Economia

Il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti a basso reddito?

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Il governo e la maggioranza sono finalmente d’accordo sul taglio del cuneo fiscale. Ma la misura, fa sapere il sottosegretario all’Economia Antonio Misiani, dovrebbe iniziare dai dipendenti a basso reddito, ovvero i 3 milioni e 700mila lavoratori incapienti che sono rimasti esclusi dal bonus 80 euro di Matteo Renzi.

Il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti a basso reddito

«Sono i cosiddetti “working poors”: lavoratori poveri spesso precari, part time involontari, collaboratori a basso reddito, dipendenti con salari orari da sfruttamento. In tantissimi casi giovani. Un fenomeno assai più diffuso in Italia, rispetto alla media europa. Aiutarli è un dovere», scrive Misiani su Facebook. Ma la ministra delle infrastrutture Paola De Micheli sembra dire invece qualcosa di diverso: “Con la prossima manovra la platea che beneficerà del taglio del cuneo fiscale sul lavoro sarà la stessa di quella che ottenne gli 80 euro. Complessivamente il costo sara’ di 2,7 miliardi e il beneficio di 40 euro per i lavoratori partirà dal primo luglio”

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Il taglio del cuneo è prerogativa anche per il vicesegretario del PD Andrea Orlando, che oggi lo usa per rispondere a Matteo Orfini dopo la polemica su Papeete e Leopolda. Prima aveva accusato i renziani di non volerlo: “Io non so cosa abbiano fatto di male i lavoratori dipendenti a Italia Viva, ma la pervicacia con la quale si insiste nell’eliminare una misura, che non è ancora all’altezza delle aspettative ma che va nella direzione giusta, è sospetta e incredibile”.

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Ma Matteo Renzi, proprio per replicare sul punto, a In Mezz’ora in più aveva aperto al taglio: “Il Pd ha proposto il taglio del cuneo per 2,7 miliardi. Se il Pd vuole fare prima il cuneo e poi il resto, siamo d’accordo. Io ritengo sia poca roba, piccola, ma in nome del quieto vivere, purché non alzino l’Iva, io ci sto”. Senza però farsi mancare lo sfottò: “Se il cuneo fiscale è così importante per il Pd che sembra la prima guerra mondiale e se M5s e Conte sono d’accordo, mettiamo in secondo piano le nostre idee e il Family act lo avviamo poi lo facciamo nel 2021, nel 2022”. Anche Cgil, Cisl e Uil si siederanno al tavolo di palazzo Chigi con spirito critico per una volta renziano: “La riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti ci appare insufficiente – spiega all’Agi il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo – quella ai pensionati, inesistente; le risorse per il rinnovo dei contratti, deficitarie”.

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Cuneo fiscale, i 200 euro in più in busta paga promessi dal governo Conte Bis (La Stampa, 2 ottobre 2019)

L’incontro di lunedì sarà il banco di prova per capire le reali intenzioni del governo su questi punti e sugli altri della piattaforma unitaria”. “Abbiamo apprezzato – prosegue – il cambio di passo e il richiamo al valore del dialogo espresso nella precedente riunione. Attendiamo, ora, risposte concrete, sulla base delle quali, peraltro, l’assemblea dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl, Uil, convocata a Milano per il 9 ottobre, valuterà se e come proseguire la mobilitazione, iniziata nello scorso mese di febbraio, a sostegno della stessa piattaforma”.

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