone. Una bella opera con un piccolo difetto: è quasi sempre mezzo deserta.

frecciarossa boschi arezzo
La prima pagina del Giornale di oggi, 2 febbraio 2016

Poi Daniele Martini racconta delle frecce veloci da Trieste a Venezia:

Come semivuoti sono i treni della Serracchiani, responsabile trasporti del Pd. La storia è questa: la Serracchiani che è anche la governatrice del Friuli Venezia Giulia si è spesa parecchioper avere sotto casa Frecce veloci e senza fermate daTrieste a Venezia che poi proseguono per Roma e Milano. Per convincere Trenitalia che era un po’riluttante, ha perfino messo mano al portafoglio. Non il suo, ovvio, ma quello della Regione che paga tre milioni e mezzo di euro l’anno per servizi che per definizione sono invece a mercato, cioè si ripagano da soli. Dario Balotta, animatore dell’Osservatorio sui Trasporti, spiega che il viaggio Trieste-Milano in versione Serracchiani dura una mezz’oretta di meno,costa di più alla collettività ma taglia fuori chi saliva a Monfalcone, Portogruaro, Padova, Vicenza, Desenzano e Brescia e, quindi, fatica assai a riempirsi.

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